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N. 4 - Aprile 2007 |
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Noi, Gioventù francescana Oggi il mondo va veloce. Tutto scorre freneticamente, e ogni cosa, compresi i rapporti umani, tende a perdere consistenza e valore, svilendo l'esistenza ad una sorta di oceano indifferenziato al centro del quale, come stordito, viene a trovarsi l'uomo, sbattuto qua e là dalle correnti degli impegni da adempiere, ammaliato dalle sirene dei desideri indotti dalla società e incapace di una scelta di vita personale e responsabile. Ai suoi occhi tutto è ugualmente necessario e indispensabile, tanto che viene da chiedersi se, in realtà, qualcosa lo sia veramente. In questo contesto, ciò che preoccupa di più è la scarsa importanza che ormai ognuno di noi dà all'interazione con l'altro.
Che si parli di un rapporto di amicizia, di amore, di odio, trattiamo sempre più l'altro come un prodotto da consumare o un oggetto da utilizzare per la nostra realizzazione o, semplicemente, per raggiungere i nostri scopi. Tuttavia, non è certo questo il tipo di relazione umana che può consentirci di uscire da quella condizione di solitudine che ciascuno di noi, in modo più o meno inconfessabile, prova. È urgente creare nuova forme di incontro con l'altro che restituiscano ad ogni individuo la propria dignità di soggetto, di persona. Per arrivare, però, all'universale è necessario partire dal particolare, quindi da noi stessi, dalla nostra interiorità e dalla capacità di rivalutare le possibilità offerte dalla sfera dell'interpersonalità. Sull'esempio di San Francesco, che ebbe una vera passione per l'incontro con ogni tipo di creatura, la fraternità francescana, anche attraverso il suo movimento laico giovanile, la Gi. Fra., è una risposta a questa sfida. In essa ogni giovane può trovare risposta al bisogno di relazioni autentiche e, contemporaneamente, riscoprire l'amore verso se stesso, la propria ricchezza e la possibilità di poter(si) donare agli altri.
E' fondamentale prendere coscienza che gli altri hanno bisogno di noi non meno di quanto noi abbiamo bisogno di loro. Ognuno di noi è responsabile per tutti e viceversa. Sotto questa luce, all'interno della fraternità, ciascuno trova negli altri una guida e, in forza della sua personalità e delle sue esperienze di vita, lo è per tutti. A questo proposito, lo stesso San Francesco afferma come sia necessario essere nei confronti degli altri "contemporaneamente Madre e Figlio". Nella fraternità della Gioventù Francescana non ci sono tessere o etichette. Il fine è vivere l'amore con l'altro, attraverso incontri di catechesi, preghiera, festa e condivisione fraterna presso il Santuario della Madonna del Divino Amore di Gualdo Tadino, con l'assistenza dei frati cappuccini. All'interno di questa esperienza si può (ri)scoprire l'amore di e per Cristo. Cristo e le persone che Egli ci mette accanto rappresentano la risposta a tutti i bisogni dell 'uomo in carne ed ossa i quali sono sempre, innanzitutto, una domanda d'amore. Per questo motivo la Gioventù Francescana si rivolge sia a coloro che hanno già incontrato Gesù, sia a coloro che Lo stanno cercando; in fondo, Egli stesso disse a quelli che sarebbero poi diventati suoi discepoli: "Venite e vedrete" (Gv, 1,39).
Manuel Codignoni Giovanni Storelli |
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