Ho
cantato nel coro della Chiesa per ventanni. Oltre ad ottimi colleghi (Pasqualino,
zio Ilarietto, Angelo de Fico) cera uno straordinario maestro: Tonino de Rigalese.
Era
appassionato, sempre nervoso, spesso deluso da noi, sapeva tuttavia trasmetterti la voglia
di fare bene e, soprattutto, di fare la tua parte.
Quando
si canta in coro non servono molto i solisti né si amano granché.
Serve
amalgama, armonia, far bene il proprio e farlo bene insieme agli altri.
Non
basta il canto, occorre sempre un controcanto. E importante chi completa la melodia
principale rendendola più gradevole e composita.
Questa
idea mi mosse quando proposi il titolo per una piccola rubrichetta che leggesse la realtà
gualdese con gli occhi di chi non vuole dettare la linea principale ma vuole concorrere a
costruire quella complessiva.
Chi
pensa che solo il canto debba avere legittimità, a mio avviso, sbaglia e sbaglia di
grosso.
Primo
perché non può essere data una sola posizione e quella sola avere diritto di esistere,
poi perché il controcanto non solo è utile ma non può mai essere soffocato.
Con
questa idea provo a riprendere un filo spezzato oltre un anno fa, lo faccio con lo stesso
metodo e la stessa semplicità con cui lho sempre fatto e che, del resto, è
lunica che conosco.
Un
anno non passa invano. A me è servito per leggere (visto che non potevo scrivere ...) due
libricini che da tanto tempo rimandavo negli scaffali secondari della libreria: La Divina
Commedia e Guerra e Pace. Non sono proprio le ultime novità in libreria ma li consiglio a
tutti.
La
lettura è sempre unottima compagnia e, soprattutto, allena il pensiero.
Anche
la lettura della realtà è un esercizio importante e predispone alla comprensione e
allimpegno.
Quello
di leggere con voi una parte della nostra realtà è lo scopo che mi prefiggo in questo
spazio rubato alla cronaca che ho a disposizione.
In
un anno anche la nostra città è cambiata: chi ha il coraggio di dire che è cambiata in
meglio si faccia avanti.
In
questo Natale appena trascorso abbiamo rivisto le luci al centro storico; sotto
lalbero (un po freddo perché finto e metallico) cera anche un presepio
(se non mi inganna la memoria, per la prima volta in assoluto) che rendeva gradevole e
pieno di significato il tutto.
Per
chi come me ricorda la piazza occupata da un pavimento di piastrelle di ceramica di almeno
nove metri per nove con un grande disegno di una falce e martello (eravamo negli anni
dellideologia dura) certo sarà facile riscontrare il cambiamento che cè
stato.
Cè
da augurarsi che dopo aver sperato invano di risolvere i problemi della città attraverso
le vie della politica, il messaggio non voglia essere che lunica possibilità
rimasta sia quella di rivolgerci alle Vie del Cielo.
Credo
alle Vie del Cielo ma voglio fare del tutto perché la nostra responsabilità non sia
elusa visto che si suol dire: aiutati che il Ciel ti aiuta.
Carlo Catanossi
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