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N. 3 - Marzo 2007 |
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Una giornata a Monte Cucco La nostra gita era già stata organizzata da giorni. Il programma era tanto semplice e ben organizzato. Avremmo dovuto fare una passeggiata in mezzo ai grandi e secolari faggi, poi appagati dalla fatica avremmo dovuto trovare ristoro in un tipico rifugio. Al pomeriggio saremmo poi andati in cima al monte Cucco ad osservare i deltaplani che guidati da intrepidi e molto coraggiosi uomini si sarebbero lanciati dal verde prato del monte per volare sopra la vallata.
Era un programma perfetto, curato in ogni minimo dettaglio, ma purtroppo la stessa natura che ci ha regalato tutte queste inestimabili ricchezze ha voluto che quel giorno il tempo non fosse dei migliori.
Subito dopo la sveglia scosto la tenda, apro il vetro e guardo fuori. Forse perché pieno di aspettative o forse perché appena svegliato mi accorgo che il tempo è pessimo e non permette neanche di uscire di casa. Mi lavo allora la faccia e riguardo fuori dalla finestra. Il tempo appare comunque brutto ma non come mi era sembrato a una prima vista. Decidiamo comunque di partire.
Entriamo nel grazioso paese di Sigillo che dà i natali al monte e imbocchiamo la strada che porta verso i rifugi, la cima, la foresta ed il monte. Inizialmente la strada ci appare in ottime condizioni e non troviamo la tanto temuta nebbia che copriva minacciosa tutta la cima del monte alla nostra visuale dalla piana. La macchina affronta la salita senza troppa fatica e il motore pare compiere il suo compito in modo impeccabile. Mentre saliamo su per la strada mi vengono in mente le parole di una poesia che ho letto in un opuscolo prima di partire: "bianca, spaziosa, aperta, sali allestremo orizzonte e porti allombra dei faggi ..." le altre parole della poesia sfuggono via dalla mia mente forse trasportate via dal vento pungente. Dopo pochi minuti però, laltezza aumenta e lentamente la nebbia si impossessa anche della strada. Dincanto tutto viene ricoperto da uno strato di bianca e soffice foschia, le mucche al pascolo scompaiono tutto a un tratto, i prati diventano invisibili e le poche macchine che si incrociano appaiono come un brusco risveglio alla realtà che in luoghi magici come questo appare davvero molto lontana. Le città, le macchine, linquinamento, le luci, le grida della gente appaiono molto lontane.
Ed ecco così magicamente le parole della poesia mi ritornano in mente "strada di Monte Cucco, bianca, serena, aerea, tu doni la pace, elevi lo spirito, perchè tocchi lazzurro ai confini del cielo e canti con luniverso intero, la gloria splendente di Dio". Quando arriviamo al "villaggio turistico" così squallidamente chiamato in un luogo che di turistico ha ben poco, vediamo comparire i primi esseri umani che coperti nei loro cappotti imbottiti (benchè sia estate) camminano e assaporano una sensazione di pace.
Parcheggiamo e poggiamo i nostri piedi a terra. Aperta la portiera un brivido di freddo scorre in tutto il nostro corpo di ragazzi di città, mentre nostro nonno abituato a questi luoghi asserisce che il freddo tempra il carattere. Una frase giusta ma che per essere capita va sperimentata in prima persona. Ci incamminiamo subito nel bosco di faggi. La quiete accogliente dei boschi che fa riflettere e che ci fa capire davvero molte cose ed il vento che accarezza le fronde degli alberi così come i nostri capelli formano una cornice veramente bella e rilassante. Dopo la lunga passeggiata andiamo a consumare un caldo e abbondante pasto al rifugio. La caratteristica cucina umbra con la crescia abbrustolita sulla griglia accompagnata dalle squisite salsicce di maiale ci fanno dimenticare il freddo e la fatica della passeggiata. Subito l'occhio del visitatore che entra nel rifugio cade sul tronco del faggio che si trova dentro il ristorante segno della giusta integrazione della natura nel paesaggio umano o viceversa. Quando usciamo la nebbia si è alzata e non è piovuto. Decidiamo allora di andare sulla cima del monte con la macchina per vedere meglio la vallata. Il nonno ci racconta di quando era ragazzo e si inoltrava con suo fratello e i suoi amici nelle grotte del Monte Cucco. Noi ascoltiamo estasiati i suoi racconti.
Quando arriviamo vediamo con grande stupore degli stranieri che si stanno preparando al lancio con i loro deltaplani. Il freddo però rovina tutto e in meno di un minuto rientriamo in macchina tutti infreddoliti. La strada del ritorno la affrontiamo consci di avere trascorso una bellissima giornata a contatto con quella natura che purtroppo è spesso troppo lontana dalla nostra vita cittadina.
Francesco Giubilei |
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