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N. 3 - Marzo 2007

Accademia dei Romiti

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La democrazia incompiuta

Le disparità sociali, l'invadenza dello stato, le sacche di privilegio ed infine le nuove BR.

 

di Marcello Paci


Esistono regole nella società, che discendono dal contratto liberamente sottoscritto dai cittadini e riassunto nella carta costituzionale. E' questa una caratteristica dell'Occidente, della sua scelta democratica, dopo le monarchie assolute e le più recenti esperienze totalitarie del secolo scorso. Peraltro, le difficoltà di adeguarsi alle regole, dà luogo a trasgressioni diffuse nei diversi paesi. E' un luogo comune ritenere che nazioni di più recente democrazia indulgano di più a questo malcostume, come si trattasse di una malattia di crescita adolescenziale, destinata a scomparire con lo sviluppo degli anticorpi della maturità. Esiste anche un indice di tollerabilità, che rende accettabili comportamenti che si spostino di poco dalla norma. Rimane acquisito il concetto che, al di là della gravità delle devianze, esiste un sistema sanzionatorio che, nel comminare la pena, afferma la colpa della devianza e ripropone la necessità di uniformarsi alle regole. In Europa, per quanto riguarda comportamenti contrari alla legge, con possibilità di farla franca per l'assenza della certezza della pena, i paesi mediterranei e l'Italia tra questi, sono ai primi posti di questa non invidiabile classifica. La cosa trova spiegazioni nella più giovane democrazia, nella cultura cattolica più accomodante e permissiva e altro.

 

Questa cosa che riguarda principalmente, nella pratica quotidiana, il potere giudiziario, coinvolge anche gli altri poteri, esecutivo e legislativo, nei quali è organizzata la società civile. Secondo l'elaborazione teorica fatta nel settecento dal Montesquieu, poteri distinti e autonomi, ma pur esercitanti un controllo reciproco, per evitare l'autoreferenzialità. Perno e referente ultimo del sistema è però la comunità di individui che forma lo stato. Questa, attraverso gli organi di informazione, conosce, si fa un'opinione, giudica e dunque fa sentire la sua voce nei modi stabiliti dalla democrazia. Accade talvolta, per tornare alla riflessione iniziale sulle trasgressioni, che le devianze da questo sistema di regole e valori assumano per così dire carattere istituzionale, quasi un quarto potere, che mina alla base il concetto stesso di democrazia. Tutti i poteri, compreso quello dell'informazione, concorrono nel perseguire lo stesso disegno criminoso. Dietro la facciata si costruisce un'altra cosa, che con la democrazia non ha nulla a che fare, e per la quale le definizioni sono tutte buone e ognuna riduttiva: regime autoritario, golpe di destra o di sinistra, governo degli ottimati, reazione clerico- fascista, deriva operistica, ecc.

 

Pensiamo alla stagione delle stragi e della lotta armata, che ancora oggi non sono state chiarite. Negli anni 80 fu smascherata l'attività della deviante loggia massonica P2, e si scoprì che ne facevano parte esponenti di spicco delle istituzioni dello stato,:magistrati, ufficiali delle forze armate, politici, giornalisti, uomini dello spettacolo, e altri. Era il tentativo di costruire uno stato nello stato, di condizionarne le scelte e l'attività, senza incrinare la facciata di legalità. Un sussulto di responsabilità consentì alla commissione parlamentare guidata da Tina Anselmi di alzare il velo di omertà che copriva l'attività della loggia, che fu sciolta.

 

Altre forme meno eclatanti di devianze sono fiorite da allora e anche prima. Molte hanno in comune la involuzione della politica a ricerca del consenso elettorale. Accade così che la legittima aspirazione a verificare consensi per l'attività di governo svolta, diventa ossessione di ricerca del consenso a tutti i costi: l'attività di governo si esaurisce nella distribuzione di prebende e favoritismi vari per la riconferma elettorale. Questa degenerazione che può essere appena accennata, da risultare tollerabile, in alcuni casi assume valenza di minaccia del sistema democratico, che impone misure straordinarie di correzione come nel 92 con la stagione di mani pulite. In quel caso uno dei poteri dello stato, la magistratura, esercitò quel ruolo di vigilanza che permise di chiudere una stagione deviata e corrotta della politica. Dunque devianze lievi e devianze gravi che impongono un sistema democratico di controllo che deve oscillare tra la vigile tolleranza e la repressione più energica, che rispondono ad un saggio criterio di giustizia sociale nella riproposizione di un sistema sanzionatorio garante delle regole del sistema democratico.

 

L'impressione che si ricava dalla osservazione di questi fenomeni sociali è che la premessa e la condizione indispensabile per il funzionamento del sistema risiede, al di là delle regole scritte, in un comune sentire, in valori etici condivisi, che impongono comportamenti virtuosi, indipendentemente e prima della cogente osservanza della legge. La crisi della società moderna passa anche attraverso la perdita di questo sentimento. La precarietà di ogni valore di riferimento, la presbiopia della lettura storica che privilegia riferimenti elitari, genera inquietudine, rende vuote le parole delle leggi, sempre più numerose e incomprensibili. La devianza, da peccato emendabile diviene sistema, normale comportamento nei rapporti sociali. Come racconta Manzoni, la crisi sociale della Milano del 600, si sposava con la debolezza del governo spagnolo. l'aumento delle "grida" affisse sui muri della città, denunciavano la loro inutilità, e incapacità a contrastare l'anarchia.

 

Oggi, i privilegi sfacciati di una casta politica ed economica dominante, la proposizione continua di stili di vita edonistici, a fronte di una progressiva difficoltà della gente comune a tirare avanti, la ricomparsa di vecchi movimenti violenti, non lasciano tranquilli sulla raggiunta maturità democratica del nostro paese.

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