N. 1

Gennaio 2007

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Attualità

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IL PARERE DELL'ESPERTO DEI MASS MEDIA

Quale giornale per i gualdesi?

 

Mi è stato chiesto come farei un Periodico che abbia come centro Gualdo Tadino e che abbracci anche i Comuni tutt’attorno. Provo a dire la mia affidandomi all’esperienza fatta sul campo e a qualche convinzione cui sono approdato. L’una e l’altra, però, contengono un limite che è questo: hanno avuto una misura nazionale che solo in parte può valere anche per la dimensione locale qual è quella di un Periodico gualdese. Proverò a individuare soltanto ciò che unisce le due esperienze.

 

Mi chiedo: periodico mensile, quindicinale o settimanale? Logica e buon senso suggerirebbero di iniziare dalla cadenza mensile per poi passare a quella quindicinale e, se l’esito fosse vincente, tentare la sfida settimanale. A dirlo si fa presto, direte, a realizzarlo occorre impegno tanto faticoso quanto tenace. Se si pensasse di riuscirvi soltanto grazie alla generosità altrui, pubblica o privata che sia, sarebbe meglio non far niente. Primo, perché la generosità è sempre mirata, nel senso che reclama contropartite le quali finirebbero per farne un periodico schierato, militante e pilotato dall’esterno, che non sarebbe giornalismo ma malattia del giornalismo. Secondo, perché puntare alla sopravvivenza garantita dal benefattore peloso produrrebbe una redazione tira a campare, che è l’esatto contrario di ciò che serve: affiatamento, spirito di cordata, fertile dialettica interna.

 

In Italia c’è già troppo giornalismo schierato e militante, e schierato non soltanto in politica ma anche e forse di più a difesa di interessi corporativi, di classe proprietaria ma anche di classe proletaria. Basta riflettere sugli azionisti (notissimi) delle testate non solo nazionali per rendersene conto. Causa non ultima delle ormai croniche divisioni da cui è dilaniato il Paese, degli avversari politici che sono nemici politici, di capitalisti che fanno gli editori pensando all’utile del bilancio di gruppo, di sindacati potenti che fanno politica tramite lo sciopero altalenante, del collocarsi con fare manicheo di qua o di là, senza spazio per l’autocritica, la cultura del dubbio costruttivo, la ricerca del "bene comune" come traguardo che faccia sentire gli italiani tutti sulla stessa barca. Massimo D’Azeglio, primo Presidente del Consiglio dell’Italia unificata, soleva ripetere: "L’Italia geografica è fatta, ora bisogna fare gl’italiani". A un secolo e mezzo da allora, gl’italiani (mi auguro di sbagliare!) sono ancora più divisi e faziosi di quanto lo fossero un secolo e mezzo addietro.

 

Che tipo di giornalismo dovrebbe cavalcare allora il Periodico che oggi nasce? Sui problemi di Gualdo, e credo ne abbia parecchi, suonare quasi con ossessione tutte le campane, registrare con distaccata serenità i diversi punti di vista in modo che il lettore possa ragionare e giudicare con la propria testa. Questo non è "cerchiobottismo", ossia una botta al cerchio e una alla botte, è fare autentico giornalismo. Il quale è chiamato a produrre un servizio pubblico quale è un’informazione sventagliata, puntellata dall’attendibilità delle fonti, autorevole per ragionevolezza e moderazione negli interventi. Servizio pubblico, ripeto, perché dal come si dà una notizia, se ne confeziona il titolo e la si commenta, si finisce per influenzare l’opinione pubblica orientandola o disorientandola, strumentalizzandola oppure no, servendola oppure servirsene. Ecco perché questo modo di ragionare non riguarda soltanto l’editore pubblico ma anche quello privato, perché stravolgere o manipolare o annacquare o enfatizzare la notizia, è fare cattivo giornalismo, come purtroppo accade spesso in Italia.

 

Direte: se un Periodico deve suonare tutte le campane, il giornalista rischia di diventare un grigio contabile che si limita a registrare ciò che dicono e pensano gli altri. La faccenda non sta così. Proprio perché si fa un’informazione il più possibile obiettiva e credibile e affidabile, egli può commentare la soluzione di un problema o il retroscena di una notizia emettendo un giudizio suo secondo onestà e bravura professionale. Mettervi una firma è non solo gratificante, ma anche coinvolgente, serve a segnare il confine fra il lavoro redazionale che annoda i diversi punti di vista e il commento che coinvolge chi lo scrive e connota la linea editoriale della "testata". Questo modo di fare giornalismo, che sposa obiettività a serietà, produce autorevolezza, amplia la platea dei lettori, calamita pubblicità, riscopre l’anima della tradizione gualdese dedicandole sistematicamente una pagina in cui possano dire la loro i cittadini portatori di una cultura fatta di ammaestrante esperienza di vita. Una pagina che serva anche a tirar su il giornalismo giovanile di domani che erediterà la passione e la tenacia di coloro che li hanno preceduti. Oramai Gualdo Tadino e Comuni limitrofi costituiscono un aggregato economico-produttivo da potersi permettere l’esistenza di una "testata" locale che viva della sua autosufficienza finanziaria, certo tutta da conquistare.

 

So bene che ciò esige un minimo di capitale finanziario per poter decollare. Ma mentre giudico controproducente la generosità pelosa e mirata, penso sia utilissima la costituzione di un’Associazione di gualdesi i quali condividano l’esigenza di un Periodico che non sopravviva stentatamente, ma che possa tramandare nel tempo la voglia di fare e di progredire del nostro Paese. Di là da ogni connotazione ideologica e di partito, da ogni interesse meschino, da ogni disegno o astuzia carbonara.

 

Gianni Pasquarelli

 

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