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N. 2 - Febbraio 2007 |
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La nostra acqua
Di fronte ad aumenti da capogiro in quanto in appena tre anni il costo dell'acqua e affini è stato più che raddoppiato, andiamo a promuovere campagne per un bicchiere in più o in meno d'acqua. Qualcuno, senza cimentarsi in calcoli, va affermando che le tariffe sono state ritoccate del 30 per cento circa: forse si riferisce a quelle dell'immondizia giacché quelle che riguardano l'acqua sono state ritoccate in su, conti alla mano, di più del 260%.
Tra il 2002 e il 2006 la
quota fissa che Umbria Acque ci addebita in bolletta è
aumentata di circa il 263%. Negli altri centri della Toscana, del Lazio, delle Marche in
sei anni l'aumento massimo (leggi Arezzo) è stato del 100%. Chi legge non potrebbe essere
convinto della nostra asserzione per cui per chiarezza annotiamo che il Comune richiedeva
per quota fissa l'importo annuale di Euro 2,789
mentre la società che distribuisce l'acqua addebita ben 27.20 Euro:
si tratta di 10 volte in più del vecchio
tributo, così la percentuale richiesta in più è pari a 1.025%. Pagavamo 5.400 lire
contro le attuali 52.667, tanto per capirci!
Tabelle alla mano, abbiamo verificato il costo per una
ipotetica fornitura annuale di
Perché, vi domanderete, le tariffe risultano così care?. Sono state modificate le fasce dei consumi; aumentate le quote variabili tariffarie e ci viene addebitato tra l'altro l'acquedotto, anche se è stato eliminato il costo del contatore di annuali Euro 1,34. Per meglio capire tali aumenti mettiamo a raffronto le due tariffe previste per uso domestico:
Ante Umbria Acque
consumi acqua
Acquedotto
Attuale articolazione tariffaria del Servizio Idrico (tariffa per uso domestico):
Da alcuni lustri si parla dell'acqua come grande tema della gestione dei pubblici servizi e dei beni comuni. E dopo 15 anni di tavole rotonde, di incontri è stata scelta la soluzione di affidarsi ad una gestione di tipo aziendale e privatistico (spesso nella forma della spa mista pubblico-privato), in grado di recuperare le inefficienze della gestione totalmente pubblica con effetti reali sulla tariffa e sulla qualità del servizio. La legge Galli (n. 142/90 sugli enti locali) deve essere messa in discussione alla luce della realtà dell'imposizione di cui parliamo. L'art. 13 della legge avanti indicata parla di tariffa che deve assicurare "la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio" oltre ad indicare la remunerazione al 7 (sette) per cento del capitale investito in impianti ed attrezzature con l'utile per l'eventuale partner privato. Alla luce di quanto sopra non si spiega perché la bolletta è stata triplicata.
Il malumore è da tempo nell'aria. Alcuni comitati di cittadini si stanno muovendo verso vari orientamenti che vanno dalla gestione del servizio idrico " in house"; altri propongono meccanismi di finanziamento pubblico dei " costi relativi all'acqua per la vita e per la sicurezza dell'esistenza collettiva; altri addirittura la ripubblicizzazione dell'acqua. Certo è che il vento che sospingeva la privatizzazione di questo liquido a partire dagli anni novanta non ha centrato l'obiettivo che la legge Galli si prefiggeva e che le istituzioni speravano producesse miglioramenti.
Ora la battaglia per l'acqua sta prendendo campo: in Sardegna c'è stato nel febbraio dello scorso anno lo sciopero dei lavoratori del settore; in Abruzzo si sono mobilitati cittadini e sindacati che hanno costretto la giunta regionale a votare la ripubblicizzazione dell'acqua; nel Lazio, ben 2.500 famiglie di Aprilia pagano la bolletta al Comune anziché alla società Acqua Latina; in Toscana sono state raccolte 5.000 firme per una proposta di legge d'iniziativa popolare per il ritorno al pubblico dell'acqua (ripubblicizzazione); ad Orvieto, in Umbria, gli utenti hanno sospeso il pagamento della bolletta dal 2003; a Napoli, dopo mesi di proteste, l'Ato n. 2 ha revocato la delibera di privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato. Le proteste, fortunatamente, non finiscono qui. Anche l'Unione che da poco tempo si è insediata nel governo centrale sembra aver recepito questo clima di malcontento: nel suo ponderoso programma sta scritto che, a differenza degli altri servizi a rete (leggi energia e trasporti), proprietà e gestione dell'acqua debbano rimanere pubbliche.
"Magara fosse" disse Cannella.... Ma intanto che si discute la realtà del servizio rimane tal e quale a quello della "vecchia gestione" con costi che ricordano il detto:" Costa più del sale di Perugia...". |
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