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N. 6 - Giugno 2007

Accademia dei Romiti

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Corpus Domini

Nuovo look per un'antica manifestazione


Il 10 giugno, per le vie della città coperte da un manto di fiori, si è rinnovato il rito antico della Processione del Corpus Domini; per la circostanza, su iniziativa del ricercatore Sergio Ponti con la condivisione di varie associazioni (Ente Giochi, Gruppo Balestrieri Waldum, Gruppo Sbandieratori e Confraternita SS. Trinità), e del Capitolo della cattedrale, ha preso corpo un rilancio della storica Processione del Corpus Domini, accompagnando al rito religioso una componente storico-folkloristica, che ha rappresentato uno spaccato importante della storia della città, quando il popolo, il clero, le confraternite, le compagnie paramilitari ed il Consiglio Generale, rappresentato da 64 magistrati, accompagnavano in processione un’ostia consacrata racchiusa in un ostensorio ed esposta alla pubblica adorazione in un grande ed imponente corteo, per le principali vie della città.

 

Il recupero di questa memoria storica a Gualdo Tadino ha motivazioni profonde perché, nel 1328, sul rinnovellato fervore per il culto dell’Eucarestia, che si diffuse nel mondo cattolico tra la fine del secolo XIII e l’inizio del successivo, nella chiesa di S. Benedetto il monaco Andrea di Paolo di Assisi dei marchesi di Tordandrea, fondò la Congregazione Monastica del Corpo di Cristo, una comunità religiosa per quasi tre secoli ebbe autorità su vari monasteri delle Marche e dell’Umbria (Gualdo, Camerino, Esanatoglia, Perugia, Ponte Felcino, Umbertine, Todi) e chiese (Esanatoglia, Perugia, Ponte Felcino, Nocera, Foligno), adottando le costituzioni dei Cistercensi e la Regola di S. Benedetto. I monaci gualdesi, detti Monaci Bianchi per l’abito bianco con larghi e lunghi cappucci, si differenziavano dai Cistercensi classici proprio per la regola di celebrare con grande solennità tale festa, per la quale ottennero dai papi Urbano V e Martino V speciali indulgenze per i fedeli che assistevano alle messe e partecipavano alla processione del Corpus Domini.

 

Probabilmente, proprio per la presenza in Gualdo della sede principale della Congregazione e dell’Abate Generale, oltre al clero, le comunità religiose e le confraternite, partecipavano al corteo rappresentanze del mondo economico, delle arti e delle corporazioni e le più alte cariche del Governo locale, come documentata una riformanza comunale del 1489 e del 1525, che imponeva al gonfaloniere, ai priori ed ai magistrati minori, di accompagnare il Tabernacolo del Corporale nella processione del Corpus Domini, con il cappuccio sugli omeri e una fiaccola accesa in mano, pena venti soldi di multa da devolvere per i restauri al Palazzo dei Priori.

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