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N. 3 - Marzo 2007

Accademia dei Romiti

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Meteo & Co. Rubrica di meteoclimatologia

a cura di Pierluigi Gioia


L'inverno che non c'è stato


Con la fine del mese di febbraio, secondo la meteorologia e la climatologia, si chiude l’inverno, iniziato il 1° dicembre. Dal 1° marzo, con 20 o 21 giorni di anticipo rispetto all’astronomia (a seconda degli anni), si entra nella stagione primaverile. In realtà, mai come quest’anno ci si potrebbe chiedere se mai si sia entrati in quella invernale.

 

Dati record

 

I dati sono davvero emblematici e la tabella sottostante li mostra in maniera così eloquente da non aver quasi bisogno di commenti. L’inverno 2006/2007 ha registrato, in media, temperature di 2°C superiori alle medie del periodo. Si tratta di un dato apparentemente non di gran conto, ma in realtà notevolissimo, superiore di gran lunga a quella che le statistiche climatologiche considerano la "deviazione standard dalla norma". Considerate che con molta difficoltà si hanno scarti dalla media superiori a qualche decimo di grado, mentre le temperature massime del mese di gennaio hanno registrato valori di quasi 4°C superiori a quanto normalmente accade. Dati simili a questi, ma non così clamorosi, si possono ritrovare solo alla fine degli anni Ottanta, quando si è verificato il più elevato riscaldamento nel secolo scorso. Nel 1988/89 l’inverno fu mite e senza neve, ma i dati di quest’anno sono da record.

 

Gualdo ...  in Atlantico!

 

Gennaio, del resto, con i suoi 6,9°C di media contro i 4,3°C normali è risultato il mese più anomalo, ma la cosa interessante da notare è la grande omogeneità dei valori termici nei tre mesi (7,5; 6,9; 7,6), specialmente nelle temperature massime, sempre su medie di circa 11°C (tipiche, per fare un esempio, del mese di marzo o della fine del mese di ottobre), ma anche in quelle minime, sempre attorno ai 3°C, proprio come nel mese di marzo. Che cosa può significare questo dato? Che in tre mesi, l’aria è stata sempre la stessa: l’aria delle medie latitudini dell’Atlantico, estremamente mite e solo lievemente instabile. E’ come se, tanto per fare un esempio, Gualdo Tadino fosse stata magicamente trasportata in riva all’Atlantico, fra la Francia meridionale e la Spagna settentrionale, luoghi in cui, fra dicembre e febbraio, i valori termici hanno solitamente questa portata. Dove è finita, insomma, la vecchia "tramontana"? A parte qualche rapida apparizione all’inizio di novembre, non s’è praticamente vista. La circolazione atmosferica è sta quasi sempre (e in maniera rigorosa e regolare) da ovest. Nemmeno da nord ovest, ma da ovest. Proprio a causa di un’anomalia nella circolazione stratosferica che si è verificata quest’anno . Quindi, niente piogge abbondanti, niente fenomeni violenti, niente sbalzi termici: un’unica e quasi ininterrotta serie di 90 giorni con temperature minime intorno ai 3°C e massime superiori agli 11°C.

 

Appennini all’asciutto

 

In montagna, a parte una fugace apparizione a fine gennaio, sull’Appennino la neve non si è vista e la poca caduta si è sciolta in pochi giorni, se vogliamo eccettuare solo il settore più settentrionale, vale a dire l’Appennino ligure e parte di quello tosco-emiliano. Molti impianti sciistici non sono stati neppure aperti. Eppure, secondo le medie, solo a Gualdo Tadino ci sarebbero dovuti essere almeno 10 giorni di neve, anziché l’unico (per la verità risicatissimo, con solo una lieve spruzzata verso fine gennaio) che si è verificato. Ad un maggior calore corrisponde solitamente, alle nostre latitudini, una maggiore siccità. Mancano all’appello, infatti, circa 40 mm di pioggia. Ma quel che è più grave è che non solo l’autunno scorso è stato molto siccitoso ma, essendo mancate quasi del tutto precipitazioni nevose in montagna, le falde acquifere non hanno ricevuto adeguata reintegrazione: questo sta già causando e causerà sempre di più nel corso dell’estate problemi di approvvigionamento idrico. Se la primavera non sarà piovosa, quest’anno rischia di essere il peggiore da molti anni in qua, sotto questo punto di vista. E’ necessario correre ai ripari in tempo, diminuendo drasticamente i prelievi e gli sprechi per non correre il rischio del razionamento.

 

Un futuro incerto

 

Il futuro, infatti, presenta varie incognite. I modelli matematici a lunga scadenza si sono dimostrati del tutto inaffidabili e non abbiamo quindi gli strumenti per fare previsioni a lunga scadenza. Quindi si può solo dire questo: se, dopo il Nino di quest’inverno, si presenterà - come emerge dai dati di questi giorni - il fenomeno opposto nel Pacifico orientale, vale a dire la "Nina", potremmo trovarci di fronte ad una primavera e ad un’estate siccitose. Se prevarrà il fenomeno naturale della compensazione, le cose andranno, invece, un po’ meglio

 

Pierluigi Gioia

 


Confronto fra le medie invernali e le medie dell'inverno 2006/2007

 

Medie inverno

(UCEA)

Medie inverno

2006/2007

Differenza
Minima assoluta nd -4.7  
Massima assoluta nd 17.2  
Media minime 1.9 3.0 +1.1
dicembre 2.8 3.6 +1.2
gennaio 1.0 2.4 +1.4
febbraio 2.0 3.2 +1.2
Media massime 8.7 11.5 +2.8
dicembre 9.4 11.3 +1.9
gennaio 7.7 11.4 +3.7
febbraio 9.2 11.9 +2.7
Temp. media 7.3 5.3 +2.0
dicembre 6.1 7.5 +1.4
gennaio 4.3 6.9 +2.6
febbraio 5.3 7.6 +1.3
Precipitaz. tot. 311.2 271.5 -39.7
Giorni di neve 10 1 -9

Meteo

 

 

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