E passato poco più di un anno dalla sua
elezione a vescovo della nostra diocesi, anche se lingresso ufficiale è avvenuto
solo in febbraio. E dunque possibile abbozzare un primo parziale bilancio. Qual è
la cosa che, venendo in mezzo a noi, lha colpita maggiormente in positivo e quale
invece in negativo?
Intanto,
il positivo è molto più del negativo. Ho trovato in questa Chiesa una storia di fede e
di santità, che non si riduce alle grandi figure tipo S. Francesco, ma ha in ciascuno dei
centri della diocesi dei punti di riferimento. Ho potuto visitare la maggior parte delle
comunità parrocchiali, e ne ho avuto generalmente una bella impressione. I sacerdoti e i
fedeli mi hanno accolto con affetto. Ho potuto fare subito una proposta programmatica,
riscontrando una disponibilità che mi fa ben sperare. Mi sento un privilegiato, come
vescovo di una terra in cui si tocca con mano il fluire della grazia di Dio. Con il
positivo, potrei continuare a lungo. Il negativo? Parlerei piuttosto di
"problemi". Quello più serio mi sembra la sfida di trasmettere alle nuove
generazioni le ricchezze della fede cristiana. La nostra Chiesa, specialmente in Assisi,
attira innumerevoli giovani da tutte le parti del mondo, ma quanto sono coinvolti i nostri
giovani? Cè un problema di vocazioni. Anche un problema di "tenuta" delle
famiglie, e dunque di una attenta pastorale familiare. Urge infine un riassetto pastorale
delle parrocchie, per rispondere a nuove necessità.
Lei
ha indetto per la nostra diocesi l'anno della conversione, prendendo spunto dalla
ricorrenza dellVIII centenario della conversione di Francesco d'Assisi. Può
spiegarci che significa in concreto?
Per
Francesco cambiar vita significò fare di Cristo la sua vita. Ma questo è il programma di
ciascun cristiano. Ho voluto far leva su questo aspetto di fondo della vita del Poverello,
perché è laspetto che ci può tutti coinvolgere. Non si tratta di diventare
"francescani", ma "cristiani" sulle orme di Francesco. Di qui
lanno della conversione: in concreto, è la proposta di un anno in cui ciascuno di
noi, attraverso appropriati percorsi spirituali, personali e comunitari , si mette di
fronte a Cristo, al vangelo, per interrogarsi sulla propria coerenza cristiana. In
particolare, ho chiesto di riscoprire la "lectio divina", ossia la meditazione
della Parola di Dio, e con essa lEucaristia domenicale. E poi di approfondire la
fede attraverso specifici momenti contemplativi, come ladorazione eucaristica e il
Rosario riscoperto in chiave di "assimilazione" del mistero di Cristo alla
scuola di Maria.
Su
questa base interiore, la conversione implica poi le conseguenti scelte esistenziali,
nella vita di ogni giorno, come nella vita ecclesiale. La conversione è lantidoto a
un cristianesimo superficiale, stanco, "trascinato". E fare sul serio con
Cristo.
Il
Papa visiterà la nostra diocesi il prossimo 17 giugno. Qual è il significato di questa
visita? Come saremo chiamati a prepararci?
Il
Papa ha risposto allinvito che gli avevo fatto proprio tenendo conto di questo anno
speciale della "conversione". Dunque verrà per confermarci nella scelta di
lasciarci guidare da San Francesco nella nostra piena conversione a Cristo. E un
tema che gli sta molto a cuore. Ha avuto grande eco il discorso che ha tenuto a fine
agosto ai sacerdoti di Albano. Ad essi indicò Francesco come modello da proporre nella
pastorale giovanile, e lodò la nostra Chiesa proprio per questa scelta.
Con
riferimento alla città e al territorio di Gualdo, quali sono le sue impressioni, quali i
problemi che ha incontrato, quali le potenzialità ?
E
una città molto viva, con una grande storia di fede, di cultura e di arte. Sono grato
della cordiale accoglienza che mi è stata riservata sia nella comunità ecclesiale che in
quella civile. Naturalmente, ho percepito anche alcuni aspetti problematici. Cè una
bella tradizione di fede, ma che devessere approfondita e consolidata, soprattutto
nei giovani. Bisogna ritrovare il ritmo di una pastorale di "slancio", di
proposta, di missione. A questa contribuirà anche un clima di maggiore serenità, se si
saneranno presto, come spero, alcuni motivi di divisione che si sono registrati in questi
anni nella comunità cristiana, ad esempio nella ben nota questione delle Confraternite.
Mi pare di poter guardare avanti con speranza.
Tocchiamo
ora un argomento specifico che interessa la nostra città. A che punto è la trattativa
con il comune sullutilizzo della Chiesa di San Francesco?
La
Chiesa di San Francesco è un vero gioiello. Lho visitata con il Signor Sindaco, e
sono rimasto incantato. E evidentemente innanzitutto un luogo di culto, e dunque va
da sé che cè bisogno di una cordiale collaborazione del Comune, che ne ha la
proprietà, con la Chiesa, che è depositaria del diritto-dovere dellesercizio del
culto. Trattandosi tuttavia di un tempio in cui il culto si svolge con tempi alquanto
diradati, è ben comprensibile linteresse della comunità civile ad una
valorizzazione della Chiesa di S. Francesco anche nella sua vocazione museale e culturale.
Ora ci sono precise norme del diritto canonico, accolte anche nel diritto pattizio tra
Stato e Chiesa, che mi permettono di valorizzarla o di lasciarla valorizzare per attività
di ordine culturale che siano pienamente compatibili con la finalità primaria del culto.
Cè stata a tal fine già una intesa precedente. Ora stiamo lavorando a un testo
aggiornato. Ne ho trattato con il Signor Sindaco. Ho ascoltato i sacerdoti. Il clima della
trattativa è buono, e credo siamo prossimi a definire unintesa.
Se
la sente di chiudere con un augurio rivolto a tutti i gualdesi per il 2007?
Auguro
a tutti un anno di pace, ma anche di rinnovato impegno per riscoprire le ragioni della
fede e della solidarietà.
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