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N. 4 - Aprile 2007

Accademia dei Romiti

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50 ANNI DI AVIS - Briciole di "Ricordi"


14avis0704.jpg (23576 byte)Quando sento parlare di A.V.I.S., per me, moglie di un tesserato convinto, partecipe sin dall’inizio dell’associazione di eventi lieti o tristi, mi commuovo e provo un sentimento di orgoglio e di viva soddisfazione. Mi rivedo giovane insegnante quando, casa per casa, con altri colleghi, cercavamo fondi per il primo veglione e lotteria che ne seguiva. Ciascuno, reso edotto sulle motivazioni e utilità dell’AVIS contribuiva a dare quanto poteva. Ci venivano offerti, per lo più, prodotti agricoli: farina, vino, salumi, qualche forma di formaggio ed il tutto veniva stipato in una stanza vuota della scuola fino alla data stabilita per la consegna all’Associazione.

 

Un’ occasione mondana era il VEGLIONE. Ci preparavamo mesi prima al festoso evento. Gli abiti delle signore e signorine, all’ultima moda nella stoffa e nei modelli, erano curatissimi ...

 

Ognuna, in cuor suo, aspirava a fare un’ottima figura. Qualche volta la neve ci metteva lo zampino ... e come i "nevoni" del 1956-1957-1961 ne impedivano la buona riuscita o addirittura ne provocavano il rinvio. Allietavano la serata complessi e cantanti alle prime armi poi diventati famosi: Jimmi Fontana, Minny Minoprio, Patty Pravo, Milva ed altri dei quali ora mi sfugge il nome. Per questa occasione veniva allestita una grande lotteria per recepire fondi per l’attività dell’ Associazione e per la gita sociale, molto attesa da ciascun donatore.

 

La partecipazione era massiccia. Il raduno avveniva presso i giardini dell’ospedale. Due o tre pullman, pieni di giovani e meno giovani di ambo i sessi e di ogni ceto sociale, percorsero dapprima le strade della penisola e si portarono poi anche all’estero. Fra canti, barzellette, scherzi (famosi quelli di "Turchetto", Livio, Angelo, gli stornelli e poesie di "Garzellone" e altri ancora), il viaggio, sebbene lungo, non affaticava. Le mete raggiunte furono diverse ed alcune mi videro partecipe. La gita in Jugoslavia fu il primo impatto con l’estero - anno 1969. Non c’era l’Unione Europea e necessitava il passaporto. La partenza, iniziata molto bene, si rilevò un pò burrascosa. Una frana, oltre Fabriano ci impediva di proseguire il viaggio. La sosta fu lunga ed, in cuor nostro, tutti pensavamo che non avremmo raggiunto il porto di Ancona in tempo per l’ora dell’imbarco. Dopo un trasbordo su pullman di emergenza ed una bella corsa da parte degli autisti, raggiungemmo il posto stabilito.

 

Il presidente, comm. Adriano Pasquarelli, ed il segretario, sig. Mario Chiavarini (che teneva i documenti di tutti in una capiente borsa) espletarono in breve tempo le operazioni di rito e, quando fummo tutti a bordo, tirammo un sospiro di sollievo. La traversata proseguì per tutta la notte. I più la trascorsero sul ponte quasi a voler assaporare ogni attimo della nuova esperienza. L’incrocio con altre navi era un grande avvenimento e si udivano grida e risate. All’alba la nave, jugoslava, attraccò al porto di Zara. Un marinaio gridò all’altro: "Ciapa la cima!". Eravamo finalmente arrivati a destinazione. Concluse le operazioni di sbarco, un pullman ci permise di raggiungere l’albergo dopo di che iniziammo la visita della città. La mattina della domenica molti di noi si ritrovarono sul porto e Don Franco Polidori, professore a Gualdo e sacerdote in un paese del Fabrianese, facente parte della comitiva avisina, tirati fuori da una borsa "i ferri del mestiere" come avrebbe detto il Peppone di Guareschi, celebrò la Santa Messa, usando per altare un cippo del periodo romano. Le persone che passavano, riconosciutici per italiani, ci salutavano calorosamente. Alcuni invece ci offesero ma, alle rimostranze dei nostri, fuggirono.

 

A Zara avevamo acquistato, come souvenir, prodotti del luogo e oggetti dell’artigianato, di legno intagliato che venivano nascosti nelle valigie e fra gli indumenti. Io avevo scelto, fra i tanti oggetti, una specie di balalaica che, tutta ben incartata, era stata messa fra i manici della valigia. Alcuni giovani per facilitarsi il trasporto, la tenevano in spalla a mo’ di badile e sul porto facevano un gran baccano. Ad un tratto si avvicinò un omino che chiese: "Perché avete comprato tutti questi prosciutti? A Zara costano poco?" I prodotti alimentari provenienti da oltre confine non venivano tassati alla dogana.

 

L’associazione A.V.I.S. ha permesso a molti gualdesi, poiché le gite erano aperte a tutti, di uscire al di fuori delle mura domestiche, di fare nuove esperienze e di conoscere usi e costumi di altre regioni e paesi europei. La gita in Sardegna, nel 1974, fu favolosa. Il pranzo di ritorno fu sul monte Ortobene (Sassari) presso un ristorante la cui proprietaria aveva ottenuto il "cucchiaio d’oro" per la cucina, assieme al nostro "Gigiotto" e ci fece un pranzo ... che ci rimase però in gola perché arrivati ad Olbia, ci fu annunciato lo sciopero del personale dei traghetti che ci fece prolungare il soggiorno sull’isola. Sul porto era ormeggiato, ironia della sorte, il panfilo di Gianni Agnelli. Questo inconveniente non ci fece perdere d’animo.

 

L’anno dopo destinazione Sicilia (1975): visite a Messina, Taormina, Catania ... Raggiungemmo le pendici dell’Etna ancora innevate e perciò, i più volenterosi, non poterono raggiungere la cima. Dopo appena una decina di giorni ci fu la ripresa eruttiva del vulcano. Qualcuno sentenziò: "Mai più viaggi sull’acqua!" E ci orientammo verso la terraferma. Si videro allora i pullman, con la scritta A.V.I.S. di Gualdo Tadino, in giro per la penisola: Piemonte - Val d’Aosta-  Trentino - Veneto e poi ancora al sud. Ad Aosta fummo ospitati all’hotel "Jolly" proprio in faccia al Cervino. Che bevute di caffè e grappa nella "grolla dell’amicizia!" ... Si attraversò il traforo del Monte Bianco per recarci a Ginevra (Svizzera) dove acquistammo la stessa cioccolata, venduta in un supermercato di Aosta, ma molto più cara. In Trentino raggiungemmo il Monte Bondone e nella sera udimmo i rintocchi lontani della Maria Dolens, la campana costruita con i residuati bellici della guerra 1915-1918 per ricordare i caduti di tutte le guerre.

 

Ovunque arrivassero i donatori dell’A.V.I.S. si trovavano ad attenderli quelli del posto che erano subito disponibili a far loro da guida. Gli avisini raggiunsero anche Belgrado, Zagabria, Budapest (Ungheria), Barcellona, (Spagna), gemellandosi con quelle città, poi ancora l’Italia con le sue riviere, i suoi laghi e bellezze naturali ed artistiche. Altre mete sono state raggiunte e nel frattempo l’associazione è cresciuta sotto ogni aspetto.

 

"Grazie A.V.I.S." per tutto quello che mi hai dato, molto più di quello che ti ho donato io.

 

Ed ai giovani vorrei dire: "Non abbiate paura di donare un po’ del vostro sangue ... Tenete sempre presente che con un piccolo gesto di solidarietà, potreste salvare un vita".

 

Violetta Sabbatini-Balloni

Ricordi

 

 

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