Mi è stato chiesto come farei un Periodico che abbia come centro
Gualdo Tadino e che abbracci anche i Comuni tuttattorno. Provo a dire la mia
affidandomi allesperienza fatta sul campo e a qualche convinzione cui sono
approdato. Luna e laltra, però, contengono un limite che è questo: hanno
avuto una misura nazionale che solo in parte può valere anche per la dimensione locale
qual è quella di un Periodico gualdese. Proverò a individuare soltanto ciò che unisce
le due esperienze.
Mi chiedo: periodico mensile, quindicinale o settimanale? Logica e
buon senso suggerirebbero di iniziare dalla cadenza mensile per poi passare a quella
quindicinale e, se lesito fosse vincente, tentare la sfida settimanale. A dirlo si
fa presto, direte, a realizzarlo occorre impegno tanto faticoso quanto tenace. Se si
pensasse di riuscirvi soltanto grazie alla generosità altrui, pubblica o privata che sia,
sarebbe meglio non far niente. Primo, perché la generosità è sempre mirata, nel senso
che reclama contropartite le quali finirebbero per farne un periodico schierato, militante
e pilotato dallesterno, che non sarebbe giornalismo ma malattia del giornalismo.
Secondo, perché puntare alla sopravvivenza garantita dal benefattore peloso produrrebbe
una redazione tira a campare, che è lesatto contrario di ciò che serve:
affiatamento, spirito di cordata, fertile dialettica interna.
In Italia cè già troppo giornalismo schierato e militante,
e schierato non soltanto in politica ma anche e forse di più a difesa di interessi
corporativi, di classe proprietaria ma anche di classe proletaria. Basta riflettere sugli
azionisti (notissimi) delle testate non solo nazionali per rendersene conto. Causa non
ultima delle ormai croniche divisioni da cui è dilaniato il Paese, degli avversari
politici che sono nemici politici, di capitalisti che fanno gli editori pensando
allutile del bilancio di gruppo, di sindacati potenti che fanno politica tramite lo
sciopero altalenante, del collocarsi con fare manicheo di qua o di là, senza spazio per
lautocritica, la cultura del dubbio costruttivo, la ricerca del "bene
comune" come traguardo che faccia sentire gli italiani tutti sulla stessa barca.
Massimo DAzeglio, primo Presidente del Consiglio dellItalia unificata, soleva
ripetere: "LItalia geografica è fatta, ora bisogna fare
glitaliani". A un secolo e mezzo da allora, glitaliani (mi auguro di
sbagliare!) sono ancora più divisi e faziosi di quanto lo fossero un secolo e mezzo
addietro.
Che tipo di giornalismo dovrebbe cavalcare allora il Periodico che
oggi nasce? Sui problemi di Gualdo, e credo ne abbia parecchi, suonare quasi con
ossessione tutte le campane, registrare con distaccata serenità i diversi punti di vista
in modo che il lettore possa ragionare e giudicare con la propria testa. Questo non è
"cerchiobottismo", ossia una botta al cerchio e una alla botte, è fare
autentico giornalismo. Il quale è chiamato a produrre un servizio pubblico quale è
uninformazione sventagliata, puntellata dallattendibilità delle fonti,
autorevole per ragionevolezza e moderazione negli interventi. Servizio pubblico, ripeto,
perché dal come si dà una notizia, se ne confeziona il titolo e la si commenta, si
finisce per influenzare lopinione pubblica orientandola o disorientandola,
strumentalizzandola oppure no, servendola oppure servirsene. Ecco perché questo modo di
ragionare non riguarda soltanto leditore pubblico ma anche quello privato, perché
stravolgere o manipolare o annacquare o enfatizzare la notizia, è fare cattivo
giornalismo, come purtroppo accade spesso in Italia.
Direte: se un Periodico deve suonare tutte le campane, il
giornalista rischia di diventare un grigio contabile che si limita a registrare ciò che
dicono e pensano gli altri. La faccenda non sta così. Proprio perché si fa
uninformazione il più possibile obiettiva e credibile e affidabile, egli può
commentare la soluzione di un problema o il retroscena di una notizia emettendo un
giudizio suo secondo onestà e bravura professionale. Mettervi una firma è non solo
gratificante, ma anche coinvolgente, serve a segnare il confine fra il lavoro redazionale
che annoda i diversi punti di vista e il commento che coinvolge chi lo scrive e connota la
linea editoriale della "testata". Questo modo di fare giornalismo, che sposa
obiettività a serietà, produce autorevolezza, amplia la platea dei lettori, calamita
pubblicità, riscopre lanima della tradizione gualdese dedicandole sistematicamente
una pagina in cui possano dire la loro i cittadini portatori di una cultura fatta di
ammaestrante esperienza di vita. Una pagina che serva anche a tirar su il giornalismo
giovanile di domani che erediterà la passione e la tenacia di coloro che li hanno
preceduti. Oramai Gualdo Tadino e Comuni limitrofi costituiscono un aggregato
economico-produttivo da potersi permettere lesistenza di una "testata"
locale che viva della sua autosufficienza finanziaria, certo tutta da conquistare.
So bene che ciò esige un minimo di capitale finanziario per poter
decollare. Ma mentre giudico controproducente la generosità pelosa e mirata, penso sia
utilissima la costituzione di unAssociazione di gualdesi i quali condividano
lesigenza di un Periodico che non sopravviva stentatamente, ma che possa tramandare
nel tempo la voglia di fare e di progredire del nostro Paese. Di là da ogni connotazione
ideologica e di partito, da ogni interesse meschino, da ogni disegno o astuzia carbonara.
Gianni Pasquarelli
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