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N. 8 - Agosto 2007

Accademia dei Romiti

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  VOCI DALLA RESISTENZA  

Nostro incontro con Mary, collaboratrice

attiva del movimento partigiano

 

di Alessandra Artedia


Maria, meglio conosciuta come Mary, vista la storia di emigrazione del padre nelle miniere di carbone in America, è una fresca signora. Classe 1916, novantuno anni portati molto più che bene, mi accoglie nella sua casa gualdese, non lontana dalla Flaminia. Entrando nella sua abitazione, mi conduce subito nella sua stanza, ove mi mostra delle targhe conservate con grande cura: una, mi dice, è un caro regalo del sindaco Rolando Pinacoli, "il più caro regalo che ho mai ricevuto" aggiunge. In essa si attesta il riconoscimento d’onore per la lunga militanza attiva di Mary all’interno del Partito. La passione, la lucidità e la freschezza con cui conduce i suoi racconti la rendono straordinaria. Le chiedo di raccontarmi i suoi ricordi del periodo dell’occupazione tedesca a Gualdo Tadino. Di certo non sono la prima ad intervistarla e infatti mi mostra due libri per i quali ha già fornito la sua testimonianza.

 

14mary0708.jpg (11055 byte)L’inizio della militanza antifascista

 

Mary davanti alla sua abitazione

 

Mary è entrata a far parte delle donne di supporto al Gruppo d’Azione Antifascista di Gualdo Tadino in seguito alla richiesta di collaborazione della sua amica Rita, che un giorno le chiese di aiutarla e allo stesso tempo di non fare troppe domande sul perché e percome. Da quel momento è iniziata la cooperazione per la causa della Liberazione.

 

I primi aiuti diretti a i partigiani

 

Le prime azioni di supporto concreto ai partigiani furono chieste a Mary sempre dalla sua amica Rita. Una volta le chiese di preparare qualcosa da mangiare per i ragazzi nascosti in montagna. Gestendo un negozio, spesso la gente pagava anche con polli, conigli, uova, patate o talvolta farina. Una sera, con quella farina furono preparate delle cresce trasportate poi in montagna da Rita, senza che fosse rivelato a Mary il luogo preciso. In un’altra occasione, Mary racconta di aver aiutato i partigiani a nascondere le armi o meglio: essi, dopo aver prelevato dalla caserma dei carabinieri numerose armi, soprattutto fucili, le dissero che dovevano assolutamente nasconderle a casa sua. Mary, assai spaventata, si chiese subito dove poter sistemare quelle armi, poiché era una manovra ad alto rischio. Quindi le nascose sotto un mucchio di patate che aveva nella sala di casa, accostate ad un baule. Il giorno successivo vennero i soldati tedeschi ed ella pensò alla fine. I due soldati guardarono nella saletta dove c’era il mucchio di patate, poi nella camera, dove aprirono l’armadio e perlustrarono sotto i letti. Prima di uscire, vedendo che Mary era impallidita per la paura, un soldato molto giovane le diede un buffetto su una guancia e le chiese:" Mamma, paura?". Ella riuscì appena a balbettare un "No!", infine i due uscirono senza far nulla di male.

 

Un altro giorno invece, erano circa le 23 di una sera d’estate del 1943, un partigiano venne da lei per affidarle le cure di un compagno malato. Di certo Mary nella sua abitazione non aveva medicine miracolose o la possibilità di prestare chissà quali cure. Al malato offrì una camomilla, l’unica cosa che aveva in casa, e un materasso per dormire, finché, il giorno successivo, vennero i familiari a riprendersi il congiunto. Non sa neppure se fossero stati gualdesi.

 

L’unica volta che salì sulla montagna, nei pressi del rifugio della Madonnuccia, lo fece sempre tramite la sua amica Rita e solo per consegnare un messaggio del quale ignorava il contenuto.

 

Sebbene Mary non operò mai direttamente con i partigiani, ha messo molte volte a rischio la sua vita e quella dei suoi famigliari, dato che aveva un figlio piccolo di appena cinque anni.

 

Le esecuzioni pubbliche in piazza

 

Quando i tedeschi catturarono Giulio Sorgo, Mary, insieme a molti altri gualdesi, fu condotta in Piazza Vittorio Emanuele (oggi Piazza Martiri della Libertà) per assistere alla sua impiccagione. Mary ricorda ancora chiaramente il cappio che pendeva dal balcone del Municipio e il condannato su una camionetta portato dalla caserma dei carabinieri davanti al Municipio. Mary si trovava davanti al negozio Lucarelli. Era il 23 marzo 1944. All’improvviso arrivò un contrordine: il condannato non doveva più essere ucciso, ma sarebbe stato giustiziato altrove. Quando furono fucilati i martiri gualdesi Mary non fu chiamata ad assistere, mentre fu condotta ad assistere alla macabra scena la ragazza che lavorava per lei e suo marito nella bottega di sartoria.

 

Di certo il marchio della paura ha segnato indelebilmente la memoria della signora Mary.

 

L’ingresso nel partito comunista

 

L’ingresso di Mary nel partito è stato molto singolare. Suo marito gestiva un negozio di sartoria in Corso Italia, e spesso lì si ritrovavano uomini delle varie organizzazioni antifasciste o per parlare con il marito o per conferire tra di loro. Ogni volta che arrivavano trovavano una buona scusa per farla uscire dalla bottega, finché un giorno, vedendo anche che la signora si stava irritando a causa di questo atteggiamento ripetuto e protratto, Augusto Pinacoli, Fiorello Sergiacomi e Nello Barberini non le chiesero di andarsene, bensì di confezionare una bandiera rossa per il Partito Comunista e di conservarla nel negozio. Questo era davvero rischioso, perché i tedeschi facevano sempre su e giù per Corso Italia e avrebbero potuto insospettirsi per quelle riunioni. Il marito decise dunque di riporre la bandiera dentro ad una stoffa doppia e di conservarla nel bancone della sartoria. Un giorno entrarono due tedeschi, forse per una spiata, e si misero a guardare intorno come a cercare chissà che cosa, finché entrarono nel retrobottega, ove erano custoditi due sacchi di carbone per il ferro da stiro: presero i sacchi e li vuotarono in mezzo alla bottega causando un immenso polverone. Dopodiché se ne andarono. Lo spavento per quella visita fu grande, per fortuna andò tutto per il meglio.

 

La liberazione

 

Ancora molto nitido è il ricordo del giorno della liberazione. Mary lo descrive come un momento indimenticabile in cui nessuno pranzò per la grande gioia della notizia dell’arrivo degli Alleati. Questi arrivarono dalla zona ove oggi si trovano i giardini pubblici e al loro arrivo la piazza si riempì improvvisamente di gente festosa. Gli Alleati distribuivano sigarette in gran quantità, merce introvabile a Gualdo all’epoca e tutti accorrevano per rifornirsi. L’arrivo degli anglo-americani aveva riportato un po’di tranquillità, e dopo tanti anni di guerra, sembrava incredibile poter respirare di nuovo l’aria della pace, se non ancora quella del superamento della miseria.

 

La testimonianza qui raccolta possa essere monito e memoria per chi, come quelli della mia generazione, si sono ritrovati a vivere in un paese agiato.

 

Il 1 luglio è trascorso sotto silenzio il 63° anniversario della fucilazione dei Martiri Gualdesi. L’agio e il benessere in cui viviamo non prendano il sopravvento sulla memoria degli spargimenti di sangue che hanno preceduto e attraverso i quali purtroppo si è giunti alla nostra era di pace.

Storia

 

 

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