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N. 8 - Agosto 2007 |
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Invito a Loreto l'1 e 2 settembre, per l'incontro dei giovani con il papa In una società che ci costringe a vivere alla giornata, ad un precariato continuo che è la negazione di qualsiasi progettualità di vita (pensiamo ad esempio agli ostacoli che tanti ragazzi e ragazze incontrano nella formazione di una famiglia, talora non senza gravi responsabilità da parte degli stessi datori di lavoro), ha ancora qualcosa da dirci la parola vocazione? Probabilmente sì, poiché essa è la base per dare alla nostra vita quel senso che si nasconde nella condizione di perenne emergenza che siamo costretti ad affrontare.
Da un punto di vista sociologico, ciò che caratterizza oggi la nostra epoca (ahimè non ancora dappertutto) è anche la pluralità quasi illimitata delle opportunità che, potenzialmente, si aprono a ciascuno di noi nello studio, nel lavoro, nelle relazioni interpersonali. Questi due fattori si intrecciano variamente, lasciandoci senza una direzione di vita complessiva. Abbiamo il massimo della libertà di scelta e il massimo dei condizionamenti.
Uscire da questo paradosso che non può rendere soddisfacente la nostra esistenza, per il semplice fatto che non siamo noi ad averne il controllo, significa operare il passaggio dalla libertà (condizionata) alla responsabilità. Ciò presuppone una (in)formazione a tutto campo, e la volontà di trovare il tempo ed i luoghi per interrogare a fondo la nostra storia personale, i nostri desideri, aspettative, talenti. Tutti vogliamo "realizzarci" nella vita, ma poi non comprendiamo bene come farlo, e cambiamo spesso idea, specie quando la nostra personalità non è ancora opportunamente formata.
La vocazione è un salto di qualità rispetto a tale sacrosanta aspirazione delluomo. Accettando il rischio di sottoporre questo materiale alla prova del Vangelo e dei sacramenti, prendendo in considerazione le tante ricchezze offerte dalla pastorale della Chiesa (a partire dalla diocesi) e dai movimenti ecclesiali laicali, troveremo nel confronto tra la nostra volontà e quella di Dio una conferma più alta e sicura al nostro progetto, o lurgenza di un cambio di rotta. La vocazione personale (alla famiglia, allimpegno in un certo ambito lavorativo, alla vita consacrata, ecc.) è una chiamata di Dio per amore ed in vista dellamore, di quella felicità piena di cui siamo sempre in cerca. E' poter dire come Francesco dAssisi: "Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore" (Tommaso da Celano, Vita prima, 22) .
A nessuno, quindi, spetta di accontentarsi di unesistenza dimezzata, di una certezza quale che sia (magari della propria infelicità: in fondo, anche essa può essere una certezza); tutti hanno il diritto ed il dovere di cercare la propria speciale vocazione. Scoprire la propria strada dà il coraggio di affrontarla ed elimina ogni sentimento di transitorietà ed insoddisfazione. Percorrendola è possibile conquistare quel "cuore puro" di cui ha parlato Benedetto XVI nel suo recente pellegrinaggio ad Assisi: "Un cuore puro è un cuore che sa amare senza sfruttare". E' eliminare tutte quelle forme di dominio che inquinano latto dellamare in chi si sente insicuro, debole ed insoddisfatto; è maturità.
Lincontro dei giovani italiani con il Papa a Loreto l1-2 settembre 2007 sarà appunto dedicato al tema "Come Io vi ho amato" (Gv 13, 34). E' arrivato il momento di sognare concretamente sulla nostra vita e questa è loccasione per cominciare. Non lasciamola cadere: il viaggio inizia sempre con un sogno.
Giovanni Storelli |
Costume e società
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