logoserrasanta.jpg (9762 byte)

N. 4 - Aprile 2007

Accademia dei Romiti

Prima pagina

Edizioni

Sommario


Buca Futura, una nuova grotta a Monte Cucco

Speleologi di Costacciaro, Gualdo e Sassoferrato esplorano per oltre due chilometri


14mcucco0704.jpg (21411 byte)E’ il 1987 quando Euro Puletti, giovane del Centro Nazionale di Speleologia di Costacciaro, batte solitario il fosso dell’Acqua Ghiacciata, sul versante occidentale del monte Cucco, quota tra m 1400 e 1300. Nascosto tra gli alberi trova un  riparo sotto roccia, dal suolo in forte discesa, con segni d’erosione carsica, nicchie cupoliformi, una morfologia ad inghiottitoio… Un ingresso promettente, ma ostruito, che cataloga tra i tanti scoperti in quegli anni, anni d’oro per la speleologia in Umbria, forti i suoi gruppi e di gran risonanza le realizzazioni, ed affida un dubbio alla memoria, un nome, Buca Futura, una grotta in cui lavorare in futuro. Ma Futura è anche un neutro plurale latino, le cose avvenire, il futuro: il destino è nel nome, la sua esplorazione sarà opera di gruppi di giovani, il futuro della speleologia in questa porzione d’Appennino. Passano vent’anni, ora monte Cucco è il Parco delle Grotte, ma la Speleologia non sembra più gradita da queste parti, per assurde vicende che contrappongono speleologi e istituzioni locali, speleologi tra loro: ovvio, triste risultato è il diradarsi dell’esplorazioni e l’interdizione di un’area che per la speleologia umbro marchigiana, e non solo, è sempre stata di fondamentale importanza.

 

Giugno 2006, dentro al grottone di Buca Futura a misurare temperature, a cercare prosecuzioni: ancora Euro Puletti, ora valente studioso ed assessore del Comune di Costacciaro, suo nipote Mirko, speleologo formatosi nel Gruppo di Gualdo Tadino ed ora inserito nel CENS (Centro Escursionistico Naturalistico Speleologico) di Costacciaro, in più l’intera famiglia Carini, Vittorio, trent’anni di speleologia nel GSGT (Gruppo Speleologico Gualdo Tadino), i figli Lucia, Elettra, Renato, la moglie Franca di Sassoferrato. Una curiosa impresa bifamiliare, due generazioni speleo per i Puletti, condomini dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro che da secoli esercita diritti sul monte Cucco, speleo di quarta generazione i giovani Carini, famiglia da Gualdo trasmigrata nella vicina Sassoferrato. Nuvole nere si rincorrono il pomeriggio del 27 luglio, ai soliti si uniscono casualmente due speleologi del CENS, Luca Poderini e Matteo Savini: tra scrosci di pioggia, si apre infine un cunicolo. Matteo, altro giovane speleo di razza, si fa inghiottire dal buio, un urlo di gioia, la grotta continua, è realtà. Ma le cose facili non le appartengono: Buca Futura si apre nella Sala Chiara, pozzetti senza prosecuzioni, in cima il conoide di terra lascia appena il passaggio fino a spaziose ma corte diramazioni e ad una breve risalita arrampicabile, intorno ossa di animali sparse ovunque. Trenta luglio, oltre la risalita si alternano passaggi più o meno comodi  fino ad un ultimo slargo, la Sala Savini, dove tutti gli speleologi del CENS si concentrano a tentare prosecuzioni. I Carini, poco più in basso, entrano in una zona complicata da brevi cunicoli, alcuni comunicanti, altri a fondo cieco. Renato, quattordici anni, fiuta una corrente d’aria, illumina un basso passaggio intasato da terra e fango, scava per un’ora. L’aria si fa vento, un ultimo diaframma di roccia è sottopassato da Matteo, la via continua, stretta e tortuosa. Sarà la Condotta dei Cristalli, nome dovuto allo scintillare dei gessi prima che questi soffochino il cunicolo, un impossibile budello di oltre cinquanta metri. Ma la corrente d’aria è forte ed i giovani del CENS (ancora Matteo Savini  e Luca Poderini, suo fratello Francesco, Matteo Natalini) iniziano un lavoro massacrante per ricavare un passaggio: solo il tredici agosto Luca e Matteo superano la tremenda strettoia e si affacciano sull’orlo di un pozzo, Pozzo delle Cannelle, che esplorano la settimana dopo con Maria Laura Bartoletti di Sigillo, Mirko Puletti, Matteo Natalini, Carlo Facchini. Qui la grotta rivela il suo maggiore sviluppo, la Galleria Gruviera, un’ampia e complicata forra che scende fino alla Sala dell’Acqua Ghiacciata, dalla parte opposta risale incontrando pozzi, fino a nuove strettoie, seguite da una condotta più ampia, ricca di bianco gesso (Condotta della Neve), ed una frana sospesa. Altro difficile lavoro per i giovani del CENS, che a settembre, in qualche modo, rischiando, riescono a tirar giù massi, quanto basta all’inarrestabile Matteo Savini per sgusciare sopra la frana, allargare il passaggio ed accedere ad altre gallerie, dove la via continua a salire più dolcemente fino alla Sala degli Specchi, la più vasta e bella della grotta, ancora con presenza di gesso e d’altre mineralizzazioni tuttora allo studio, un centinaio di metri più in alto dell’ingresso.

 

Vittorio Carini già il nove agosto aveva forzato, guidato da un filo d’aria, un insignificante passaggio laterale nel Cunicolo dei Cristalli: oltrepassata la solita asfissiante strettoia, arrivava in appoggio Lucia ed insieme superavano due stretti imbocchi paralleli, poi la condotta si faceva ampia, finalmente in piedi  sognavano per un attimo la grande galleria, ma ben presto ci s’imbatteva in una frana. Sarà il Binario Novetrequarti, caro a chi legge Harry Potter, il non arrendersi mai di fronte all’evidenza, il chiudere gli occhi per riuscire a vedere oltre. Ottavo giorno d’ottobre, la famiglia Carini tutta nel Novetrequarti per scavare la frana, ma qualcosa non quadra,  si torna indietro ad inseguire l’aria in una misera strettoia che punta in basso, appena un filo, sottile ma intrigante, perché soffia in senso contrario a quanto ci si aspetta. Una quinta di rocce è demolita, al di là un cunicolo continua a scendere in basso.

 

Venti giorni dopo proseguono l’opera Maria Laura, Luca e Matteo, scivolando per uno stretto toboga bagnato fino ad ambienti più ampi ed a un definitivo sifone di fango. Una settimana dopo i Carini più Marco Cipolla, giovane speleo di Sassoferrato,  scendono nelle profondità del Novetrequarti scoprendo un pozzo parallelo asciutto che presuppone prosecuzioni. Novembre, gli speleo del CENS Matteo e Maria Laura aprono una nuova regione nei pressi della Condotta della Neve, la Via Lattea così chiamata per i suoi enormi depositi di gesso, con diramazioni e pozzi in parte da verificare, con un bypass per tornare nella Galleria della Gruviera.

 

A fine anno la grotta supera i duemila metri di sviluppo e si colloca per estensione al quarto posto in Umbria, dopo la grotta grande di Monte Cucco, la Buca di Faggeto Tondo (ancora monte Cucco, quasi adiacente a Buca Futura), i Pozzi della Piana tra Todi e Orvieto. Contemporaneamente all’esplorazione iniziano le ricognizioni scientifiche, un difficile rilievo topografico  realizzato dai ragazzi del CENS e coordinato da Luca Poderini, l’identificazione dei resti ossei, appartenenti a svariate specie animali, da parte di Mara Loreti accompagnata da Livio Galassi del GSGT, prime osservazioni della fauna ipogea da Euro Puletti e Federico Caldera, ancora gli speleologi del CENS ed Andrea Angeletti del GSGT per l’osservazione delle strutture geologiche e delle mineralizzazioni presenti nella grotta, oltre alla documentazione fotografica (CENS e GSGT) e video (Frank Migliorati del CENS, Giulio e Federica Cotichini – ancora una famiglia speleo - del Gruppo ALVAP di Pioraco). Una scoperta importante anche per comprendere i meccanismi, i fenomeni chimico - fisici che hanno portato ad uno sviluppo così esteso del carsismo all’interno del monte Cucco, un’esplorazione ancora aperta a sviluppi imprevedibili, al possibile congiungimento con la vicina Buca di Faggeto Tondo, tre chilometri di sviluppo per trecento metri di profondità, interessantissima grotta che per le mineralizzazioni che ha conservato ha suggerito nuove e rivoluzionarie teorie per la speleogenesi, cioè per la formazione delle grotte. Una grande scoperta che per il "Parco delle Grotte" può segnare la fine di un lungo periodo d’incomprensioni, denunce, chiusure, il momento per riavvicinare gli Speleologi e permettere loro di operare legittimamente in territorio umbro e nelle sue grotte maggiori, un’occasione in più per consentire a chi abita questi difficili e avari spazi appenninici di approfittare delle poche, ma estremamente importanti risorse presenti per inventarsi di che vivere.

 

Vittorio Carini

Ambiente

 

 

Accademia dei Romiti Prima pagina Edizioni Sommario
montecamera5.jpg (12241 byte)

allegracombriccola_logo.gif (4713 byte)

   

 

 

Per inserzioni o scambi link si contatti la redazione