N. 1

Gennaio 2007

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Economia

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Carini: "Le aziende si assumano tutte le loro responsabilità"

Da soli, noi piccoli, non siamo in grado di rispondere alle esigenze del mercato di oggi ma ancora molti imprenditori non l'hanno capito"

 

Riccardo Serroni

 

09carini.jpg (22675 byte)"Sono anni che dico sempre le stesse cose ed ancora oggi devo ribadire l’dentico concetto: l’assoluta esigenza dell’aggregazione. Per difendere le fette di mercato che abbiamo e per andare a conquistare nuove fette di mercato un’azienda piccola da sola non ce la fa. Tutti i giorni tocchiamo con mano che per essere al passo dei tempi occorrono, all’interno delle aziende, delle professionalità che singolarmente non possiamo permetterci.

 

Oggi intercettare il mercato, cogliere un’esigenza in quel momento ed in quella situazione è una condizione essenziale. Bisogna andare a cercare nicchie di mercato che non possono essere raggiunti dai paesi dell’Est europeo o dell’Oriente che hanno delle strozzature nei loro percorsi. Poi naturalmente bisogna puntare alla qualità dei prodotti e dei servizi, alla competitività dei prezzi. E non parlo soltanto della ceramica. Anche altri settori, come l’edile ad esempio, hanno questa esigenza".

 

09storellizenobi.jpg (29800 byte)Le aziende che si mettono insieme andrebbero premiate

 

L'artigiano gualdese Stefano Zenobi (a ds.), qui con il prof. Enzo Storelli in occasione dell'inaugurazione dello splendido pannello "La battaglia di Tagina" in via Storelli

 

Claudio Carini, imprenditore e presidente della sezione gualdese della Confartigianato, è sempre un fiume in piena quando si tratta di parlare delle problematiche del nostro mondo produttivo.

 

Perché non si riesce a raggiungere questo obiettivo?

 

"Purtroppo non c’è ancora la cultura del mettersi insieme e non c’è la premialità, non conviene. Quindi a livello istituzionale andrebbero favorite queste aggregazioni prevedendo delle agevolazioni, degli incentivi per chi si associa.

 

Per noi, poi, è una necessità vitale perché Gualdo è una realtà atipica. Noi siamo ai margini o addirittura fuori dai giochi regionali. E non riusciamo ad intercettare risorse e fondi importanti, come quelli destinati all’Università. I 2 milioni di euro destinati all’Università per la ricerca meccanica ed elettronica da chi vengono intercettati? Dove andranno a finire?

 

La finanziaria, al di là delle critiche che abbiamo avanzato anche noi come Confartigianato, ha delle potenzialità per le piccole imprese? Dovremo andare a cercarle. Ma da soli non ce la fai perché se stai dietro alla ricerca del lavoro ed alla produzione non puoi fare il resto.

 

Quindi occorre una struttura che conosce il territorio e le esigenze omogenee delle aziende del territorio, ricercandole anche al di fuori dei confini regionali, come le zone limitrofe marchigiane".

 

Il ruolo del SIS

 

A Gualdo è stata creato il SIS. Può assolvere a questa funzione?

 

"Certamente, ma il SIS non deve essere soltanto gualdese, ma deve abbracciare tutto il territorio, da Scheggia a Nocera Umbra. E non deve essere un nuovo carrozzone sprecasoldi. In Umbria c’è già una frammentazione delle risorse spaventosa. Ti faccio tutto un elenco di enti che rientrano, in Umbria, in qualche modo nello sviluppo: Sviluppumbria, Tucep, Gepafin, Isrim, Cofire, Futuro, Federconsorzio, Parco tecnologico, Agroalimentare, Umbria Innovazione, Sviluppo Italia, Bic, Centro Impiego…e ce ne sono sicuramente altri. Troppi soldi pubblici dispersi. Il SIS, quindi, dovrebbe utilizzare le figure professionali già esistenti all’interno di quegli enti. E naturalmente deve avere le risorse minime per camminare e deve avere dietro un retroterra attivo".

 

In che senso?

 

"Avevo lanciato l’idea della consulta economica costituita da una quarantina di persone come insieme di associazioni di categoria, banche, parti sociali che dovevano insieme iniziare ad intercettare le criticità esistenti sul territorio e le esigenze progettuali. E’ nato, poi, un nucleo operativo di 6 persone. Ma il processo di è fermato. Abbiamo approvato il bando per la promozione della ceramica che è un progetto importante, ma poi più nulla. Da tempo stiamo parlando del progetto di arredo urbano che poteva essere un filone interessante anche per creare delle opportunità di lavoro".

 

Quale dovrebbe essere il ruolo del SIS in tale contesto?

 

"Il Sis deve sostenere le esigenze, le criticità ed i progetti emersi, intercettando anche le risorse disponibili a livello comunitario, nazionale o regionale. La consulta economica dovrebbe riunirsi almeno una volta ogni sei mesi, il nucleo operativo dovrebbe riunirsi almeno una volta al mese e nel frattempo i progetti devono concretizzarsi, essere resi visibili ed operativi perché altrimenti nessuno ti dà niente".

 

Ma se non c’è la mentalità giusta da parte delle aziende, non si rischia di vanificare ancora una volta il tutto, semmai riesca a produrre qualcosa di positivo?

 

"Le aziende non possono continuare così, devono assumersi le loro responsabilità.Come centro ho realizzato un progetto elettronico che dovrebbe aiutare le aziende dell’artistico tradizionale. Abbiamo fatto numerosi incontri, abbiamo specificato bene com’era il progetto, abbiamo stabilito i percorsi, le procedure, gli spazi per ognuno, i costi… 15 aziende hanno sottoscritto l’accordo con l’assessore Garofoli ed i tecnici informatici. Il progetto è stato approvato a livello regionale ma quando sono andato a chiamare le aziende, di 15 ne sono rimaste 6. Le 15 aziende avrebbero dovuto contribuire con 10 mila euro. Con le sole 6 rimaste come faccio a pagare i 10 mila euro? Manca il senso della responsabilità dell’impresa, che invece deve essere assoluto. Una volta accolto ed approvato un percorso va portato fino in fondo. Quindi ritorniamo al punto di partenza. Andrebbero premiate quelle che non si tirano indietro. Io posso capire quelli che vogliono rimanere da soli perché dicono di non avere bisogno di niente. Però, poi, non devono andare a piangere sul comune o sulle associazioni".

 

A Gualdo c’è una debolezza generale

 

Com’è l’andamento attuale dell’attività produttiva a Gualdo? Abbiamo ascoltato qualcosa sulla Noemi?

 

"La Noemi si sta trasformando. Aveva 50 dipendenti: ne tiene 15, 32 ne ha licenziati ma verranno riassorbiti da un’altra struttura e 3 o 4 andranno in pensione"

 

In generale come vanno le cose?

 

"C’è una debolezza generale. Basta che ci prende un raffreddore e succede il finimondo.

 

A Gualdo Tadino quest’anno è aumentato il 34% dei protesti: tra assegni e cambiali nel 2005 ci sono stati 880 protesti, più di 2 al giorno Vuol dire che tra commercio, artigiani, piccole imprese c’è un tessuto produttivo in grossa difficoltà. Con Basilea 2, poi, che scatterà dal gennaio 2008, il 60% delle nostre imprese rischiano di non rientrarci. Un’azienda che sta male starà sempre più male.

 

Perché tra un’azienda che sta bene ed una in difficoltà si passa dal 4-5% di interessi al 14-15%..

 

Faccio un’ipotesi. Quest’anno sono andato abbastanza bene e pago il 6-7% di interessi. Il prossimo anno qualcuno non mi paga, non ho molto lavoro e quindi non ho un fatturato alto… pagherò il 15% di interessi. Ed in alcune situazioni già oggi alcune aziende pagano il 14-15%. Più sei a rischio e più le banche ti massacrano, invece di aiutarti. La logica è spietata. Se un’azienda non ha reddito sufficiente la chiudi.

 

I rapporti con il comune come sono?

 

"Debbo ringraziare l’assessore Gilberto Garofoli per la sua collaborazione, è un punto di riferimento importante. Ma si devono fare scelte mirate, individuare un progetto e puntare decisamente su quello per il tempo necessario, senza disperdersi. Certo, Garofoli ha delle difficoltà operative. Un assessore allo sviluppo economico che non ha nemmeno il segretario quale potenzialità operativa può avere? Invece di tenere quaranta persone al terremoto ne possono mettere una allo sviluppo economico, che è un settore trainante per la nostra realtà. Dalla loro costituzione sia la consulta che il nucleo operativo si sono riuniti una sola volta. Così non si va da nessuna parte".

 

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