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N. 5 - Maggio 2007

Accademia dei Romiti

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I SINDACI DI GUALDO TADINO

I quattro mandati di Francesco Cajani

19 luglio 1887-30 aprile 1891, 31 luglio 1907-17 giugno 1910, 3 ottobre-8 dicembre 1920 e 4 febbraio 1923-27 dicembre 1925.


16palazzocajani0705.jpg (19156 byte)Rampollo di una delle famiglie più antiche e nobili di Gualdo, esistente fin dal ‘500, nacque il 13 febbraio 1856 dal perito tecnico comunale Raffaele Cajani (1808-1873) e dalla possidente Odda Martinelli che avevano coronato il proprio amore mettendo al mondo ben 13 figli.

 

Palazzo Cajani, oggi Travaglia-Lombardi

 

Dopo gli studi, intraprese una brillante carriera militare che lo portò al grado di tenente colonnello di cavalleria. Da ragazzo, definito "giovane dalle membra snelle e regolari e dal volto simpatico", fu un abile cavallerizzo e partecipò anche a diverse gare, organizzate dalla nobiltà dell’epoca, una delle quali - quella tenuta a Colbassano di Fossato di Vico - ci è stata tramandata in maniera dettagliata dall’abile penna di Giulio Guerrieri. La corsa, che era definita "Reale", dava in premio ai vincitori un oggetto d’arte regalato dal re e tre medaglie (d’oro, d’argento e di bronzo) offerte dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. In una di queste corse il Cajani - che correva su Nilo, un bajo di sette anni - entrò in contrasto con il marchese Luciano Del Gallo di Roccagiovine (1853-1917) che era stato palesemente favorito dagli organizzatori in quanto espressione della ricca nobiltà europea avendo sposato la tedesca Valer von Wayer (Stoccarda 1870-Roma 1943).

 

Oltre che dell’amministrazione dei beni di famiglia, Francesco si occupò a tempo pieno di politica. Più volte consigliere comunale (1877-1913, 1914-20, 1920-22; 1923-1925) - quasi 46 anni un vero record! - istituì nel 1902 la pubblica beneficenza e assistenza Croce Bianca e si adoperò per l’apertura nel 1904 del Consorzio Agrario il cui primo presidente fu il cavaliere Francesco Stangolini.

 

Ricoprì per diversi anni la carica di presidente della Società dei Reduci delle Patrie battaglie e della Società monarchica e di consigliere della Banca Popolare (1885-91, 1910-37). Donò le reliquie di san Giuliano sistemate sotto l’altare della cappella della Sacra Famiglia in San Benedetto fino ad allora custodite nella cappella gentilizia dell’abitazione dei fratelli monsignori Bonifacio (1800-1863) e Antonio Cajani (1804-1874). Molto amato dalla cittadinanza - anche se di carattere fiero e deciso - fu eletto sindaco della città in più occasioni, dal 1887 al 1891, dal 1907 al 1910, dal 3 ottobre all’8 dicembre 1920 e dal 1923 al 1925. Nel primo periodo, caratterizzato da uno scontro aspro fra progressisti radicali e conservatori filoclericali, ebbe collaboratori gli assessori Ugo Guerrieri, Raffaele Vecchiarelli e Onorato Ribacchi; nel 1907, invece, fu affiancato da Enrico Ceccarelli, Raffaele Tega, Giuseppe e Giulio Guerrieri.

 

Emilio Banterle ne descrisse le virtù: "... portò l’energia militare dal suo gabinetto agli uffici e dagli uffici all’aula del Consiglio. Autocratico per natura, ma gentile e d’animo aperto e proclive al bene, con buone idee, con attività singolare, e senza economie mal intese, mirò al lustro e al decoro della città che resse degnamente per ben cinque anni. Sotto la sua amministrazione si costruì il cimitero di San Facondino, la fonte del Palazzo Mancinelli - chiamata fonte elettorale - la strada di Caprara, la strada di Rigali, e l’ultimo tronco della strada di Morano, e furono eseguiti altri lavori di pubblica utilità, e per di più si ebbe in cessione il Monastero di Santa Margherita, si ottenne la restituzione di un fondo di lire diciassettemila, e si acquistò nella Rocca Flea un monumento storico". Nel 1909 concesse ai soci della Cooperativa Ceramisti i locali dell’ex convento di Santa Margherita, ceduto dal Demanio al Comune con rogito del 30 agosto 1891, che essi adattarono alle nuove esigenze produttive. Nel 1925 donò al Comune di Sigillo un artistico vaso della Cooperativa Ceramisti per l’inaugurazione del cinema teatro "Dante Alighieri". Nel 1882 i Cajani avevano acquistato da una discendente dalla famiglia Sforzolini di Gubbio la villa di Branca, costruita dal nobile Antonio Sforzolini nel 1800, con annessa la chiesa di Sant’Antonio, che divenne la residenza estiva di famiglia in quanto dal 1930 Francesco si trasferì a Perugia.

 

Iscritto al Partito Liberale prese parte il 18 febbraio 1921 ai lavori del Convegno liberale a Perugia indetto dal Comitato Regionale Umbro-Sabino insieme all’altro liberale di origini gualdesi avv. Alfredo Farabi (Gualdo Tadino 1859-Perugia 1939) diventato presidente della sezione gualdese nel 1922. Sostenitore della liberalizzazione degli istituti di credito e della loro capillare diffusione nel territorio, concesse in affitto i locali a piano terra del suo palazzo in Corso Italia alla nuova filiale del Banco di Roma, inaugurata il 16 febbraio 1921 dal sindaco Egidio Martino Pucci.

 

Sposò a Roma il 15 febbraio 1882 la ventiduenne possidente Elvira Fioravanti (Roma 1860-Gubbio 1941) di Domenico e Teresa Piccardi, proveniente da una ricca famiglia del patriziato capitolino proprietaria di vasti possedimenti a Campagnano di Roma. Ebbe due figli: Raffaele (Gualdo Tadino 1882-Spello 1895) e Carlo (Gualdo Tadino 1885-Gubbio 1946), maggiore dell‘esercito.

 

Oltre all’abitazione situata in Via del Corso ai numeri 39-42, acquistata in seguito dalla famiglia Travaglia, i Cajani possedevano anche una casa a Gubbio in Via XX Settembre 79, proprio dove morì la moglie Elvira. I Cajani avevano al loro servizio diverso personale: le domestiche Celeste Baldelli, Francesca Antonelli originaria di Petrignano d’Assisi e Maria Angeli di Boschetto, mentre fungeva da cocchiere Angelo Berardi. L’11 dicembre 1895 morì per appendicite perforata nel "Collegio-Convitto Vitale Rosi" di Spello il figlio tredicenne Raffaele lasciando nel dolore tutta la famiglia. Emilio Banterle ne ricordò la scomparsa definendolo "serio studente di bellissime speranze". Solenni furono le esequie nella chiesa di San Francesco in Gualdo il 12 dicembre 1895 e la città restò attonita per questa morte prematura che colpiva una delle famiglie più in vista della città. Diversi giornali annunciarono la morte, tra cui L’Unione Liberale del 18-19 dicembre 1895 che, sottolineando la copiosità della neve cadente, descrisse minuziosamente la cerimonia: "Ebbero luogo i funerali con Messa di requiem in musica a tutta orchestra. Parlarono, elogiando sinceramente il giovinetto estinto, il Sig. Avv. Giulio Guerrieri, il Signor Emilio Banterle Segretario Comunale. Dal pergamo pronunciò un ben elaborato discorso il sacerdote don Pancrazio Berardi, molto ascoltato. Lessero un bellissimo elogio funebre il Sig. Asnuldo Brambilla, una ispirata poesia Don Angelo Traversari; ed altri ancora avrebbero continuato se il Parroco non avesse pregato del silenzio, dovendo un sacerdote, che pronto aspettava da qualche tempo, dire la Messa. Alle 2 pomeridiane ebbe luogo il trasporto al cimitero dove la salma resterà tumulata provvisoriamente. Corteo imponente come al mattino. Al carro funebre Mons. Calai volle, con gentile pensiero, facesse seguito la sua carrozza chiusa, tirata dalla pariglia bardata a gramaglia. L’Avv. Signor Eugenio Vecchiarelli, prima di muovere per la partenza, improvvisò dinanzi al feretro un commuovente discorso di rimpianto e d’addio ...".

 

Francesco Cajani morì nella tenuta di Branca il 9 gennaio 1941. Dopo il suo funerale gli eredi raccolsero la somma di lire 1.787 (pari a 1.000 euro di oggi) e la donarono all’ospedale "Calai".

 

Daniele Amoni

La storia

 

 

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