N. 1

Gennaio 2007

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NOSTRA INTERVISTA AL VESCOVO DIOCESANO,

MONS. DOMENICO SORRENTINO

"Gualdo è una città viva"

a cura di Giovanni Carlotti

 

01vescovo.jpg (15586 byte)E’ passato poco più di un anno dalla sua elezione a vescovo della nostra diocesi, anche se l’ingresso ufficiale è avvenuto solo in febbraio. E’ dunque possibile abbozzare un primo parziale bilancio. Qual è la cosa che, venendo in mezzo a noi, l’ha colpita maggiormente in positivo e quale invece in negativo?

 

Intanto, il positivo è molto più del negativo. Ho trovato in questa Chiesa una storia di fede e di santità, che non si riduce alle grandi figure tipo S. Francesco, ma ha in ciascuno dei centri della diocesi dei punti di riferimento. Ho potuto visitare la maggior parte delle comunità parrocchiali, e ne ho avuto generalmente una bella impressione. I sacerdoti e i fedeli mi hanno accolto con affetto. Ho potuto fare subito una proposta programmatica, riscontrando una disponibilità che mi fa ben sperare. Mi sento un privilegiato, come vescovo di una terra in cui si tocca con mano il fluire della grazia di Dio. Con il positivo, potrei continuare a lungo. Il negativo? Parlerei piuttosto di "problemi". Quello più serio mi sembra la sfida di trasmettere alle nuove generazioni le ricchezze della fede cristiana. La nostra Chiesa, specialmente in Assisi, attira innumerevoli giovani da tutte le parti del mondo, ma quanto sono coinvolti i nostri giovani? C’è un problema di vocazioni. Anche un problema di "tenuta" delle famiglie, e dunque di una attenta pastorale familiare. Urge infine un riassetto pastorale delle parrocchie, per rispondere a nuove necessità.

 

Lei ha indetto per la nostra diocesi l'anno della conversione, prendendo spunto dalla ricorrenza dell’VIII centenario della conversione di Francesco d'Assisi. Può spiegarci che significa in concreto?

 

Per Francesco cambiar vita significò fare di Cristo la sua vita. Ma questo è il programma di ciascun cristiano. Ho voluto far leva su questo aspetto di fondo della vita del Poverello, perché è l’aspetto che ci può tutti coinvolgere. Non si tratta di diventare "francescani", ma "cristiani" sulle orme di Francesco. Di qui l’anno della conversione: in concreto, è la proposta di un anno in cui ciascuno di noi, attraverso appropriati percorsi spirituali, personali e comunitari , si mette di fronte a Cristo, al vangelo, per interrogarsi sulla propria coerenza cristiana. In particolare, ho chiesto di riscoprire la "lectio divina", ossia la meditazione della Parola di Dio, e con essa l’Eucaristia domenicale. E poi di approfondire la fede attraverso specifici momenti contemplativi, come l’adorazione eucaristica e il Rosario riscoperto in chiave di "assimilazione" del mistero di Cristo alla scuola di Maria.

 

Su questa base interiore, la conversione implica poi le conseguenti scelte esistenziali, nella vita di ogni giorno, come nella vita ecclesiale. La conversione è l’antidoto a un cristianesimo superficiale, stanco, "trascinato". E’ fare sul serio con Cristo.

 

Il Papa visiterà la nostra diocesi il prossimo 17 giugno. Qual è il significato di questa visita? Come saremo chiamati a prepararci?

 

Il Papa ha risposto all’invito che gli avevo fatto proprio tenendo conto di questo anno speciale della "conversione". Dunque verrà per confermarci nella scelta di lasciarci guidare da San Francesco nella nostra piena conversione a Cristo. E’ un tema che gli sta molto a cuore. Ha avuto grande eco il discorso che ha tenuto a fine agosto ai sacerdoti di Albano. Ad essi indicò Francesco come modello da proporre nella pastorale giovanile, e lodò la nostra Chiesa proprio per questa scelta.

 

Con riferimento alla città e al territorio di Gualdo, quali sono le sue impressioni, quali i problemi che ha incontrato, quali le potenzialità ?

 

E’ una città molto viva, con una grande storia di fede, di cultura e di arte. Sono grato della cordiale accoglienza che mi è stata riservata sia nella comunità ecclesiale che in quella civile. Naturalmente, ho percepito anche alcuni aspetti problematici. C’è una bella tradizione di fede, ma che dev’essere approfondita e consolidata, soprattutto nei giovani. Bisogna ritrovare il ritmo di una pastorale di "slancio", di proposta, di missione. A questa contribuirà anche un clima di maggiore serenità, se si saneranno presto, come spero, alcuni motivi di divisione che si sono registrati in questi anni nella comunità cristiana, ad esempio nella ben nota questione delle Confraternite. Mi pare di poter guardare avanti con speranza.

 

Tocchiamo ora un argomento specifico che interessa la nostra città. A che punto è la trattativa con il comune sull’utilizzo della Chiesa di San Francesco?

 

La Chiesa di San Francesco è un vero gioiello. L’ho visitata con il Signor Sindaco, e sono rimasto incantato. E’ evidentemente innanzitutto un luogo di culto, e dunque va da sé che c’è bisogno di una cordiale collaborazione del Comune, che ne ha la proprietà, con la Chiesa, che è depositaria del diritto-dovere dell’esercizio del culto. Trattandosi tuttavia di un tempio in cui il culto si svolge con tempi alquanto diradati, è ben comprensibile l’interesse della comunità civile ad una valorizzazione della Chiesa di S. Francesco anche nella sua vocazione museale e culturale. Ora ci sono precise norme del diritto canonico, accolte anche nel diritto pattizio tra Stato e Chiesa, che mi permettono di valorizzarla o di lasciarla valorizzare per attività di ordine culturale che siano pienamente compatibili con la finalità primaria del culto. C’è stata a tal fine già una intesa precedente. Ora stiamo lavorando a un testo aggiornato. Ne ho trattato con il Signor Sindaco. Ho ascoltato i sacerdoti. Il clima della trattativa è buono, e credo siamo prossimi a definire un’intesa.

 

Se la sente di chiudere con un augurio rivolto a tutti i gualdesi per il 2007?

 

Auguro a tutti un anno di pace, ma anche di rinnovato impegno per riscoprire le ragioni della fede e della solidarietà.

 

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