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N. 2 - Febbraio 2007

Accademia dei Romiti

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Storie d'altri tempi

La condanna di un prete


La Provincia dell’Umbria del 28 gennaio 1888 riportava a caratteri cubitali la condanna di un sacerdote di Gualdo Tadino, Nazzareno Pandolfi (1833-1917) di Serafino e Maria Giovanna Ghigiarelli di Nocera Umbra.

 

Il prelato era nato a Rigali dove la famiglia possedeva alcuni poderi, aveva compiuto gli studi sacerdotali a Nocera Umbra e Fano e nel 1876 fu convisitatore nella visita pastorale compiuta dal vescovo Antonio Maria Pettinari (1863-81). Decano del Capitolo e benemerito della collegiata, fu esecutore testamentario di mons. Antonio Cajani, e per ventisette anni direttore spirituale delle Suore ed educande dell’Istituto "Bambin Gesù". Sia mons. Roberto Calai che mons. Antonio Ribacchi debbono a lui la loro vocazione sacerdotale.

 

Nonostante questo lusinghiero curriculum Don Pandolfi era di carattere focoso e irascibile tanto che il 9 gennaio 1888, in occasione del decennale della ricorrenza della morte del re Vittorio Emanuele II (1820-1878) "sfogò tutta la sua bile gesuitica contro un innocuo manifesto municipale riducendolo in brandelli a colpi di bastone". I repubblicani gualdesi presero la "palla al balzo" e lo denunciarono.

 

Il 28 gennaio 1888 Don Pandolci fu condannato in contumacia dal pretore per contravvenzione alle leggi di Pubblica Sicurezza. Sostenne il ruolo di Pubblico Ministero Giulio Guerrieri (1855-1930), mentre pretore era il cinquantottenne Biagio Bellini di Acquasanta (Genova) che sarebbe morto pochi mesi dopo a Gualdo Tadino in via Bongrazi 261.

 

Daniele Amoni

 

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