|
N. 5 - Maggio 2007 |
|||||
San Pellegrino Elefante o maiale? Un dilemma dai risvolti storici
Vogliamo raccontarla di nuovo, ma ai lettori del nostro ambito.
Tutti sanno che nell anno mille, ai piedi della collina di Montecamera, esisteva una Rocca chiamata Castro Contranense che, nel 996, ebbe la ventura di ospitare Ottone III, reduce dalla tragica bravata in quel di Tadino. Allarrivo di questuomo così importante assistette un testimone miracolosamente sopravvissuto sino ai giorni nostri. Infatti, inserito nel muro della Rocca dirimpettaio della valle, un "maialino" in terracotta guardava, da quella tribuna, tutto ciò che accadeva sotto di lui. Vide limperatore tedesco entrare nel castello, accolto da grandi onori. Conobbe il colore dei suoi capelli, degli occhi e udì la sua voce.
Appena otto anni dopo, vide un altra persona infinitamente più modesta e dimessa, un rom, bussare a quel pesante portone. Forse anche il rom notò il "maialino" , simbolo di prosperità ed opulenza della casa e pensò che in quel luogo si potesse buttar giù facilmente un boccone e stendere il corpo al riparo. Non gli fu concesso né l uno né l altro: fu cacciato e la terracotta ascoltò gli insulti che un bifolco ebbe ad indirizzare al povero pellegrino. Vide quest ultimo allontanarsi nella valle, fino a scomparire. Il giorno dopo, seppe della sua morte avvenuta non molto distante, in un luogo dove confluivano ben quattro ruscelli. Inoffensivi e tranquilli in tempo di stanca, i quattro ruscelli contribuivano ad arricchire enormemente la bellezza bucolica di quel sito ma , la terracotta lo sapeva, quando a quei ruscelli saltava la mosca al naso, non cera scampo per nessuno. Avrebbero messo sotto anche i Santi. Vide, il maialino, il bastone fiorito del Santo e la disperazione dei Signori della Rocca e poi, nel corso dei secoli, fu testimone di un infinità di vicissitudini. Infatti, se a noi capita di vederne di cotte e di crude nel breve arco della nostra vita, figuriamoci a lui in mille anni, perennemente affacciato a quella finestra.
Vide, in ultimo, il decadimento graduale, inarrestabile della rocca.
I tetti sprofondarono su se stessi, le mura crollarono, i segni della ricchezza e della potenza vennero irrimediabilmente dispersi e trafugati. Dove prima cera vita, calò la morte degli uomini e delle cose. Solo lui era rimasto lì a rimirare quel triste spettacolo e, nonostante fosse portatore del simbolo dell abbondanza e della ricchezza, alle sue spalle si era fatto il vuoto. Lindifferenza della "proprietà" e delle Istituzioni aveva calato quel grande patrimonio culturale in un pozzo di silenzio.
La rocca, un luogo di sinedrio ultrasecolare per i potenti locali e forestieri, annegò in un mare di oblio e di sterpaglie. Solo una soddisfazione per lui: dal suo palco ha avuto il privilegio di ammirare tutti i mille pioppi che sono stati piantati sulla maestà di San Pellegrino, a ricordo perenne del bastone fiorito del Santo.
Così sino al settembre dellanno scorso quando, in quel deserto di rovine, tutti videro improvvisamente svettare nel cielo una grande gru.
Un altro bastone fiorito!
Le istituzioni, solo loro, si erano improvvisamente svegliate e frettolosamente azionate per la "messa in sicurezza". Che voleva dire? Sino a che punto sarebbe giunta la rianimazione dellAcropoli ? Non lo sappiamo ma è già molto che, sia pure da una sola parte, si sia cominciato a porre rimedio allo sfacelo.
La proprietà ? "Bene qui latuit, bene vixit ", così Ovidio avrebbe sconsolatamente commentato. Nel corso degli anni labbiamo solo intravista un paio di volte, un entità fugace, nebulosa, dai contorni sfocati sino al giorno fatidico in cui due magrebini muratori, a cui quel tipo di terracotta non poteva dire più di tanto, hanno cominciato a vibrare picconate a pochi centimetri dal maialetto. Prima che il fattaccio si consumasse, alcuni cittadini sono saliti velocemente sull impalcatura, hanno sfilato la "creatura" dal muro fatiscente e l hanno collocata nella Chiesa Maggiore, accanto a tante opere d arte, luogo di custodia consono alla nobiltà della preziosa terracotta.
E qui, la scoperta! Esaminata per la prima volta da vicino, ci si è accorti che non si trattava di un maialino, bensì di un elefantino! L' attacco della proboscide, la bocca sottostante a triangolo, le orecchie, le zampe con cinque unghia, ecc. ecc.
Subito si è accesa la fantasia, volata lontanissimo sino ad Annibale, due secoli prima di Cristo, duemila e duecento anni dietro le nostre spalle. L' entusiasmo è salito alle stelle e mille ipotesi sono state avanzate.
Due sono state le decisioni immediatamente prese dal "comitato", frettolosamente costituito. La prima, telefonare ai lontani ed evanescenti proprietari al fine di legittimare la detenzione delloggetto. La seconda, avvertire le autorità e gli studiosi per sapere, per conoscere... Si è riusciti solo a realizzare la prima perché è mancato il tempo necessario per la seconda. La "proprietà", svegliata di colpo dal letargo, si è precipitata rombando come un fulmine, ha avvolto l' elefantino in una coperta, l' ha infilato rapidamente nell'automobile, ha messo in moto ed è ripartita.
Senza sgommare per la verità ... sarebbe apparso un sequestro di persona.
Luigi Gaudenzi |
Cronaca
|
|||||
| Accademia dei Romiti | Prima pagina | Edizioni | Sommario | |||
![]() |
|
Per inserzioni o scambi link si contatti la redazione