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N. 6 - Giugno 2007

Accademia dei Romiti

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I SINDACI DI GUALDO TADINO

Ugo Guerrieri, a cavallo fra due secoli (1894-1905)


12uguerrieri_2_0706.jpg (8518 byte)Nacque a Gualdo Tadino il 30 dicembre 1850 da Vincenzo (1817-1897), ricco possidente e commerciante, e Serafina Micheletti (1818-1890), figlia di Giuseppe e Rosa Rinalducci. Primogenito di quattro figli, di cui uno morto nella prima infanzia, era fratello di Giulio Guerrieri (1855-1930), scrittore, poeta, avvocato e notaio, che tanto farà parlare di sé nella storia locale a cavallo tra i due secoli.

 

Ugo Guerrieri al centro, seduto, tra Emilio Banterle (Verona 1848 - Gualdo Tadino 1924) e Asnuldo Brambilla (1874-1952) - Clicca sull'immagine per ingrandirla

 

Fu il primo sindaco radical-socialista dopo decenni di dominio dei conservatori filoclericali e sotto la sua amministrazione Gualdo fece un sostanziale passo avanti nel campo dei diritti dei lavoratori, dei servizi, dell’apparato produttivo.

 

Frequentò le scuole locali e dopo il diploma tecnico si dedicò al commercio e all’agricoltura.. Appassionato alla vita politica locale, per oltre 38 anni (15 ottobre 1875 – 19 agosto 1913) fece parte del consiglio comunale diventando un punto di riferimento per le classi meno abbienti. Assessore nella giunta guidata da Francesco Cajani (1887), sindaco facente funzione al posto di Giuseppe Sinibaldi dall’8 aprile al 25 aprile 1878 - quando fu sostituito da Pompeo Mattioli - e dal 21 luglio 1891 al 28 giugno 1894, fu nel 1889 uno dei soci fondatori del Circolo operaio educativo, costituito da simpatizzanti repubblicani, socialisti e anarchici, riuniti in assemblea presso l’albergo di Angelo Pascucci.

 

Forte di questo prestigio divenne sindaco effettivo di Gualdo Tadino il 25 luglio 1894 e restò in carica fino al 17 luglio 1905, incidendo profondamente sulla vita politica, economica e sociale della città. Tra i suoi primi provvedimenti ci fu lo studio per l’elettrificazione della pubblica illuminazione e, soprattutto, l’abolizione della "tassa di manomorta". Ma cos’era questa tassa che in Italia stava creando un vero e proprio "terremoto" politico? Dal latino "manus", cioè il diritto di alienare e trasmettere, cui però se si aggiunge "morta", significa "incapace, impotente di trasmettere". Era quindi lo stato dei servi della gleba o dei vassalli che, in forza di antichi diritti feudali relativi alla forma della subordinazione personale, erano privati della facoltà di disporre dei propri beni per testamento, quando non avevano discendenti maschi diretti: in tal caso, alla morte del subordinato, il signore diventava erede legittimo di tutti i suoi beni.Fin dai primi secoli del Medioevo veniva così indicato un insieme di beni che, in quanto appartenenti a un ente, in genere ecclesiastico (perché affidati in gestione da un privato), non si trasmettevano per successione, e raramente per atto tra vivi, e sfuggivano perciò alle relative imposizioni fiscali.

 

Nel 1894, Ugo Guerrieri propose l’erezione dell’Appennino Gualdese in ente morale ma la proposta fu bocciata dal Consiglio di Stato e l’anno successivo, visto l’abbandono in cui versava il convento di Santa Margherita, ne deliberò la cessione in uso gratuito a mons. Roberto Calai per crearvi una Scuola Agraria; due anni dopo la Giunta ratificò un accordo con il principe Giulio Borghese Torlonia (1847-1914), marito di Anna Maria Torlonia (1855-1901), in base al quale il Comune cedeva 1,5 litri al secondo di acqua della sorgente di Santo Marzio per le sue aziende agrarie di Coldorto e Schifanoia in cambio del rifacimento delle opere di captazione e della sostituzione della vecchia tubatura, fino alla Rocca Flea, con i più moderni tubi metallici.

 

Sebbene fosse qualche volta oggetto di contestazione da parte dei suoi stessi consiglieri in quanto non sempre era presente alle principali funzioni religiose, nel 1896 si adoperò per rendere più confortevole la visita del cardinale Vincenzo Vannutelli, appositamente arrivato da Roma per benedire i lavori della chiesa di San Benedetto. Per la circostanza inaugurò il nuovo impianto di illuminazione ad acetilene e per tre sere consecutive illuminò tutto il palazzo municipale, facendo intervenire la banda cittadina, diretta da Decio Bucari, in applauditissimi concerti. Il 13 luglio 1898 la Giunta deliberò l’apertura di una rivendita comunale di grano e farina per venire incontro alle esigenze dei bisognosi e nella stessa seduta venne deliberato di stanziare la somma di £. 200 (oggi 775 euro) per il restauro del Polittico dell’Alunno.

 

Nel 1899 si svolsero nuove elezioni che vedevano finalmente esteso il diritto di voto passando dai 288 elettori del 1875 ai quasi 1.300, con nuova conferma per la lista politica precedente e il 18 luglio Ugo Guerrieri fu rieletto sindaco. I nuovi componenti del Consiglio saranno l’espressione evidente dell’allargamento dalla base elettorale: Giovanni Alberigi (Nocera Umbra, Giovanni Aliprandi (1825-1914), Alfonso Anderlini (1861-1928), mons. Roberto Calai (1842-1920), Francesco Cajani (1856-1941), Enrico Ceccarelli (1856-1932), Giuseppe Depretis (1873-1921), Antonio Dolfi (1849-1910), Daniele Gatti (1869-1929), Paolo Giovagnoli (1846-1916), Giulio Guerrieri (1855-1930), Ugo Guerrieri (1850-1919), Americo Mazzoleni (1866-1933), Carlo Morroni (1843-1905), Vincenzo Morroni (1836-1904), Onorato Ribacchi (1836-1907), Raffaele Sergiacomi (1839-1930), Geremia Storelli (1842-1907), Raffaele Tega (1863-1938).

 

L’opera di Ugo Guerrieri, comunque, sarà indirizzata a una serie di impegni sia in campo politico, sociale, economico e finanziario. Fu presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso nel 1882, presidente della Società dei reduci delle patrie battaglie, presidente della Cooperativa Ceramisti dal 1909 al 1912, socio fondatore della Banca Popolare nel 1885, istituto di credito che lo vide poi vicepresidente dal 1900 al 1907 e presidente dal 1907 al 1919. Il 20 settembre 1900, insieme a Giuseppe Guerrieri, rappresentò il Comune di Gualdo Tadino a Perugia per la commemorazione della morte del Re d’Italia Umberto I, avvenuta a Monza il 29 luglio 1900 ad opera dell’anarchico Gaetano Bresci. Proprio in quell’anno fu insignito del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia. Sposò il 12 settembre 1872 Marianna Sinibaldi (1851-1915) di Angelo e Francesca Coppari dalla quale ebbe due figli: Ruggero (1873-1948) e Corrado (1874-1956). Morì a Gualdo Tadino il 15 agosto 1919.

 

Daniele Amoni

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