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N. 5 - Maggio 2007 |
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Carissimo direttore,
è una grande fiducia e speranza che mi spinge a scrivere e portare la mia testimonianza presso questo giornale, indirizzando questa lettera al servizio di tanti genitori che la possano trovare utile.
Da diversi mesi io e mia moglie stiamo tenendo d'occhio nostro figlio ormai diciassettenne, il quale ha iniziato a rientrare tardi la sera (come tanti suoi coetanei e più piccoli ancora) ,ci siamo informati in vari modi sulle persone da lui frequentate, molte confermate dai suoi racconti e alcuni non citati .
Abbiamo iniziato una perquisizione capillare della sua camera, indumenti, scuter, oggetti personali alla ricerca di chissà che cosa, fino a scoprire il famoso e oramai tanto pubblicizzato hascisc o fumo.
Non le dico cosa ha comportato a livello emotivo tale ritrovamento, dopo questo, abbiamo chiesto notizie, spiegazioni e motivazioni su quanto accaduto.
La cosa che ci ha stupito è la quasi giustificazione e normalizzazione da parte del ragazzo, dicendoci che è facile reperirla e che tutti i suoi amici e amiche ne fanno uso.
Gontinuando a monitorare il comportamento e le amicizie di mio figlio, che restavano le stesse anzi si allargavano, come del resto è normalissimo, abbiamo iniziato ad effettuare analisi delle urine di nascosto, facendo prelievi dal WC.
Questo ci ha permesso di conoscere il suo consumo che persisteva, aiutandoci al tempo stesso ad assisterlo e plasmarlo a sua insaputa.
Tutto questo fino al giorno in cui sotto carnevale (festa da "sballo") effettuando una normale analisi è risultato positivo alla cocaina.
Da questo momento il mondo ci è crollato addosso.
La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di awertire i carabinieri spiegando il fatto alla luce del giorno.
Non finiremo mai di ringraziare la grande disponibilità e competenza delle persone del comando di Gualdo Tadino, in primis il maresciallo Paolo Rinaldi, D. Tenti , appuntato M. Simonetti e L. Bebi e la caserma tutta, che oltre ad istruirci su come affrontare la situazione hanno colloquiato con il ragazzo apertamente spiegando oltre ai danni a se stesso procurati, anche a cosa da "ieri" andrà incontro.
E' stato per me sorprendente scoprire come fossero informati dei fatti, delle persone e soprattutto di chi frequentano i nostri ragazzi . Lasciamo all'arma il loro lavoro che mi auguro sia sempre più incisivo e radicale, oltre ad essere supportato da rigidità di sentenze e certezze di pena.
Ma a noi genitori aspetta il compito più gravoso, quello di non aver paura di sapere e di essere determinati e duri per non perdere i nostri figli.
Concludo dicendo che mio figlio si è presentato presso l'arma con lividi per percosse da me ricevute; non me ne vergogno, e sarei pronto a procurarne a chiunque ostacolasse un sano cammino del ragazzo.
Il mio appello è rivolto a tutti i genitori che controllino i propri figli, perché anch'io dicevo che: "mio figlio ... mai ..." e invece ... Non abbiate paura di affrontare un tale argomento ed intraprendere la strada del controllo, né lasciate che altri se ne occupino per primi, perché poi è troppo tardi.
Purtroppo oggi la famiglia è sola, almeno all'inizio, nel problema "droga", pertanto va solo affrontato e combattuto.
Buon lavoro a tutti.
Un genitore |
La posta
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