N. 1

Gennaio 2007

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Attualità

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CONTROCANTO

Ricominciamo a cantare

 

Ho cantato nel coro della Chiesa per vent’anni. Oltre ad ottimi colleghi (Pasqualino, zio Ilarietto, Angelo de Fico) c’era uno straordinario maestro: Tonino de Rigalese.

 

Era appassionato, sempre nervoso, spesso deluso da noi, sapeva tuttavia trasmetterti la voglia di fare bene e, soprattutto, di fare la tua parte.

 

Quando si canta in coro non servono molto i solisti né si amano granché.

 

Serve amalgama, armonia, far bene il proprio e farlo bene insieme agli altri.

 

Non basta il canto, occorre sempre un controcanto. E’ importante chi completa la melodia principale rendendola più gradevole e composita.

 

Questa idea mi mosse quando proposi il titolo per una piccola rubrichetta che leggesse la realtà gualdese con gli occhi di chi non vuole dettare la linea principale ma vuole concorrere a costruire quella complessiva.

 

Chi pensa che solo il canto debba avere legittimità, a mio avviso, sbaglia e sbaglia di grosso.

 

Primo perché non può essere data una sola posizione e quella sola avere diritto di esistere, poi perché il controcanto non solo è utile ma non può mai essere soffocato.

 

Con questa idea provo a riprendere un filo spezzato oltre un anno fa, lo faccio con lo stesso metodo e la stessa semplicità con cui l’ho sempre fatto e che, del resto, è l’unica che conosco.

 

Un anno non passa invano. A me è servito per leggere (visto che non potevo scrivere ...) due libricini che da tanto tempo rimandavo negli scaffali secondari della libreria: La Divina Commedia e Guerra e Pace. Non sono proprio le ultime novità in libreria ma li consiglio a tutti.

 

La lettura è sempre un’ottima compagnia e, soprattutto, allena il pensiero.

 

Anche la lettura della realtà è un esercizio importante e predispone alla comprensione e all’impegno.

 

Quello di leggere con voi una parte della nostra realtà è lo scopo che mi prefiggo in questo spazio rubato alla cronaca che ho a disposizione.

 

In un anno anche la nostra città è cambiata: chi ha il coraggio di dire che è cambiata in meglio si faccia avanti.

 

In questo Natale appena trascorso abbiamo rivisto le luci al centro storico; sotto l’albero (un po’ freddo perché finto e metallico) c’era anche un presepio (se non mi inganna la memoria, per la prima volta in assoluto) che rendeva gradevole e pieno di significato il tutto.

 

Per chi come me ricorda la piazza occupata da un pavimento di piastrelle di ceramica di almeno nove metri per nove con un grande disegno di una falce e martello (eravamo negli anni dell’ideologia dura) certo sarà facile riscontrare il cambiamento che c’è stato.

 

C’è da augurarsi che dopo aver sperato invano di risolvere i problemi della città attraverso le vie della politica, il messaggio non voglia essere che l’unica possibilità rimasta sia quella di rivolgerci alle Vie del Cielo.

 

Credo alle Vie del Cielo ma voglio fare del tutto perché la nostra responsabilità non sia elusa visto che si suol dire: aiutati che il Ciel ti aiuta.

 

Carlo Catanossi

 

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