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N. 2 - Febbraio 2007

Accademia dei Romiti

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La vendetta di Dio

non teme zuppe

 

Carlo Catanossi


Gli antichi greci usavano mangiare delle scodelle di zuppa sulle tombe dei defunti. Era questo il modo con cui un omicida sventava e rendeva impossibile la vendetta legale dei parenti dell’ucciso.

 

Mangiare una zuppa con un morto ne placa il desiderio di vendetta (suo e del suo clan familiare).

 

Nel duecento persisteva ancora in Firenze questa usanza tanto che Dante la utilizza nell’ultimo canto del Purgatorio per tratteggiare un attributo della Giustizia di Dio.

 

Così egli afferma: "chi n’ha colpa creda che vendetta di Dio non teme suppe".

 

La Giustizia di Dio non cade in prescrizione, Egli ricorda senza zuppe che cancellino ...

 

Un fatto recente mi ha riportato alla mente questa vicenda dantesca: lo sterminio di una intera famiglia ad Erba.

 

In questa ridente cittadina del Comasco due coniugi hanno massacrato quattro persone inermi, tra cui un bambino, per futili motivi.

 

Dopo un po’ di sbandamento sono stati trovati i colpevoli ed abbiamo assistito a due opposte reazioni da parte dei familiari sopravissuti.

 

Il padre, marito e nonno di tre vittime, fervente cristiano lombardo, esprime dolore e perdona i colpevoli.

 

Il padre, marito e genero delle stesse vittime, musulmano tunisino, esprime dolore e desiderio di vendetta verso i colpevoli.

 

Vendetta e perdono sono due forti sentimenti, che coinvolgono l’uomo nel profondo, difficilmente individuabili a priori: chi può dire quale sarebbe il proprio comportamento in una simile situazione!

 

Penso che a molti di noi verrebbe spontaneo immaginare indispensabile una forte azione tesa a vendicare il torto subito.

 

Proprio per questo molti di noi pensano che sia da "eroi" perdonare e "normale" vendicare. E’ molto umano il sentimento della vendetta, molto terreno ed immediato. E’ sublime il perdono: non a caso è caratteristico di una fede che dichiara un uomo Figlio di Dio.

 

Una recente indagine sull’immigrazione nella nostra città ha individuato circa l’8% di extracomunitari sul totale della popolazione (oltre 1.400 su quasi 16.000 abitanti); siamo superati, tra i comuni del territorio solo da Fossato di Vico che vede una presenza di extracomunitari superiore al 10% (e parliamo solo di quelli regolari ...).

 

La maggioranza di questi sono di fede e cultura islamica.

 

Il vescovo Sorrentino, nel suo messaggio alla città in occasione dei primi Vespri del Beato Angelo, ha parlato di un volantino che gira per le nostre case in cui la comunità musulmana di questo territorio affronta, contestandole, alcune questioni della fede cattolica come quella del rapporto tra unicità di Dio e concetto della Trinità.

 

Non ho visto il volantino e, forse, non saprei dibattere delle questioni trinitarie, però mi piacerebbe discutere del rapporto tra perdono e vendetta.

 

Sono sicuro che troverei un buon livello di incontro sul sentimento umano della vendetta e forse potremmo allontanarci un po’ su quello del perdono.

 

Sono però fiducioso che concluderemmo insieme sull’inutilità delle zuppe e perfino che è bene dire, con la Scrittura: "la vendetta appartiene a Dio".

 

P.S. Un amico mi ha fatto notare, non senza ironia e partecipazione, che nel precedente Controcanto ho commesso un errore. Il pavimento di piastrelle con la falce ed il martello disegnata che occupava la piazza non misurava nove per nove ma, almeno, quindici per quindici (parlo di metri, ovviamente).

 

Avevo misurato male i ricordi: me ne scuso con i lettori.

 

Pensate che spreco buttare via quegli arnesi così grandi!

Cultura

 

 

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