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N. 3 - Marzo 2007

Accademia dei Romiti

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I SINDACI DELLA CITTA'

I tre mandati di Pompeo Mattioli

Dal 18 ottobre 1866 al 20 giugno 1868, dal 5 maggio 1870 al 23 agosto 1882 e dal 15 maggio al 21 settembre 1885


11centro800.jpg (20173 byte)Nacque a Gualdo Tadino il 15 luglio 1823 dal nobile Francesco Ignazio (1760-1833) e da Maria Agnese Garofoli (1793-1862), figlia di Carlo e Giovanna Lupi.

 

Il centro cittadino di fine '800: non c'è il campanile

 

Singolare era la sua stirpe familiare in quanto il padre aveva avuto ben quattro mogli: Caterina Castiglioni, sorella del cardinale Francesco Saverio, diventato papa nel 1829 con il nome di Pio VIII, Angela Giacinta Premoli, Emiliana Cirielli, Maria Agnese Garofoli; avendo 6 figli dal primo matrimonio, 3 dal secondo, nessuno dal terzo e 2 dal quarto. La famiglia vantava un grande patrimonio terriero e immobiliare per cui Pompeo crescerà nell’agiatezza del suo rango dovendo provvedere, una volta raggiunta la maggiore età, ad amministrare i beni ereditati tra cui spiccavano i terreni in località "Madonna delle Rotte", Piagge, "Pomaiolo", "La Castelletta", Pastina e "Paduli".

 

Fu sindaco di Gualdo Tadino per tre volte, quasi quindici anni e rimase sui banchi del Consiglio comunale per oltre trent’anni, un vero record! La sua azione politico-amministrativa fu una delle più significative in assoluto e lasciò tangibili segni del suo operato.

 

Il suo primo mandato lo vide impegnato nell’organizzazione scolastica promuovendo la costruzione di nuovi edifici o il riadattamento di locali fatiscenti. Tappe fondamentali furono: la costituzione del nuovo asilo infantile (29 novembre 1866), realizzato nel 1868; l’approvazione della Congregazione di Carità (30 marzo 1867), affidata al commissario Luigi Fragnoni; il progetto per l’istituzione di un convitto per la gioventù studiosa (2 luglio 1867) anticipando quello che sarà più tardi il collegio dei Salesiani; la costituzione dell’Ospizio Cronici (9 gennaio 1868) poi diventato Ente Morale Ospizio Cronici.

 

Dal luglio 1868 all’aprile 1870 il Consiglio comunale fu "impegnato" in diatribe di potere tra i sostenitori di una politica "sociale" e coloro che, invece, cercavano di "rimpinguare" le desolate casse comunali con l’introduzione di nuove tasse, tra cui quella odiata sul macinato.

 

Dopo una parentesi in cui si alternarono come facenti funzione Giuseppe Sinibaldi (1812-1900) e il notaio Francesco Loreti (1810-1880), Pompeo Mattioli viene reinsediato per la seconda volta il 5 maggio 1870 cercando subito di risolvere le prime "spinose" questioni amministrative: la riapertura al culto delle chiese demaniate; la vendita all’asta dei beni confiscati alla Chiesa; la necessità di avere un istituto di credito cittadino e una scuola ginnasiale; i sussidi per le mogli povere dei soldati richiamati alle armi; la realizzazione del censimento (1871) che accertò una popolazione residente di 8.246 anime, la maggior parte analfabeta e in misere condizioni economiche.

 

Il suo impegno fu quindi rivolto verso la riduzione dei tassi d’interesse, lo sviluppo di una solida economia locale, che non poteva prescindere dalla tradizione ceramica, e la formazione di manodopera specializzata. Esempi emblematici furono: l’istituzione nel 1871 di una Scuola Tecnica Comunale con una sezione riservata alla formazione di decoratori ceramisti, ebanisti ed operatori del ferro battuto intitolata a Matteo da Gualdo e affidata ai tuderti Luigi Sabatini (1840-1895) e Torquato Scaraviglia (1850-1923); l’accoglienza del pesarese Paolo Rubboli (1838-1890) che creò una fabbrica di maioliche a riflessi metallici nel 1873; la nascita di un magazzino di previdenza, anticipazione dei consorzi agrari, onde attenuare i disagi derivati dai periodi di scarso raccolto. Nel 1872 risultavano, infatti, attive soltanto tre fabbriche che producevano annualmente 190.00 pezzi di vasi e stoviglie ordinarie e 3.000 pezzi di vasellame fine con un aumento rispetto al 1860 di oltre il 60%. Sembrano numeri grandi, ma il ricavato non era rilevante se consideriamo i prezzi di vendita: da 0,15 centesimi per un piatto di terraglia, a 0,10 per un pignatto, a 0,20 per una brocca, a 0,15 per un tegame e a 0,15 per un vaso da giardino.

 

Durante il suo mandato, nel 1877, si registrò la scoperta e l’interesse dei gualdesi per l’acqua della Rocchetta nella gola dove i mezzi della "Società romana per le miniere del ferro" avevano eseguito alcuni sondaggi con ottimi risultati. Nello stesso anno entrò in rotta con la popolazione di Palazzo Mancinelli, determinando una autenttica sommossa popolare che richiese l'intervento dell'esercito, per questioni attinenti la costruzione di un acquedotto e la chiusura del passaggio a livello, privilegiando gli interessi nella località della famiglia Coppari, che avevano con lui vincoli di parentela. Il 17 novembre 1878, Pompeo e tutta la giunta resero omaggio al treno reale che aveva sostato a Gualdo Tadino.

 

Nonostante il suo operato, viste le precarie condizioni economiche della popolazione, Pompeo Mattioli dovette affrontare anche le reazioni della cittadinanza, ormai giunta allo stremo, con l’affermarsi dei nuovi principi solidali e la costituzione dei circoli operai (o cooperative dei lavoratori) che il 17 aprile 1878 aderirono all’Internazione finendo tutti nel mirino della polizia.

 

Il suo "capolavoro" amministrativo fu l’opera costante e prolifica per convogliare i capitali locali verso la costituzione di un istituto di credito, finito miseramente (in quanto venduto) un secolo dopo. Nacque così il 29 marzo 1885 la Banca Popolare Cooperativa di Gualdo Tadino che diventerà il volano per lo sviluppo economico del Novecento. Mettere insieme artigiani e commercianti, imprenditori e latifondisti, professionisti e impiegati, facilitato d’altro canto dal periodo in cui la socialità era un fenomeno particolarmente sentito, fu un’impresa ciclopica destinata ad entrare a pieno titolo nella storia cittadina, come in senso negativo lo saranno coloro che, dopo i festeggiamenti del centenario, la venderanno, tradendo lo spirito e la memoria dei propri antenati.

 

Ricordare quei "pionieri" è rendere omaggio alla forza e allo spirito aggregativo di una città, oggi avviata verso il baratro socio-economico-culturale: Amoni Ferdinando (1831-1885), vetturino; Angeletti Giuseppe (1828-1895), orologiaio; Angeli Giovanni (1837-1897), calzolaio; Angeli Giuseppe (1825-1909) possidente e negoziante; Bensi Francesco (1851-1926), industriale, produttore di laterizi; Boccolini Giovanni (Gualdo Tadino 1859-Jesi 1926), letterato e insegnante; Brambilla Basilio (Cavenago, Milano, 1843-Gualdo Tadino 1890), negoziante; Bucari Felice (1849-1917), mugnaio; Carlotti Raffaele (1820-1892), pizzicagnolo; Carini Giuseppe (1826-1905), cocciaio; Casimiri Augusto (Todi 1854-Gualdo Tadino 1895), fabbro; Ceccarelli Enrico (1856-1932), proprietario di un pastificio; Ceccarelli Eugenio (1823-1890), fornaio; Ciacci Pietro (Saltara, Pesaro Urbino, 1821-Gualdo Tadino 1892), maestro di musica; Confidati Michele (1844-1919), macellaio; Cristalli Mariano (Cerreto d’Esi 1852-Gualdo Tadino 1918), avvocato, notaio e segretario comunale; De Megni Cesare (1855-1907), calderaio e possidente; Depretis Angelo (1851-1919), proprietario terriero; Dolfi Antonio (1849-1910), possidente; Fabbrizi Angelo (1840-1920), possidente; Fabbrizi Raffaele (1850-1917), possidente; Farabi Michele (1836-1903), possidente e impiegato comunale; Fazi Gabriele (1849-1926), volontario garibaldino e possidente; Garofoli Tommaso (1835-1906), oste; Gengarelli Michele (1831-1899), ottonaro; Gentilucci Bernardo (1855-1925), calzolaio; Granella Francesco (1816-1895), possidente; Guerra Giacomo (1826-1897), possidente; Guerrieri Eugenio (1834-1900), commerciante; Guerrieri Giuseppe (1861-1944), laureato in scienze commerciali e impiegato; Guerrieri Ugo (1850-1919), commerciante; Lombardi Pietro (1855-1921), possidente; Mancini Nazzareno (1855-1918), mugnaio; Mattioli Pompeo (1823-1901), possidente e sindaco di Gualdo; Maurizi Francesco (1856-1936), maestro elementare; Mazzoleni Francesco (Corinaldo 1840-Gualdo Tadino 1918), possidente e impiegato comunale; Micheletti Francesco (1824-1901), falegname e caffettiere; Molo Giuseppe; Morosetti Raffaele (Jesi 1848-Gualdo Tadino 1929), maestro elementare; Morroni Carlo (1843-1905), negoziante; Morroni Nicola (1838-1915), falegname; Morroni Vincenzo (1836-1904), possidente; Pachini Giuseppe (Fossato di Vico 1819-Gualdo Tadino 1885), farmacista; Pascucci Angelo (1844-1920), vasaio; Pennoni Antonio (1854-1905), fabbricatore di stoviglie; Pericoli Francesco (1811-1897), barbiere; Pericoli Pacifico (1853-1912), perito agrimensore; Petrozzi Enrico (1847-1926), falegname; Petrozzi Nicola (Gualdo Tadino 1855-Roma 1909), fabbro ferraio; Pignani Eugenio (1823-1893), possidente; Reciputi Oreste (Urbania 1850-Gualdo Tadino 1908), negoziante; Ribacchi Onorato (1836-1907), imprenditore; Santarelli Giambattista (1833-1915), fabbro ferraio; Santarelli Gioacchino (1846-1922), possidente; Scatena Raffaele (1819-1901), fabbro ferraio; Scatena Vincenzo (1845-1918), fabbro ferraio; Sergiacomi Angelo (1826-1890), vasaio; Sergiacomi Antonio (1858-1932), imprenditore ceramista; Sergiacomi Gabriele (1844-1921), droghiere; Sergiacomi Raffaele (1839-1930), perito agrimensore; Sergiacomi Salvatore (1813-1890), fabbricatore di stoviglie; Sergiacomi Vincenzo (1829-1909), fabbricatore di stoviglie; Sinibaldi Alessandro (1847-1919), possidente; Sinibaldi Giuseppe (1812-1900), perito e possidente; Sinibaldi Tarquinio (1855-1913), telegrafista e possidente; Storelli Geremia (1842-1907), canapino e possidente; Travaglia Angelo (1847-1935), negoziante di tessuti; Vetturini David (Bastia Umbra 1840-Gualdo Tadino 1915), possidente.

 

Pompeo Mattioli si dimise dalla carica di sindaco il 21 settembre 1885 forse a causa della bocciatura in giunta del suo progetto per portare acqua nelle frazioni. Morì a Gualdo il 1 dicembre 1901. Aveva sposato sua cugina Teresa Filippini (Foligno 1821-Gualdo Tadino 1890) che gli aveva dato 8 figli.

 

Daniele Amoni

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