N. 1

Gennaio 2007

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Cultura

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ALTRIMONDI rubrica a cura di Alessandra Artedia

Presentato a Gubbio il libro del concittadino Marco Jacoviello

 

11jacoviellopasseri.jpg (20987 byte)Si è svolta lo scorso 16 dicembre a Gubbio presso il Centro Servizi Santo Spirito la cerimonia di presentazione dell’ultima "fatica" del prof. Marco Jacoviello, docente in pensione del Liceo "Casimiri", da anni ormai residente nel comune di Gualdo Tadino.

Il prof. Marco Jacoviello e il giovane Alessio Passeri durante la cerimonia di presentazione

 

Alla cerimonia di presentazione sono intervenuti anche don Angelo Fanucci, in qualità di uomo chiesa, Lucio Lupini, presidente dell’associazione Maggio Eugubino, il prof. Giancarlo Pellegrini dell’Università di Perugia e la prof. Patrizia Biscarini in qualità di storici. La cerimonia è stata aperta con i saluti della presidente del consiglio Comunale di Gubbio.

 

Il volume, intitolato Abramo di Gubbio/La presenza degli ebrei a Gubbio nel tardo medioevo è stato composto a quatto mani insieme con il giovane Alessio Passeri, neolaureato in filosofia all’Università di Urbino. Ed è proprio dalla Tesi di laurea di quest’ultimo che ha tratto spunto l’intera opera.

 

Il prof. Jacoviello, presente alla cerimonia con il coautore Alessio Passeri, ha scritto anche l’introduzione al libro. In questa si forniscono interessanti spunti di riflessione per una tematica sempre attuale: quella della diversità. Significativa è la citazione di Arthur Rimbaud scelta dagli autori per la prima pagina del libro: Je est un autre (Io è un altro). La sgrammaticatura volontaria di Rimbaud costituisce l’essenza più profonda del testo, edito dalla casa editrice fiorentina "La Giuntina", testo in cui si parla della storia di Abramo figlio di Consiglio, il primo ebreo cittadino di Gubbio. La storia di Abramo è la storia di un ebreo che si svolge in una vivace Gubbio di fine trecento, cittadina che all’epoca vive una fiorente espansione economica. Sebbene la sua marginalità geografica la collochi al di fuori delle grandi vie di comunicazione, Gubbio è seconda capitale del ducato di Urbino.

 

Ma il vero fulcro dell’opera non è tanto la storia di Gubbio, quanto la figura di Abramo, nel suo essere "altro" rispetto al tessuto sociale della città che lo ospita. Essere ebreo è il suo modo di essere altro. Ebreo nell’"epoca buia" dell’alto medioevo, buio rischiarato dal livello di integrazione socioculturale che riesce a raggiungere il protagonista realmente esistito del volume.

 

Quella del popolo ebreo è una storia di migrazione su cui riflettere, storia che, osando, in quanto a dispersione geografica sul globo è paragonabile a quella degli Italiani all’estero. La vicenda di Abramo di Gubbio costituisce senza dubbio uno spunto di riflessione e un esempio di integrazione possibile. L’inserimento in un tessuto sociale diverso da quello di origine è una problematica che riguarda anche la nostra città, visto il crescente numero di "altri" che vi abitano. Benché al momento non si siano fortunatamente verificati eclatanti episodi di xenofobia, la paura del diverso è sempre pronta ad emergere dall’inconscio di ognuno di noi e lo straniero è suo malgrado sempre soggetto a divenire il capro espiatorio degli eventuali malumori delle masse, finché si continuerà a vedere nell’altro il diverso e non il prossimo. Gli altri sono stranieri, altri da noi, nella misura in cui noi lo siamo a noi stessi. Gli autori sostengono infatti che se è vero che l’io incontrando se stesso incontra se come l’altro, allora è altrettanto vero che l’io incontrando l’altro incontra se stesso.

 

Peccato che la nostra città abbia perduto un’occasione così importante come quella di ospitare la presentazione del libro del professore ...

 

Che sia anche questo un spunto di riflessione per tutti i Gualdesi onde evitare che illustri menti abbandonino il nostro territorio?

 

Alessandra Artedia

 

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