|
N. 4 - Aprile 2007 |
|||||
COME ERAVAMO Quando il comune tentò senza successo di realizzare "uno stabilimento d'istruzione" Idee, progetti di sviluppo, qualche intrigo, in una città di poco più di 6 mila abitanti
di Mauro Mancini
Foto di Aldo Panunzi
Il progetto, presentato nel 1859, quando ormai lo Stato della Chiesa sta boccheggiando, ha radici precedenti, ma è stato fortemente contrastato tanto che, nove anni prima, Giovanni Dolfi Paoletti sente la necessità di scrivere una lettera a Monsignor Giovanni Sergiacomi a Roma perchè intervenga presso il Santo Padre "... che conceda il Collegio a questa misera Città, che ad eccezione di pochi si può chiamare ignorantissima" . Ed aggiunge: "E poichè Ella possa affrontare tutte le perfidie, ed i lacci, che i tiranni di questa infelice Città tendono ... Gli aggiungo ancora, onde Ella si prepari alla difesa, che i nemici della Patria, del Capitolo ed anche suoi non dormono".
Tra coloro che sono contrari al progetto Dolfi Paoletti annovera anche il Vescovo di Nocera. Ledificio nel quale si deve realizzare questo Collegio di Scienze ed Arti è stato individuato nellex Convento di SantAgostino e si definisce il numero degli studenti: "Il numero de Giovani, cui dar si dovrebbe posto in Collegio, non potrebbe essere sulle prime maggiore di venti. Questi dovrebbero essere di onesti natali, di unetà non superiore agli anni dodici, e da essi non dovrebbe essere ignorato il leggere e lo scrivere. Di tali Giovani, dieci dovrebbero riceversi per lo studio delle Lettere e delle scienze, e dieci per lo studio delle arti e della grammatica italiana."
Nel progetto redatto dal Loreti viene stilato il piano di studi con le materie da studiare e addirittura un menù con la quantità di alimenti da somministrare agli studenti. Si prevede che la retta debba essere contenuta " le pensioni queste dovrebbero essere lievi e per eccezione nulle, allorchè ciò si trattasse di fanciulli poveri e di buone speranze ... a noi sembrerebbe di proporre che per i giovani i quali bramano applicare alle scienze venisse fissata la retta di scudi diciotto in ogni anno, per i giovani che desiderano professare le arti, la retta fosse di dodici scudi annui". Per quanto riguarda le spese di gestione, oltre alle rette, queste devono essere in parte a carico del Comune, in parte a carico del Capitolo, in parte proventi ottenuti dai "benefizii" dellex convento di SantAgostino, ma soprattutto proventi da benefici, dei quali si rivendicava la restituzione da parte di Nocera: "... sette sono i i benefizii che un tempo si avevano in Gualdo Tadino, cioè labbazia di valle di Rasina, lAbbadia di san Donato, labbadia di santAntonio, la Pievania di Santa Maria di Taino, la cappella di Santo Egidio di Gaifana e la cappella di Santa Lucia. Questi benefizii furono tradotti a Nocera ed uniti a quel seminario." Grazie a questi benefici il Seminario "...nel volgere di alcuni anni diventò non facoltoso, ma ricco". Ecco spiegato forse il motivo per il quale il progetto aveva così tanti e potenti avversari! Gualdo Tadino ha dovuto, nella sua storia, da rendere sempre conto a qualcuno, non solo a Gubbio ma anche a Nocera.
Insieme al progetto della realizzazione del Collegio di Scienze ed Arti Loreti presenta il progetto di "Attivazione di una Manifattura o opificio", una "Conciera" utilizzando i locali dellOspedale di Santa Chiara (situato probabilmente nel quartiere Pisciarella). Il Comune è preoccupato per laumento della povertà "... ora, ne trentanni addietro, nel sabbato picchiavano alle porte otto o dieci poveri, oggi, intorno ad esse si aggirano circa 150 indigenti." (Era abitudine, conservata fino agli inizi della seconda metà del 1900, che il sabato si offrisse ai poveri generi di conforto, in modo che potessero trascorrere la domenica in serenità)
Questo progetto prevede investimenti da parte dei privati che vengono invitati a valutarne la redditività, li si invita infatti a rinunciare alla rendita fondiaria e ad investire nella impresa: "... ed ai facoltosi che vi allogassero il denaro, vi si ritrarrebbe un frutto quintuplo di quello che suol ricavarsi dalle terre, mentr essa produce ordinariamente il lucro del 25 per cento. Oltre a ciò a codesto opificio verrebbe in progresso di tempo a generare altre manifatture, e segnatamente quelle dei saji e de cappelli, così nel volger degli anni sarebbe per rendere anche migliore la prosperità del paese". |
Cultura |
|||||
| Accademia dei Romiti | Prima pagina | Edizioni | Sommario | |||
![]() |
|
Per inserzioni o scambi link si contatti la redazione