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N. 4 - Aprile 2007 |
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Io, pioniere del Basket a Gualdo Non c è da ridere se dico che sono stato a Gualdo uno dei pionieri della "Palla a canestro". Quanto è cambiato questo nostro paese in meno di mezzo secolo! Ha avuto uno sviluppo edilizio nel dopoguerra che nessuno avrebbe immaginato. Per chi si affacciava dalla piattaforma della piazzetta del Soprammuro, guardando verso Fossato, lo sguardo incontrava nella piana sottostante si o no una quindicina di case coloniche e campagna. Poi è sorto l'edificio della GIL (Gioventù Italiana del Littorio) ove attualmente è il Liceo, su un mini-giardino che era stato fatto in ricordo del defunto Arnaldo Mussolini, fratello del duce. Era il 1934-35 e mancando un campo sportivo, il podestà aveva fatto spianare un terreno agricolo in fondo al paese dove far disputare le partite di calcio ed altro. Non era recintato e tutti ci potevano andare a correre e giocare. Io e altri compagni ci andavamo in bicicletta o ad allenarci nella corsa a piedi. Ci si facevano saggi ginnici e adunate della gioventù fascista ed anche istruzione premilitare. I ragazzi che andavano a scuola dai Salesiani si divertivano all'oratorio, ma il cortile era piccolo e, per sfidarci tra tifosi di calcio, ci recavamo ogni giorno laggiù. Un giorno giunsero i due fratelli Cecconi che venivano dagli Stati Uniti e non parlavano bene l'italiano. Il più grande dei due, Sante, ci disse che in America non si giocava molto il calcio ma di più la palla a canestro.
Ci illustrò come si svolgeva il gioco. Approntammo un robusto palo, in cima bollammo il fondo di una cassa e un cerchietto di ferro e "questo è il canestro" disse; "per far punti il pallone deve cadere e passare in quel cerchio". Così sono stato tra i primi a giocare al basket a Gualdo. Si giocava nel campo del pallone, limitato; tre o quattro in difesa ed altrettanti in attacco. Giocavano e insegnavano Sante e il fratello Domenico; quando il pallone lo facevamo entrare nel cerchio ci lodavano con un "occhei". Eravamo sempre gli stessi ragazzi quasi tutti alti: Lamberto Micheletti, Spartaco Casciola, Gigino e Francesco Cirelli, Franco Storelli, Ugo Pavoni, Umberto Santarelli, Memmo Cesari, Giancarlo e Giovanni Pascucci, Angelo Dionisi, Chicco Monacelli. Il pallone si alzava male sulla terra del campo e non si poteva pallegggiarlo come ci dicevano, correvamo più volte col pallone tra le braccia. Tuttavia facevamo progressi e gli "occhei" si ripetevano più spesso. Il nostro era solo un gioco per correre e divertirci. Col tempo altri hanno ingrossato le fila. Con l'età siamo cresciuti ed il gioco all'aperto è finito.
Giovanottini, sono arrivate le carte e meglio il biliardo che era geometria e precisione. Poi la guerra. Tuttavia quel granello di "palla a canestro" è rimasto in me e forse si è fuso col mio DNA. E' arrivata la maturità, la famiglia, i figli. Questi hanno avuto ed hanno la passione del basket, uno, Gigi ha poi fatto anche l'arbitro, l'altro Bizio, giocatore acclamato anche fuori Gualdo, ora è anche miniallenatore e a sua volta ha trasmesso con la moglie, anche lei giocatrice, quel granello ai figli e credo con buoni risultati.
La mia passione non è cessata ma non frequento, da oltre un decennio, il palazzotto perché quei due punti avanti, due punti in meno mi mettono una agitazione che mi fa star male. Il cuore va in fibrillazione. Più tardi si cheta ed allora grido dentro di me: forza basket, forza Gualdo.
Piero Guerra
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Gualdo Tadino
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