N. 1

Gennaio 2007

logoserrasanta.jpg (9762 byte)

Prima pagina Sommario Edizioni

Ricordi

accademiadeiromiti.jpg (5916 byte)

Quando Gualdo aiutò Porzus

 

 

 

Una tragica sera di maggio

 

Erano da poco passate le 21 del 6 maggio 1976, quando, improvvisamente, la terra termò violentemente in tutto il Friuli. Nessuno se l’aspettava. L’epicentro della scossa, che raggiunse una magnitudo di 6,4 della scala Richter (pari al decimo grado della scala Mercalli), fu individuata nel monte San Simeone, poco a nord di Udine. Fra i comuni più colpiti, Osoppo e Gemona, dove la devastazione fu praticamente totale. L’intensità del sisma – di poco più intenso di quello che nel 1997 avrebbe sconvolto le Marche e l’Umbria – fu tale che i vetri delle case tremarono fino ad Ancona, dove il ricordo del sisma di quattro anni prima spinse molti ad uscire di casa. In tutto, furono danneggiate oltre 70.000 abitazioni di oltre 70 comuni, con 965 morti e ben 45.000 senzatetto. I soccorsi giunsero, in pratica, da ogni parte d’Italia ma furono gli stessi friulani, benché colpiti da tale devastazione, ad impegnarsi in prima persona per la ricostruzione. Anche se, a distanza di quattro mesi, l’11 e il 15 settembre dello stesso anno, la terra tornò a tremare in maniera violenta, con scosse del 5° grado Richter e dell’VIII grado Mercalli, con nuovi danni e nuovi senzatetto. Lo sciame sismico, come poi accadde nel terremoto del ’97, durò poi quasi un anno, con uno stillicidio continuo, che mise a dura prova popolazione e soccorritori. Ciò nonostante, già a metà degli anni ’80, con una velocità senza precedenti nella storia italiana, la ricostruzione del Friuli era praticamente terminata.

 

Pie.Gio.

 

Prima pagina Sommario Edizioni