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N. 8 - Agosto 2007

Accademia dei Romiti

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LA FESTA DEL FUOCO DI GRELLO

Significato antropologico di una tradizione

Una significativa e interessante ricerca sulle nostre tradizioni dalla tesi di laurea dell'autrice dell'articolo: La Festa del Fuoco. La notte di San Giovanni a Grello tra tradizione e innovazione

 

di Sabrina Anderlini


03grello0708.jpg (19339 byte)Come ogni anno, si è riproposta, puntuale, la Festa del Fuoco (una tra le innumerevoli nel Mondo Occidentale) colorata di sacro e profano, innovativo e tradizionale. Si svolge a Grello in una delle più suggestive frazioni del comune di Gualdo Tadino e "da sempre" è fonte di richiamo per chi vuol rivivere (o vivere per la prima volta in quel suggestivo scenario) un mix di emozioni e sensazioni. Si è svolta nei giorni 22-23-24 giugno in corrispondenza del solstizio d’estate e della (successiva) festa patronale di San Giovanni Battista.

 

Il fuoco è caposaldo della festa nei suoi molteplici significati (religiosi e pagani) e nelle sue varie forme: ceri ardenti portati in spalla (incije) e su rudimentali carretti in legno (tregge) ad evocare l’antico mondo contadino. Vengono portati per le strade del paese seguendo un preciso percorso; a sfidarsi sono i tre rioni (San Donato, San Giovanni e Sant’Angelo) in cui il paese è simbolicamente diviso e vincitrice è la treggia che taglia per prima il traguardo con l’incija accesa. La gara nel passato aveva modalità di svolgimento diverse dalle attuali: le torce erano portate in modo casuale per le vie del paese, non c’era un numero preciso di giri da compiere e non c’era neanche la distinzione in rioni. A volte era addirittura il parroco che dietro modesta ricompensa incitava i ragazzi a compiere questo rituale. Elementi tradizionali e innovativi (oltre che come già ricordato, religiosi e pagani) continuano a caratterizzare l’attuale corsa. Le principali modifiche sono state attuate agli inizi degli anni Ottanta; si sono stabiliti tre giri intorno alla vecchie mura del castello con l’incija a spalla e all’inizio del quarto, si accende la torcia sopra le tregge e si compie un altro percorso per le strade di Grello (sempre di gran corsa) di 1750 metri per raggiungere il traguardo presso l’attuale piastra (pista cementata adibita oggi alle musiche, ai balli e all’ambito alimentare in cui si propongono cibi caratteristici locali).

 

La pratica dei fuochi accesi è antichissima e sembra non affievolirsi. Si accendevano un tempo intorno alle case, era un momento di divertimento, un’occasione per stare insieme, saltarli ... la cenere che rimaneva veniva raccolta e portata in un luogo in cui nessuno ci si sarebbe più recato perché questo – si spiega con una tautologia – era l’uso. Il potere attribuito al fuoco era multiplo: chi lo considerava apotropaico, chi credeva tenesse lontano le streghe, chi pensava salvasse dai malefici del diavolo, chi lo riteneva purificatore, chi gli attribuiva un potere terapeutico e chi palesemente dimostrava la sua incertezza al riguardo. A ciò si lega dunque la credenza nelle streghe; nella notte di San Giovanni, considerata magica e misteriosa, si pensava che queste, solitarie o in gruppi, si aggirassero per le campagne, aumentando così di gran lunga l’atmosfera già tenebrosa e suggestiva. Si credeva portassero via i bambini dalle famiglie e recassero sventura o cattiva sorte, si tentava pertanto di scongiurare tale pericolo accendendo il "fuoco benedetto di San Giovanni" La figura della strega è associata da un lato alla leggendaria Bastola, dall’altro alle patologie d’origine magica, come il malocchio o la fattura che potevano essere "curate" solo da guaritori dotati di "virtù". L’imprevedibilità delle azioni delle streghe causava ansia e senso di impotenza e c’è chi ancora sostiene, tra gli anziani, di averle sentite gridare di notte.

 

La rugiada (o guazza nel lessico locale ad indicare la copiosità e densità) è altro elemento caratterizzante di questa festa, attorno alla quale si concentrano le pratiche protettive. Nello specifico si tratta di un infuso di erbe aromatiche e fiori profumati che nella notte tra il 23 e 24, se lasciato sotto le stelle, viene ad assumere, secondo le credenze popolari, un potere terapeutico. Sono vari i "poteri" che gli si attribuiscono: oftalmico in primis, cura delle malattie della pelle, delle ossa e di altre patologie non meglio specificate. D’altronde, in tempi passati, le risorse terapeutiche messe a disposizione dalla medicina e dalla farmacologia erano di gran lunga minori rispetto alle attuali e si cercavano modalità alternative per risollevarsi dai mali, più o meno gravi da cui si era afflitti, sfruttando o cercando di sfruttare al meglio le virtù delle erbe e dei fiori. Oggi, in alcuni casi, si parla della virtù della rugiada con un certo scetticismo, mentre in altri risulta essere talmente radicata al punto da far sembrare impossibile anche solo metterla in discussione; in effetti in molte famiglie ogni anno si ripresenta questo rituale.

 

Lasciando gli elementi più prettamente pagani e volgendo l’attenzione alla figura di San Giovanni Battista, si prende coscienza in modo lapalissiano di una devozione grande e trasparente e di una forte intensità dei riti a lui dedicati. Una potenza superiore poteva proteggere e dare sicurezza nella precarietà: era garante di salute e prosperità. Come segno di devozione al Santo, soprattutto nei tempi antichi, si era soliti dare il nome di Giovanni ai bambini nati in questo periodo dell’anno. Noti a livello popolare e gastronomico sono anche i panetti di San Giovanni, benedetti nella messa prima della corsa, insieme alle incije, e distribuiti poi ai fedeli.

 

Venendo ad un aspetto prettamente antropologico, la Festa del Fuoco, si può ben dire, consente di porre attenzione a due processi, da un lato a quello della cristianizzazione di un momento dell’anno - il solstizio d’estate- che è sempre stato di grande rilevanza nel ciclo agrario e alla fusione o coesistenza tra elementi della religione ufficiale e forme della devozione popolare; dall’altro, con la disgregazione del mondo contadino, avvenuta a partire dal Secondo dopoguerra, è lecito prendere in considerazione anche i mutamenti radicali che sono intervenuti nella festa, la quale si è modificata nella sua struttura e nei suoi significati, diventando una manifestazione collettiva in cui la comunità si rappresenta e si rivolge anche al suo esterno.

 

La Festa di Grello offre perciò materiale di riflessione sui cambiamenti contemporanei, su come l’elaborazione di tradizioni e di trasformazioni produce sempre qualcosa di nuovo, sui modi in cui le giovani generazioni possono - o potrebbero - nello stesso tempo trovare una continuità con il passato e riconoscersi nel presente. In ciò si caratterizza l’aspetto pedagogico-educativo, che, unito a quello sociologico, è volto a considerare determinanti in una festa gli attori sociali con il loro ethos festivo. Questo sistema standardizzato di atteggiamenti emotivi, unito all’insieme di pratiche sociali è quello che fa etnometodologicamente di una festa, una festa.

 

La Festa del Fuoco che ha luogo in questo piccolo paese, ha gli attribuiti per essere annoverata tra le Feste: il tempo sociale si frantuma, l’ora slitta nel qui, il simbolismo, la presenza di un’auctoritas, i rituali, l’ethos festivo, i diversi codici culturali: linguistici, visivi, spaziali, alimentari, comportamentali che sono in relazione con le dinamiche storiche ed economiche. La tentazione della sacralità è forte ma non abbastanza per riuscire a trasformare questa Festa in sagra. Grello e più in generale Gualdo Tadino, possono ben vantarsi in ambito culturale e non solo, di continuare ad attuare una delle poche Feste ancora rimaste, festa che, antropologicamente parlando, puo’ ben affermare di considerarsi veramente tale per i motivi di cui sopra, festa in cui si fondono tradizione e innovazione, cristianesimo e paganesimo.

Cultura

 

 

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