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"La fine penosa del Calai"
e il naufragio del Titanic
Laccostamento
non sembri irriguardoso; se anche può apparire strano, è pertinente: analoghi i
presupposti, analoghi gli aspetti a volte patetici di una vicenda, voluta dalla classe
politica locale, che si consuma sulla pelle dei gualdesi.
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I
presupposti, dicevamo: quando fu varato il Titanic qualcuno proclamò orgoglioso
"Nemmeno Dio lo affonderà"; invece il Titanic uscito in mare per la prima
crociera, nellAtlantico incocciò un iceberg e terminò la sua vicenda negli abissi;
le cronache riferiscono che, mentre la tragedia si consumava e i naufraghi in cerca di
scampo si contendevano posti sulle scialuppe, sui ponti e nei saloni le orchestre
continuarono a suonare, finché sulloceano calò il silenzio e si contarono i
cadaveri.
Le attinenze
con il Calai: nellultimo trentennio politici locali e relativi consulenti sono
andati a gara nel vendere fumo con proclami e progetti avveniristici per la
struttura ospedaliera gualdese, intoccabile "fiore allocchiello",
"gioiello della sanità umbra", struttura tecnologicamente allavanguardia.
Per chi non ha vissuto il tutto, o ha memoria corta, è sufficiente rileggere le tante
dichiarazioni riportate nelle 18 annate de LEco del Serrasanta: autentiche
pietre.
Dopo la
costituzione delle USL il Calai, con oltre 250 dipendenti, divenne la più grossa azienda
gualdese, retta in commistione di sanità e politica da medici che giocavano alla
politica e politici improvvisati esperti in sanità, a gara con i colleghi eugubini,
nella non nobile contesa di creare primariati e centri di spesa, tanto cera chi
pagava; posti di potere e clientelismo, non per meritocrazia, bastava, in genere, avere la
tessera.
Lacme
fu raggiunto con la creazione di una cardiologia aspirante leader nazionale: un nuovo
reparto (non esistito per anni sulla carta) la cui dotazione di personale e mezzi,
sottratti agli altri reparti, non ebbe limiti; poi il centro ricupero infartuati (uno dei
primi in Italia, ma non previsto nei piani sanitari regionali), le partecipazioni di
cardiopatici alle maratone di New York e tante altre cose, più folkloristiche che
sanitarie.
Il Calai
emulò il Titanic con lacquisto chiacchierato di un angiocardiografo
davanguardia, non in dotazione nemmeno dellospedale Regionale, aprendo i voli
pindarici della "cardiochirurgia fatta fra i monti di Gualdo", che causò
unautentica insurrezione nel mondo politico ed accademico perugini, mentre si
chiudeva ostetricia e penalizzando i reparti di chirurgia e medicina. Poi il trasloco da
Gubbio a Foligno per i difficili rapporti con Gubbio, mentre buon senso suggeriva che
ambizioni cardiochirurgiche non potevano prescindere dal rapporto con lOspedale
Regionale. Dopo gli anni del terremoto, durante i quali il Calai si era ricavato uno
spazio nella realtà folignate, poiché la sua efficienza era un costo aggiuntivo per
lASL di Città di Castello (4 miliardi di vecchie lire in un anno per prestazioni ad
assistiti di quella ASL che preferivano il Calai ai suoi tre ospedali), se ne dispose
leliminazione, creando il nuovo polo di Branca: liceberg che avrebbe affondato
il Calai.
Laffare
Branca: operazione di ingegneria contabile senza disponibilità finanziarie (un debito
che dovremo pagarci a rate per ventanni) supinamente accettata, con limpegno
che il Calai sarebbe restato funzionale finché non sarebbe stato pronto il nuovo
ospedale. Contrariamente a quanto sottoscritto, invece, ed assicurato in campagna
elettorale (programma di cui si ricorda solo ciò che fa comodo), anche se la nuova
struttura non è pronta (e tuttora non cè denaro per attivarla), i politici si
sono affrettati a tornare nella Canossa eugubina, ignorando che nella nuova realtà, non
erano più secondi, ma quarti, dopo Città di Castello, Gubbio, Umbertide, sottovalutando
risvolti e conseguenze di una lunga fase di integrazione di organici e servizi degli
ospedali di Gualdo e Gubbio, in cui sarebbe prevalsa la logica già sperimentata del più
forte.
Denunzia di
questa scelta sciagurata è il comunicato dellANACA in cui si legge "il
passaggio all'Asl n.1 succedersi di un guaio dietro l'altro", per il Centro di
recupero, di un vero e proprio "buco nero", di uno "stato di completo
abbandono, da tutti: Regione, Comune, Provincia, Asl n.1. Perché? Ormai non si tratta
più di una voragine quella che si è aperta nell'ambito dei servizi ospedalieri di Gualdo
Tadino".
Stesse
critiche vengono anche dalla minoranza interna dei DS.
I particolari
sono cronaca corrente, lAmministratore dellASL fa il suo mestiere: chiusura in
cassaforte delle chiavi di camerate (dopo averne cambiato le serrature) per impedire il
ricovero di pazienti; chiusura programmata della chirurgia, malati dirottati a Gubbio,
Umbertide o Città di Castello (e chi ha dolori strilli!); protesta sulla stampa del
chirurgo titolare che adombra ricorsi alla magistratura; dissoluzione dellorganico
con un fuggi fuggi generale del personale, dai risvolti a volte patetici, in coloro che
attraverso gli anni nella struttura del Calai avevano realizzato le certezze di
unesistenza e che si scoprono destinati alla mobilità o a Città di Castello
perché in esubero, con cene di addio, commiati, pensionamenti, espressioni di più o meno
velata protesta.
Si smobilita,
si salvi chi può.
Da mesi è
una situazione drammatica, davanti alla quale anche il monolitismo dei DS si è spaccato
con accuse reciproche, il voto contrario del Sindaco al bilancio consuntivo dellASL
sulle cose già fatte, assume il significato di un "non sono daccordo con la
fregatura che mi è stata data!", ma i danni sono fatti e il titolo a tutta pagina
sul giornale del Comune "Pronti per lospedale unico" ha il sapore
di una beffa. Risposte inconcludenti vengono da riunioni di maggioranza, incontri con
lassessore regionale e lAmministratore, comunicati stampa, mentre si allungano
i tempi dapertura di Branca (si parla di primavera 2008) e, per camuffare
allopinione pubblica ritardi di mesi, li si trasforma in giorni (ma anche gli
analfabeti sanno che 180 giorni sono sei mesi) con conseguenze sulla pelle
dellutenza e del personale.
Infine,
ultima boutale, la minaccia di rimettere il mandato!
Una
considerazione non può tuttavia essere evitata: il solerte assessore regionale Rosi
(quasi 1000 voti gualdesi), primattore di questa vicenda, il suo ospedale di Umbertide lo
ha salvato, così come ha saputo fare il Vice Presidente della Provincia Giovagnola per
lospedale della sua Panicale, cittadina di appena 7.000 abitanti. Strano procedere
nel razionalizzare la sanità umbra.
Infine,
"dulcis in fundo", si dà alle stampe un libro per celebrare la
centenaria vicenda del Calai, mentre se ne decreta lo smantellamento, come venti anni fa,
quando fu venduta la Banca Popolare! Sopravviveremo nella storia.
I cento anni
di onorato servizio del Calai, se era destinato alla chiusura, meritavano un epilogo
migliore, per lutenza disorientata dal caos che sta vivendo, e per il personale.
Mentre continuano a suonare le orchestre di partito, il totovoto propone chi salverà le
chiappe con relative chiacchiere e illazioni (eloquente la lettera del Consigliere
Biagiotti): ma, nella realtà gualdese ci si conosce troppo bene perché la gente non
sappia vedere manovre più o meno occulte, disegni reconditi, e chi ha scheletri negli
armadi, fra i circa 300 dipendenti, ex dipendenti, ex amministratori del Calai, dei quali
più duno recita il tardivo ruolo del pentito e dispiaciuto.
Certo, mentre
lorchestra della propaganda continua a suonare, nel naufragio qualcuno salverà le
chiappe (e ciò che cè sotto), applaudendo orgoglioso di essere stato attore nella
vicenda, ma cè anche chi la pensa diversamente e ha il diritto di essere ascoltato.
v.a. |
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