N. 1

Gennaio 2007

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La Storia

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I SINDACI DI GUALDO

Domenico Onofri (1860-1863) primo sindaco della città

 

Nacque a Bettona nel 1817 da Emidio e Michela Ottoni e morì a Gualdo Tadino nella sua casa posta nel quartiere di San Facondino il 23 agosto 1871. Il padre Emidio, già residente a Gualdo, morì il 10 dicembre 1838 all’età di 56 anni. La madre Michela Ottoni, di origini gualdesi, era nata il 9 maggio 1786 da Luigi Ottoni e Chiara Vagni di Gubbio. Domenico aveva anche un sorella Zenobia Onofri (Bettona 1824 – Gualdo Tadino 1884) sposata con il gualdese Liborio Pericoli (1807-1884), uno dei personaggi politici più influenti tra gli anni ’60 e gli anni ’80 dell’Ottocento.

 

Di agiata e ricca famiglia - discendente probabilmente da quel Giuseppe Onofri che ricoprì la carica di commissario apostolico dal 1718 al 1724, fu il primo sindaco di Gualdo Tadino dopo l’occupazione delle Marche e dell’Umbria da parte dell’esercito sardo comandato dai generali Enrico Cialdini e Raffaele Cadorna e la conseguente annessione al Regno d’Italia avvenuta dopo l’11 settembre 1860. Le operazioni militari vennero condotte con un notevole spiegamento di forze.

 

Al Cialdini era affidato il comando del IV Corpo d’Armata che operava sul confine nord delle Marche, mentre il generale Enrico Morozzo Della Rocca dirigeva le operazioni in Umbria e la XIIIª Divisione del Cadorna occupava Urbino: un accerchiamento in piena regola che preoccupava non poco il generale Christophe Louis Léon Juchault de Lamoricière, comandante delle milizie pontificie di stanza a Spoleto. La mattina del 14 settembre 1860 Raffaele Cadorna al comando della XIIIª Divisione Sarda, composta da 7.000 soldati di fanteria piemontesi e 1.000 cavalieri, arrivò a Gualdo da Gubbio, dove la sera prima aveva messo le tende "nella Piazza del Mercato, il resto bivaccò fuori la Porta di San Pietro, intorno alla Peschiera, ove vendemmiarono avanti tempo".

 

Il 17 settembre 1860 fu costituita la Giunta Provvisoria del Governo con a capo Domenico Onofri (1817-1871) e composta da Francesco Farabi (1831-1878), Liborio Pericoli (1807-1884) e Andrea Venturi (1810-1884), avvocato di Fossato. Si abolirono le Corporazione Religiose, furono annesse le frazioni di Pieve di Compresseto e Poggio Sant’Ercolano e si riorganizzò la Guardia Nazionale al comando del capitano Francesco Farabi, dei tenenti Antonio Scassellati (1821-1886) e Angelo Sinibaldi (1810-1871) e del sottotenente Vincenzo Sergiacomi (1829-1909); era composta da 270 soldati in servizio attivo, 73 di riserva e 156 mobilitati.

 

Uno dei primi atti del nuovo governo cittadino fu la votazione del plebiscito del 4 novembre 1860 per l’annessione al Piemonte. In Umbria su 123.000 aventi diritto al voto, i votanti furono 97.708 (79,4%), i voti favorevoli 97.040 e quelli contrari 308 e il risultato fu solennemente presentato a Vittorio Emanuele II a Napoli il 22 novembre 1860 tra l’ovazione generale. Il 5 dicembre il commissario straordinario per le Province dell’Umbria Gioacchino Napoleone Pepoli (Bologna 1825-1881) decretò la costituzione della Provincia dell’Umbria "suddividendola in sei distinti circondari facenti capo alle città di Perugia, Spoleto, Rieti, Foligno, Terni e Orvieto. In tale occasione viene stabilito che i comuni componenti il Mandamento di Gualdo Tadino (Fossato di Vico, Sigillo e l’appodiato Pieve di Compresseto) facciano parte del Circondario di Foligno, retto da un sottoprefetto". Con il nuovo assetto territoriale l’Umbria - che poteva contare su una superficie di 9.709 kmq, acquisì anche i comuni di Gubbio, Scheggia, Costacciaro e Pascelupo, che furono staccati dalla provincia di Urbino e Pesaro.

 

Il primo Consiglio Comunale s’insediò ufficialmente il giorno dopo il decreto Pepoli mentre il 17 dicembre 1860 si scioglieva la Camera dei deputati del Regno di Sardegna per consentire l’elezione di un parlamento che rappresenti i nuovi territori annessi (Umbria e Marche) col plebiscito. I votanti per il primo Consiglio Comunale furono 99 su una popolazione di quasi 7.000 anime, espressione della piccola borghesia imprenditoriale e dei ricchi latifondisti. Per esercitare il diritto di voto bisognava avere più di 25 anni, pagare annualmente le imposte sopra le 40 lire ed appartenere alle seguenti categorie: procuratori, impiegati, geometri, medici, professori, farmacisti, notai, ragionieri, veterinari, ecc.

 

La proclamazione ufficiale del Regno d’Italia avvenne il 17 marzo 1861, mentre Gualdo diventava capo di Mandamento con competenza su Fossato di Vico e Sigillo, nell’ambito del circondario di Foligno.

 

Nel 1861 fu indetto il primo censimento industriale e il sindaco Domenico Onofri rispondendo ai quesiti, fece notare tra le altre cose il pericolo che correvano le faggete gualdesi a causa dell’indiscriminato uso degli alberi "avente la proprietà per i suoi costitutivi principali di rendere una fiamma brillante, libera di fumo, e non di soverchio violenta, e così di cuocere felicemente le invetriate maioliche anche allo scoperto". Sollecitava anche la massima attenzione tra l’intensità del fuoco e il consumo di combustibile nelle fabbriche di maioliche, mattoni, calce e soprattutto nelle carbonaie, onde evitare incendi devastanti che avrebbero potuto distruggere interi quartieri. Trainante per tutto il comparto economico era il settore della ceramica artistica o ad uso domestico che dava occupazione a 42 adulti e 6 fanciulli. I pezzi prodotti ammontavano a 118.000 annui e all’interno delle ceramiche si trovavano n°22 macinetti, n°14 ruote e n°9 caldaie. L’orario di lavoro era mediamente di 12 ore e un operaio guadagnava 50 centesimi l’ora, un garzone 25 centesimi, mentre i fanciulli di età inferiore ai 14 anni 10 centesimi.

 

Grande era la vivacità produttiva anche nel settore dei laterizi, forte di ben 8 fornaci da cui uscivano circa 140.000 pezzi/annui tra mattoni, mezzanelle, pianelle e coppi, impiegando complessivamente 22 adulti e 9 fanciulli con una rendita globale di 744,80 lire; Gualdo poteva vantare inoltre una cartiera che produceva carta ordinaria e cartone pari a 1.000 risme annue, impiegando un adulto e due fanciulli. Il laboratorio comprendeva un trituratore, due torchi e tre pile. Il rendiconto economico era oltremodo positivo in quanto, a fronte di una spesa di lire 1.596, produceva rendite per lire 532, ben distanti dalle 131.192 lire di Sigillo.

 

La politica locale - passati i primi momenti euforici dell’unità nazionale - cominciò ben presto ad infiammarsi poiché emersero inevitabilmente i diversi orientamenti tra conservatori e progressisti. I contrasti sorsero soprattutto per l’abolizione delle corporazioni religiose e la conseguente immissione sul mercato di vaste proprietà terriere ed immobiliari. Alcuni furbi latifondisti cercarono di "cogliere la palla al balzo" ma trovarono una ferma opposizione da parte dei filoclericali più intransigenti.

 

Il nuovo ministro delle finanze, Pietro Bastogi, dovette fare i conti, infatti, con un debito pubblico già piuttosto alto e per tentare di contenere il deficit - aggravato dall’abolizione di una gran parte dei dazi doganali che vigevano tra gli Stati preunitari - introdusse tasse e gabelle proprie del Regno di Sardegna. Non essendo stati ottenuti con questa politica risultati ragguardevoli, nel marzo del 1862 il nuovo ministro delle finanze Quintino Sella propose un nuovo piano di risanamento del bilancio dello Stato comprendente la concessione a privati della costruzione e gestione di ferrovie e canali e la vendita di una grossa fetta di beni demaniali di origine ecclesiastica.

 

Il 29 dicembre 1862 la nuova Giunta comunale composta dal sindaco Onofri e dagli assessori Francesco Farabi, Liborio Pericoli, Eugenio Guerrieri (1834-1900) e Vincenzo Sergiacomi approvò la costituzione della Congregazione di Carità che assunse la gestione dell’ospedale di San Lazzaro. La sanità locale era il "fiore all’occhiello" della comunità gualdese, invidiataci anche dalle realtà confinanti, magari anche più popolose. Infatti già dal maggio 1839 era stato formalizzato una specie di documento che definiva la realtà sanitaria del comune di Gualdo Tadino, chiamato Stato nominativo dei Professori Sanitari di Gualdo Tadino che esercitano la Medicina, la Chirurgia, la Farmacia e l’Ostetricia con legale autorizzazione. Il documento, che elencava il personale che in quell’anno gravitava nel settore della medicina in genere, portava la firma di Niccola Panunzi (1776-1854), facente funzione di gonfaloniere, Bonifazio Ginocchietti (1778-1846), anziano, Carlo Giovagnoli (1786-1860), anziano, e dal dott. Innocenzo Angelini (segretario comunale).

 

Intanto, partito il segretario comunale, gli era subentrato Antonio Lispi (1813-1879) che nell’agosto 1862 rassegnava le dimissioni mentre il sindaco Onofri individuava il suo sostituto nella figura di Giovanni Adriani "segretario interino".

 

Domenico Onofri lasciò la carica di sindaco il 14 novembre 1863 e non fu semplice trovare chi lo sostituisse in questo delicato compito; dopo un periodo in cui si alternarono, come facenti funzione, Francesco Farabi e Vincenzo Lucantoni (1802-1870), finalmente il 21 maggio 1864 fu nominato Angelo Ottoni (1786-1864).

 

L’Onofri morì scapolo a Gualdo Tadino il 23 agosto 1871, all’età di 54 anni. Testimoni alla registrazione dell’atto furono Girolamo Righi di Francesco di anni 51, calzolaio, e Giuseppe Maria Travaglia di anni 61, perito.

 

Daniele Amoni

 

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