Erano
da poco passate le 21 del 6 maggio 1976, quando, improvvisamente, la terra termò
violentemente in tutto il Friuli. Nessuno se laspettava. Lepicentro della
scossa, che raggiunse una magnitudo di 6,4 della scala Richter (pari al decimo
grado della scala Mercalli), fu individuata nel monte San Simeone, poco a nord di Udine.
Fra i comuni più colpiti, Osoppo e Gemona, dove la devastazione fu praticamente totale.
Lintensità del sisma di poco più intenso di quello che nel 1997 avrebbe
sconvolto le Marche e lUmbria fu tale che i vetri delle case tremarono fino
ad Ancona, dove il ricordo del sisma di quattro anni prima spinse molti ad uscire di casa.
In tutto, furono danneggiate oltre 70.000 abitazioni di oltre 70 comuni, con 965 morti e
ben 45.000 senzatetto. I soccorsi giunsero, in pratica, da ogni parte dItalia ma
furono gli stessi friulani, benché colpiti da tale devastazione, ad impegnarsi in prima
persona per la ricostruzione. Anche se, a distanza di quattro mesi, l11 e il 15
settembre dello stesso anno, la terra tornò a tremare in maniera violenta, con scosse del
5° grado Richter e dellVIII grado Mercalli, con nuovi danni e nuovi senzatetto. Lo
sciame sismico, come poi accadde nel terremoto del 97, durò poi quasi un anno, con
uno stillicidio continuo, che mise a dura prova popolazione e soccorritori. Ciò
nonostante, già a metà degli anni 80, con una velocità senza precedenti nella
storia italiana, la ricostruzione del Friuli era praticamente terminata.
Pie.Gio.
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