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N. 6 - Giugno 2007

Accademia dei Romiti

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Politica e antipolitica gualdese


C’è una parola nel lessico corrente che, fino a qualche tempo fa, da parte dei "guardiani della rivoluzione", guadagnava agli osservatori critici della realtà quotidiana l’accusa di qualunquismo, ma che, da quando è stata fatta propria anche dal "Baffino d’acciaio" nazionale, è al centro del dibattito politico nazionale: l’antipolitica; vale la pena pertanto di spendere qualche considerazione sul fenomeno nella nostra realtà locale.

 

Politica e antipolitica

 

La politica, nell’accessione nobile della parola, era l’espressione classica della democrazia, cioè coinvolgimento del popolo all’elaborazione ed alla gestione del potere, attraverso la partecipazione alla vita dei partiti. La legge che ha esautorato i Consigli Comunali, dando pieni poteri ai Sindaci, a Gualdo Tadino ha provocato la fine dei partiti come strutture aperte alla partecipazione ed è finita la politica; anche se sopravvivono forme di aggregazione che si considerano partiti, in realtà più che partiti sono gruppi di potere che, per reazione stanno provocando l’antipolitica, cioè il rifiuto da parte della gente.

 

Antipolitica sono gli atteggiamenti e i comportamenti dei "signori del palazzo" che si considerano depositari del diritto di pensare solo perché, arrivati nella stanza dei bottoni in virtù dei giochi di potere, chiusi nella loro torre d’avorio, non dimostrano alcun interesse per le idee, le critiche e i possibili apporti costruttivi di altri, tesi solo a perpetuare l’interesse dell’oligarchia che li ha espressi (oligarchia potere di pochi, il contrario della democrazia).

 

Cause e conseguenze

 

Dell’antipolitica la gente paga le conseguenze; le nostre cronache riferiscono di fatti che, prima ancora di finire sulla stampa, hanno avuto impatto devastante sull’opinione pubblica: le conseguenze del passaggio di Gualdo Tadino dall’ASL n.3 all’ASL n.1 prima che il nuovo ospedale di Branca fosse funzionante; un amministratore dell’EASP dimissionato d’ufficio che, nella disastrosa gestione finanziaria dell’Ente ereditata, mette il dito su dinastie negli organici; la Corte dei Conti che chiama gli amministratori a risarcire l’erario dopo aver individuato nell’affare ESA possibili danni alle finanze pubbliche; aumenti di tributi e tariffe comunali deliberati a pioggia dagli Amministratori (ICI, IRPEF, TARSU, Servizi idrici); popolazioni (Boschetto e Gaifana) in rivolta per la vicenda del Rio Fergia contro l’indirizzo degli amministratori, fino a farne oggetto di un ricorso al Capo dello Stato e assurto a cronaca nazionale; popolazioni che contestano la politica delle cave (Palazzo Mancinelli - Vaccara); stato di degrado della viabilità e altri servizi comunali (dai dissesti stradali alla scuola di musica). E l’elenco potrebbe continuare: mentre continua a scivolare il completamento di infrastrutture attese da decenni (strade, ferrovia) per mancata copertura finanziaria, esplode lo scandalo dei costi della politica, non solo nazionale, ma anche locale e regionale: è più importante per la gente un ospedale o una Comunità montana, con prebende ed assessori di maggioranza e minoranza (così sta zitta)? I politici locali si schierano contro il progetto regionale che prevede la soppressione della Comunità montana di Gubbio che, per Gualdo Tadino in trentasei anni non ha prodotto nulla di positivo rispetto alle finalità della legge istitutiva delle Comunità montane.

 

L’impoverimento cittadino

 

L’apertura dell’ennesimo centro commerciale, ulteriore strumento di drenaggio della ricchezza con impoverimento della città, innesca la contestazione degli esercenti e sfocia in un ricorso al TAR, sostenuto anche dall’Associazione commercianti; la conduzione dell’economia cittadina, priva di una linea politica chiara, scopre tardivamente il turismo, ma senza sciogliere i nodi della politica ambientale, quali coltivazione delle cave, prosciugamento e mancata depurazione dei corsi d’acqua; una città diventata fabrianodipendente, rassegnata a trepidare ogni giorno per le sorti della Merloni, ma che non ha la capacità di rapportarsi con Fabriano e quanto di positivo può derivarne; e altrettanto può dirsi per Assisi, una delle capitali del turismo mondiale, con la cui dirigenza Gualdo Tadino non ha rapporti, solo perché di altra estrazione politica, considerando più confacente ai giochi di potere locali la eugubinodipendenza.

 

Lotte a sinistra

 

Nello stato confusionale della conduzione pubblica si inseriscono faide di partito nei DS: pur nella linea politica del nuovo partito in via di costituzione, rinnovamento o accaparramento degli ultimi spazi di potere? Leggendo le vicende attraverso certe professionalità, forse; staremo a vedere. Certo, dimissioni dagli organi elettivi di "componenti della stessa famiglia", per far posto ad altri, la dicono lunga su quanto un partito che vuol dare l’immagine di essere aperto, sia in realtà "cosa nostra" di pochi, una oligarchia che dispone a tavolino (centralismo democratico d’altri tempi); e che dire di una conduzione politica che, in Comune, è in dialettica con la Margherita, mentre si dice di camminare verso l’unico traguardo del 14 ottobre, e intanto Rifondazione Comunista accoglie frange sempre più cospicue di dissidenza nella nuova sinistra.

 

Ancora sanità

 

A fronte della situazione di disagio nel campo della sanità, esplosa anche in pubblici volantinaggi, la dirigenza politica non va oltre l’orchestra di riti ripetitivi ed invecchiati: vuote assicurazioni verbali dell’assessore regionale; compiacimento per la realizzazione dell’ospedale di Branca, la cui entrata in attività si rinvia da primavera all’autunno, all’inverno; polemica politica, chiamando in causa a sproposito, persino la senatrice Monacelli, cui non si può certo imputare la responsabilità dei danni fatti da altri, che hanno precisi nomi e cognomi: in una realtà come quella gualdese, dove tutti conoscono tutto di tutti, tutti sanno chi gestiva e gestisce appalti, assunzioni e tutto ciò che, anche per "Baffino d’acciaio", è diventata antipolitica, anche per effetto di un sistema che, negli enti locali, lascia alle minoranze solo la libertà di parola.

 

E ancora: la vendita da parte del Comune di immobili per ricomperare dalla Regione la struttura del Calai (1.500.000 Euro), perché con il ricavo la stessa finanzi l’apertura dell’ospedale di Branca, (altro giro vorticoso di denaro della collettività per la delizia della Corte dei Conti) con prospetta di realizzare nel Calai "una vera e propria Casa della salute, organizzata secondo i più moderni approcci di medicina del territorio"; ma cosa è stato fino ad oggi il Calai, se non un modello di efficienza?

 

Un progetto che, anche se accattivante, immancabilmente fa tornare alla memoria la boutade dell’istituto alberghiero, con cui avrebbe dovuto essere compensata a suo tempo la svendita del Liceo.

 

Abbiamo messo insieme troppe cose forse, ma che i nodi vengano al pettine tutti insieme non è colpa nostra. La politica si realizza sulle cose concrete, non in chiacchiere, altrimenti è antipolitica, con buona pace di personaggi in fuga dal proprio passato e che, nel corso di una generazione, si accingono a cambiare targa per la quarta volta.

 

Valerio Anderlini

Politica

 

 

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