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N. 7 - Luglio 2007

Accademia dei Romiti

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Riparliamo di San Francesco


06sfrancesco0707.jpg (17689 byte)Caro Maestro Italo Giubilei, nella tua apparente semplicità "le dai" a tutti gli pseudoluminari gualdesi.

 

Leggo il tuo appunto su "Il Nuovo Serrasanta" n.6. del giugno in merito alla "nuova luce artificiale" della chiesa di S. Francesco in Gualdo Tadino. Siccome di te mi sono sempre fidato, corro a vedere perché nella chiesa non ero più entrato da quando, e sono diversi anni, vi è stata collocata (previa pomposa mostra del progetto realizzato da un giovane architetto credo "fiduciario" della Soprintendenza ai monumenti), nell'abside, quella mastodontica trave (falsa) in legno a "sfasciare" la verticalità, caratteristica principale di tutte le chiese gotiche. Mi scuserai se mi soffermo su questa sovrastruttura visivamente pesantissima prima che fisicamente la quale, non è stata vista, ahimé, dal professore nella visita guidata recentemente descritta su quel lucido e colorato pieghevole, stampato mi dicono in 9000 copie a cura del Comune di Gualdo Tadino denominato "IN COMUNE".

 

Caso strano, però, non è stata vista dagli stessi nemmeno la nuova illuminazione di cui tu parli in maniera critica e, secondo me, a ragione. Siccome sono due le "sviste" e di primaria importanza io come lettore, cittadino, elettore mi sento preso in giro, quindi autorizzato ad esprimere un giudizio, in virtù tra l'altro della mia "sofferta" laurea in architettura (sic!), non perché questo comunque sia condizione "sine qua non" purtroppo per verità che mi guardo bene dal detenere.

 

Quei nichilistici "STUFICCHI" inclinati che spuntano dal camminamento della chiesa per sorreggere i rozzi fari da cantiere che pretendono di illuminare quello spazio fortemente storicizzato sono la traduzione pratica di quell'ideologia architettonica ancora purtroppo imperante, figlia della "contestazione" che dalla metà degli anni '70, (quando a dirla con le parole di B. Zevi le facoltà di architettura, e non solo quelle sono diventate esamifici di massa e non scuole di alta cultura per la massa) ci ha rifilato, come gualdesi, scempi (architettonico e urbanistici) come il tentativo di realizzare la "BERTESCA" sulla torre principale della Rocca Flea (di cui a suo tempo dissi e contribuii a fermare), l'imbrattatura con intonaci sulla bellissima pietra cornea della città, specialmente all'interno della Rocca Flea ove in nome del restauro sono state cancellate pagine di storia per inserire impianti di riscaldamento ed elettrici sotto traccia e coprire così le proprie incapacità "bendando" con un piatto colore (quando va bene) le rilevantissime presenze trecentesche e successive. Si potrebbe proseguire di questo passo in una escalation esponenziale in negativo fino ai nostri giorni di cui, avendone l'opportunità, ne parleremo in altra occasione.

 

A questo punto direi "POTATE QUEI STUFICCHI", all’interno della Chiesa di S.Francesco, seguendo il suggerimento che il maestro Italo Giubilei pacatamente vi dà e nel contempo rimuovete la trave (vedi foto) dato che oggi non assolve più nemmeno la funzione di sostegno per la bellissima antica croce lignea, questa sì che é autentica. Noi, invece, con logica e razionalità appenderemmo con semplici ed invisibili funi in acciaio la Croce, al centro dell'altare principale (se proprio non la si voglia ricollocare al di sopra dell'altare laterale sinistro), magari rimettendo sull'altare maggiore il bellissimo Polittico di Nicolò di Liberatore detto l’Alunno e, dato che ci siamo, rivogliamo quei gradini di pietra bianca in tutta lunghezza davanti all'altare, che questi signori (Sovrintendenti & C. compiacenti?) nell'odierna, nuova (ma ce n'era bisogno?) pavimentazione in cotto, ci hanno ancora tolto.

 

Giuseppe Maria Scatena

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