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N. 8 - Agosto 2007

Accademia dei Romiti

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A contatto con la povertà assoluta

Dalle missioni in Perù testimonianze toccanti di un mondo quasi primitivo rispetto alle esigenze primarie

 

Riccardo Serroni


Alla fine anno scolastico, come, d’altronde, in quelli precedenti, le scuole hanno presentato alla cittadinanza, ed in particolare ai genitori che le hanno affidato i loro figli, con spettacoli di arte varia quale sintesi finale di un percorso didattico durato vari mesi.

 

Io ho avuto modo di assistere ad un gradevolissimo spettacolo canoro dell’Istituto Bambin Gesù in cui sono stati bravi protagonisti i bambini delle scuole elementari e gli studenti delle medie e del Liceo della Comunicazione. L’incasso delle due serate è stato in gran parte devoluto in beneficenza alle Missioni in Brasile ed in Perù gestite dalle suore. Ed è proprio di questo che intendo, soprattutto, parlare. Nel corso delle due serate, infatti, è stato effettuato un collegamento audio-video con le Missioni. Io ho assistito al collegamento con suor Paola, in Perù e devo testimoniare che è stato particolarmente toccante sul piano emotivo ed efficace su quello educativo. Suor Paola ha dialogato con la sua superiora gualdese e con gente di Gualdo che conosce ed erano presenti in sala (dal sindaco Scassellati a don Aldo). Ma soprattutto ci ha raccontato in diretta la sua esperienza con i ragazzi che frequentano la Missione. Vanno soprattutto il sabato e la domenica, quando non hanno scuola, ed in quel nido attrezzato dalle suore trovano anche la possibilità di soddisfare esigenze primarie come quelle di farsi una doccia (perché nelle loro case non c’è acqua) o lavarsi i vestiti che sono sporchi (perché nelle loro case non ne hanno molte possibilità).

 

Io ascoltavo suor Paola e pensavo contemporaneamente ad un altro nostro concittadino che dal mese di ottobre si è trasferito in un paesino sperduto del sud del Perù dove ha deciso di trascorrere un anno al servizio di quella povera gente che vive ancora in case di fango. Carlo Cecconi fa parte dell’organizzazione umanitaria Mato Grosso, ragazzi che si sacrificano nei lavori manuali più disparati per raccogliere soldi da inviare nelle loro Missioni. Non c’è corrente elettrica nel paesino dove è andato Carlo. Per telefonare deve viaggiare per diverse ore con una jeep per raggiungere il centro più vicino. La forma più semplice con cui Carlo più dialogare con i suoi parenti ed amici di Gualdo è la lettera. Io ho avuto modo di leggerne una. E’ un insieme di riflessioni profonde che nascono dall’esperienza quotidiana di chi sta continuamente a contatto con la miseria e la povertà vera. Una testimonianza diretta di chi vede il mondo viaggiare con velocità abissalmente differenti tra chi sta fermo o, addirittura, arretra e chi ha la fortuna, come noi, perché no?, di indignarsi (anche giustamente, per carità) su questioni che, di fronte a queste tragedie umane della povertà ai minimi livelli, hanno una rilevanza assolutamente "irrilevante", scusate il gioco di parole.

 

Una sola raccomandazione, per finire. Se arriva qualche richiesta da queste direzioni, non facciamo finta di niente. Un nostro piccolo contributo, l’equivalente di una pizza, può essere vitale per risolvere un problema a qualcuno di questi disgraziati.

Costume e società

 

 

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