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N. 2 - Febbraio 2007 |
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La botte e la saggezza degli antichi Abbiamo imparato attraverso gli anni che, nei proverbi e negli aneddoti, si conserva la saggezza dei popoli. Sentendo riferire, in questi giorni che, presso il fontanile, dove notoriamente sgorgava fino a poco tempo fa acqua in abbondanza, resta appena una cannella funzionante; costatando che a Santo Marzio la fontanella è ormai in secca; apprendendo che Umbria Acque progetta di portare 160 mc dacqua da Gualdo non si sa dove; sentendo che da Vaccara si vogliono portare non so quanti litri dacqua a Boschetto perché ....; vedendo infine perforare un pozzo in località Vena della Vaccara...; poiché nessuno controlla che nellescavazione dei pozzi si rispettino i limiti di profondità, ma addirittura in certi casi sarebbero stati raggiunti anche i 400 metri di profondità, mi è tornata alla mente una vecchia storia che ritengo utile raccontare perché "chi ha orecchi per intendere intenda".
Due fratelli che, alla morte del padre, avevano ereditato una botte di vino, poiché non sapevano come dividersela, tracciarono con il gesso una linea sul fondo della botte e stabilirono che, mentre luno avrebbe avuto il vino che si trovava sotto la riga, laltro avrebbe avuto quello che si trovava al di sopra, prelevando ciascuno il vino attraverso due cannelle poste sulla parte del fondo di rispettiva spettanza.
Sistemate le cannelle, ciascuno cominciò ad attingere il vino; con parsimonia quello che aveva avuto la parte superiore della botte, con minor prudenza quello che invece aveva ereditato la parte bassa.
Dopo qualche tempo accadde linevitabile; il livello del vino, prelevato attraverso le due cannelle, scese sotto la riga tracciata sul fondo, con il risultato che il parsimonioso si trovò con la cannella in secca, mentre il fratello continuava a spillare il vino dalla cannella situata in basso.
La storia finisce qui ...
Chi di dovere, tecnico o non tecnico, politico o non politico, dovrebbe trarne la lezione che il nostro bacino idrico non può essere sottoposto allinfinito a perforazioni selvagge, dove ciascuno si sente autorizzato ad andare in profondità; le nostre riserve idriche non sono inesauribili: i venti chilometri della dorsale appenninica in comune di Gualdo Tadino, da Categge a Boschetto, sono un unico bacino idrico che si estende sotto il Monte Maggio ed il Monte Penna e chi perfora in profondità a Vaccara determina labbassamento della falda idrica con ripercussioni sia nelle sorgenti di Palazzo Mancinelli, sia di Santo Marzio e la Rocchetta, sia di Corcia e Boschetto, sia sulle sorgenti del versante marchigiano che alimentano il comune di Fabriano.
Prima di ritrovarci tutti in secco sarà il caso che qualcuno dica basta. Non è suffiente che a Perugia qualcuno dica "che non si possono stressare oltre le sorgenti appenniniche"; è necessario agire di conseguenza e, se necessario, concordare una comune azione di tutela e salvaguardia anche con il comune di Fabriano.
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