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N. 5 - Maggio 2007 |
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Il palco muto del 25 Aprile Non era mai accaduto, dal 1945, che la celebrazione del 25 aprile, festa della liberazione, fosse in tono così dimesso: sfilata per le vie del centro della nomenklatura civica con banda musicale in testa sì, mazzi di fiori per le vittime degli eccidi nazisti sì, ma silenzio: in piazza il palco cera, ma sul palco in piazza non cera né una bandiera, né un microfono, né dietro al microfono un oratore che illustrasse, a modo suo qualunque fosse il suo credere il significato della celebrazione.
Non che se ne avvertisse il bisogno di sentirsi urlare argomenti di parte, in merito al patrimonio comune di una festa nazionale come il 25 aprile, ma il valore di quella passeggiata dietro alla banda musicale forse qualcuno avrebbe dovuto ricordarlo, anche se i tempi in cui per essi si gridava e ci si accapigliava sono ormai andati; la sfilata del 25 aprile ha finito così con lassumere laspetto di una passeggiata ecologica favorita dal bel tempo della giornata primaverile. Quanto ai valori sono cose evidentemente di altri tempi tanto che la loro coltivazione si può limitare allallestimento di un palco spoglio: il fatto che poi sia restato muto è già eloquente di per sé e lasciamo a ciascuno le proprie considerazioni; se affacciassimo le nostre ci accuserebbero di essere di parte.
(v.a.) |
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