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N. 2 - Febbraio 2007

Accademia dei Romiti

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C'era una volta


La chiamavano Val di Gorgo. Oggi la conosciamo con il nome di Santo Marzio. E nominando sia il primo che l'altro nome pensiamo subito all'abbondanza e alla freschezza delle acque. Da antichissimo tempo i gualdesi si portano presso l'ameno luogo francescano non solo per visitare la chiesa dedicata al santo anacoreta tadinate ma anche per passare con amici e familiari ore in spensieratezza all'ombra della fitta boscaglia e attingendo la preziosa acqua. Ci risulta che qualcuno, addirittura, preferisca l'acqua di questo sito a quella della Rocchetta .

 

O meglio la preferiva... in quanto da alcuni giorni le storiche fontanelle di Santo Marzio non erogano più acqua! Abbiamo chiesto il perché di ciò: in un primo momento sembrava che la questione riguardasse la querelle tra la nuova società che gestisce le nostre sorgenti e l'Amministrazione Comunale per il semplice fatto che il consumo delle fontane e fontanelle sparse nel territorio deve essere pagato dal Comune che da padrone ora è diventato garzone.

 

Sin dall'antico ci vantavamo per le cento fontane e tralasciamo la rima che seguiva. La colpa per quanto riguarda Santo Marzio è della clemenza del tempo. Non piove da mesi per cui il livello dell'acqua s'è abbassato notevolmente tanto da non essere in grado di alimentare le due fontanelle in parola.

 

I tecnici ci hanno sempre assicurato che le nostre sorgenti sarebbero in grado di alimentare addirittura una città come Bologna. A parte l'inconveniente di Santo Marzio che sarà eliminato dopo un'abbondante caduta di pioggia, non vediamo più sgorgare acqua dalle fontane dell'acropoli. Le nostre fonti, nella maggior parte dei casi, non erogano il prezioso liquido perché obbligate dalla società (che ci è stata imposta per gestire le nostre sorgenti) ad essere soltanto veri e propri monumenti alla... siccità! Se potesse ritornare in vita il Cardinale Antonio Del Monte certamente non sarebbe soddisfatto di quanto sta accadendo: le fontane storiche non svolgono più alcuna funzione.

Da tempo non vediamo più gente che si disseta alle pubbliche cannelle che perla maggior parte sono state dotate di contatore perché l'Amministrazione comunale, costretta ad affidare ad altri la gestione di un servizio che prima portava nelle sue casse denari, si vede costretta a dover pagare la bolletta dell'acqua per il pubblico consumo!

 

Intanto gira in città una voce non certo confortante per la nostra comunità. Sembra che Umbria Acque sia intenzionata a prelevare un fiume d'acqua della portata di ben 164 metri cubi al secondo per rifornire luoghi della regione lontani da noi. Una volta le acque del nostro territorio si disperdevano dappertutto. Dopo l'avvento di Rocchetta Spa è stato messo ordine; sono stati fatti studi ed è stata trovata acqua a sufficienza. E Rocchetta spa non ha smesso le sue ricerche investendo molti Euro nello studio delle falde acquifere.

Ato e Umbria Acque, prendendo esempio dalla società di Gualdo, potrebbero, anzi dovrebbero investire seriamente nella ricerca in quei siti ove il prezioso liquido scarseggia. Che senso ha spendere, come dicono i romani " una cifra" solo per portare' acqua da un luogo ad un altro? " Chi cerca trova" un saggio proverbio. Non si tolga acqua ad un territorio che ne potrebbe avere bisogno: le città crescono; le attività richiedono sempre maggiori quantità d'acqua e la politica di rapina del semplice allaccio è cieca e scontenta chiunque ...

 

G.F.

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