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N. 6 - Giugno 2007

Accademia dei Romiti

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L'Avis cresce ma non è ancora sufficiente

Triplicate le donazioni dall'84 ad oggi ma insorgono sempre nuove esigenze - L'importanza dei medici di famiglia

 

di Riccardo Serroni


E’ un grande orecchio il logo delle locandine che annunciavano la trentaseiesima assemblea regionale dell’AVIS Umbria che si è svolto a Gualdo Tadino il 14 e 15 aprile presso la sala multimediale del verde Soggiorno. Simbolizza una grande esigenza di comunicazione, perché l’associazione dei volontari del sangue ogni anno deve porsi nuovi traguardi di crescita per rispondere alle sempre maggiori esigenze di sangue: "Ed oggi - ha detto la Dr.ssa Lidia Cametti, del Centro Trasfusionale di Perugina - è fondamentale non solo la quantità, ma anche la qualità. Soprattutto nei trapianti di midollo osseo ci troviamo di fronte a patologie nuove che prima non conoscevamo ed aumentano le difficoltà nella ricerca di sangue compatibile. Quindi più donatori ci sono e più aumentano le possibilità di trovare sangue compatibile". Valutazioni che prescindono dagli importanti traguardi che l’AVIS regionale ha raggiunto in questi anni: con una costante crescita, dagli 8.376 e 13.333 donazioni del 1984, i donatori sono saliti a 26.541 e 36.135 donazioni nel 2006. Eppure non basta: "Non siamo riusciti a coprire il fabbisogno. Sono mancate circa 1.785 sacche di sangue - ha spiegato il presidente regionale Otello Moscoloni ai 107 delegati presenti - Per il 2007 prevediamo un incremento delle necessità di ulteriori 1.500 sacche rispetto all’anno precedente. Se poi verranno attivate alcune delle chirurgie di eccellenza, emergenza ed urgenza la necessità sale a 5.000 sacche in più rispetto al 2006. Ed è questo l’obiettivo che ci siamo posti".

 

I primi dati del 2007 sono confortanti: "Da gennaio a marzo abbiamo registrato una crescita del 10,85%, superiore alla previsione di crescita di circa l’8% che avevamo ipotizzato. Ma non possiamo cullarci sugli allori".

 

La strategia vincente è la comunicazione. Da indagini effettuate tra i non donatori, infatti, emergono dati inequivocabili: il 25% sostiene che non ci sono adeguate informazioni sull’emergenza sangue; il 25% afferma di essere vittima di vecchi tabù (paura degli aghi, del dolore, ecc ...); il 12% è sconsigliato dal medico di famiglia; l’11% teme di contrarre malattie infettive; il 14% teme di diventare "donatore dipendente".

 

Per un’adeguata e corretta informazione un maggior sostegno dai medici di famiglia è ritenuto prioritario. E’ stato ideato, a tale proposito, un progetto coinvolgente giovani laureati in medicina disponibili a contattare, per sensibilizzarli, i circa 1300 medici generali della regione. I medici disponibili, anche a diventare donatori, nei loro ambulatori avranno un segno distintivo: un bollino rosso con la scritta "Il tuo medico è donatore di sangue e sostiene la donazione volontaria e periodica quale esperienza di vita e progetto di salute: diventa anche tu donatore periodico".

Cronaca

 

In futuro si donerà il sangue a Branca

 

 

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