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N. 8 - Agosto 2007

Accademia dei Romiti

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Chiesa di San Francesco: proprietà e vincoli


05sfrancesco0708.jpg (21140 byte)La riapertura al pubblico della chiesa monumentale di San Francesco, dopo gli ultimi restauri, ha riproposto all’attenzione del pubblico i problemi della proprietà dell’immobile e dei vincoli su essa gravanti per cui riteniamo cosa utile fare il punto sulla situazione.

 

L’immobile, già oggetto della demaniazione dei beni ecclesiastici avvenuta dopo l’annessione al Regno d’Italia, insieme all’adiacente convento (46 ambienti, chiostro due cortili, orto e sagrestia) provenienti dall’ex convento di San Francesco, il 22 settembre 1873 venne aggiudicato al Comune di Gualdo Tadino a seguito di asta pubblica, dal regio pretore Ciiriaco Quintiliani per il prezzo di lire 3.011, con pagamento rateale in 10 anni, per cui, dopo il pagamento della prima rata di lire 301,10, fu gravato da ipoteche a garanzia del prezzo residuale. Il sindaco che perfezionò l’atto di acquisto fu Pompeo Mattioli e già nel 1877 la chiesa fu oggetto di uno scontro in Consiglio Comunale tra i favorevoli ed i contrari alla imposizione di un canone di affitto ai canonici per l’ufficiatura della stessa.

 

Poi seguirono decenni di progressivo abbandono (la chiesa fu persino adibita a caserma durante la prima guerra mondiale), con degrado del ricco patrimonio di affreschi, e avrebbe avuto nuove attenzioni solo alla metà del secolo scorso, quando la Sovrintendenza ne curò il rifacimento del tetto, e la chiesa, con un’intesa fra il sindaco Baldassini e la stessa Sovrintendenza fu adibita a Pinacoteca Comunale. Per la sua inaugurazione fu dato alle stampe anche un opuscolo, curato dal prof. Francesco Santi, ed intervenne il sottosegretario al neocostituito Ministero del Turismo on. Sarti. Poi, negli anni ’70, con la smobilitazione della Pinacoteca, ci fu un nuovo periodo di decadimento coronato dai danni del recente terremoto, e i restauri conseguenti, al termine dei quali si è riproposto il problema della gestione.

 

Abbiamo raccolto, in merito, il parere dell’arcidiacono della Cattedrale, mons. Giancarlo Anderlini, il quale ci ha dichiarato: "Secondo le disposizioni del vigente codice civile, gli edifici destinati al servizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione, nemmeno per effetto di alienazione, fino a che la destinazione stessa non sia cessata in conformità delle leggi che lo riguardano (art. 831), confermato dall’accordo di revisione del Concordato del 1984 (artt. 2,5, 7), e confermato dalla costante giurisdizione della Cassazione".

 

Quanto alla proprietà, "il seminario diocesano, amministrazione Eredi Granella, all’interno della chiesa, è proprietario della Cappella di Sant’Antonio e della tomba gentilizia della famiglia, per cui è tenuto alla soddisfazione di Pio Legato, come da testamento olografo del 23.7.1947, registrato con rogito del notaio Sergiacomi il 4.8.1947. Inoltre la Confraternita della SS Trinità, della parrocchia di San Benedetto, gode del possesso dell’omonima cappella e di metà del locale adibito a sagrestia, con la precisazione ulteriore che, è proprietà della Confraternita anche l’antico pannello in ceramica situato nella stessa cappella della Trinità, che provene dalla chiesa del monte Serrasanta, dove fu sostituito nel 1927 con una copia".

 

(va)

Urbanistica

 

 

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