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N. 9 - Settembre 2007 |
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L'acqua come bene comune
Nelle due foto unimmagine delle Fonti della Rocchetta daltri tempi non lontani e del Fontanile, quando vi abbondava l'acqua.
La proposta di legge, d'iniziativa popolare, è suddivisa in 13 articoli, sostenuta e promossa da varie associazioni nazionali e comitati territoriali, organizzati in un Forum, che si battono perché il bene più prezioso per l'umanità sia accessibile a tutti. Tra essi cè anche il Comitato per la tutela del Rio Fergia, anche se la proposta, in realtà, non si occupa delle acque minerali se non nel penultimo articolo. Gli obiettivi sono di far tornare pubblica la gestione dell'acqua per contrastare gli effetti della gestione privata, come nel nostro territorio Umbra Acque con le sue tariffe.
I principi alla base della proposta, definiscono anche i criteri per l'accesso libero all'acqua bene comune e diritto inalienabile di tutti e la salvaguardia del patrimonio idrico. Principi questi, che si legano alla vicenda Rio Fergia. Non è mia intenzione dilungarmi su principi che tutti già dovremmo conoscere, ma solo aggiungere la mia voce al coro di protesta del Comitato, come gualdese rimasta tra i pochi ad aver seguito questa vicenda. Ho compreso l'importanza della protesta, grazie ad una mia collega di lavoro che, pur non di questa zona, da sostenitrice dei principi alla base di questa proposta di legge, si è unita alla battaglia del Comitato. L'acqua è, infatti, un bene comune che deve essere tutelato e non mercificato a favore di pochi, senza perdere di vista l'uso sostenibile di tale risorsa.
Per uso sostenibile si intende l'uso più efficace che deve essere fatto delle risorse naturali, nel loro ciclo di vita, pensando anche all'utilizzo che ne dovranno fare le generazioni future. A quanto sembra, il prelievo dai pozzi di Corcia e Rigali, da parte dellIdrea, non garantisce questa possibilità. A questa società la Regione, con la determina dirigenziale del 25/5 permette l'avvio dei lavori, anche contro i risultati di studi condotti da autorevoli personaggi come il dott. Tulipano dell'Università degli Studi di Roma, che confermano come i pozzi di Rigali e Corcia interferiscano, al contrario di quanto si vuole far credere, con il bacino delle sorgenti del Rio Fergia, mettendone a rischio la portata.
Le ultime vicende di cronaca hanno visto il Comitato impegnato con la seduta del Consiglio Regionale del 3 luglio, in cui si doveva ridiscutere per l'appunto la determina dirigenziale del 25/5. Gli esiti di questa battaglia non sono stati a favore del Comitato, poiché c'è stato il solito scaricabarile politico tra maggioranza e opposizione, lontano dalle reali esigenze dei cittadini, ma legato alle loro questioni di potere e paradossalmente, agli interessi di privati. Quegli stessi cittadini che, a quanto mi è sembrato di capire, e da quanto si può leggere anche sul sito, non chiedono altro che "... il rispetto del protocollo d'intesa del 1993 che, democraticamente, è stato sottoscritto in Prefettura da tutte le parti in causa e cioè i comuni di Nocera Umbra e Gualdo Tadino, il Comitato per la tutela del Rio Fergia, la Regione dell'Umbria, che impone il prelievo dalle sorgenti del fiume di soli 28 l/s da destinare ad uso idropotabile, e non allo sfruttamento industriale, e la chiusura dei pozzi di Corcia e Rigali che interferiscono nel bacino acquifero delle sorgenti del Rio Fergia, come ha dimostrato l'ARPA e la relazione del prof. Tulipano".
La concessione all'Idrea/Rocchetta non rispetta, quindi quanto stabilito dal protocollo permettendo, per scopi commerciali, il prelievo di 12 litri al secondo, dal Rio Fergia che insieme ai 20 l/sec di Nocera Umbra e all'1 di Gualdo farebbero 33 l/sec per almeno nove mesi l'anno. La discussione ha messo in crisi la maggioranza di centrosinistra, com'è stato riportato dai giornali e come già si era verificato nel Novembre scorso. In quella circostanza, l'ordine del giorno che doveva presentare Rifondazione Comunista, era contrario alla concessione, ma è stato ritirato perché i rappresentanti avrebbero rischiato l'espulsione dalla maggioranza se avessero votato a favore. L'unica presenza politica rimasta a sostenere il Comitato è stata quella del Verde Dottorini.
Non ho trovato scritto nulla, né sentito nessun politico locale parlare dei vantaggi di questa concessione della nostra acqua e dei benefici che ricadranno sul territorio, da questo sfruttamento da parte di privati. Probabilmente perché questa vicenda ha poco a che vedere con i vantaggi che può portare una sana industrializzazione del territorio, fatta con giusti criteri e pensando ai cittadini. Come il Comitato stesso dice, non si vuole impedire l'industrializzazione del territorio, ma semplicemente evitare la cattiva gestione (alquanto palese ..) di una risorsa naturale così preziosa lontano da ogni concetto di sostenibilità ambientale.
Come gualdese e come giovane donna, quindi, ho sentito di voler fare qualcosa, anche se a modo mio, per difendere il Rio Fergia appoggiando la causa del Comitato, ma anche quella della mia collega e di tutti coloro che credono in questi principi, in attesa che le 406.626 firme raccolte e consegnate in Parlamento diventino strumento importante, come quello legislativo, in grado di "garantire un uso sostenibile e solidale del patrimonio idrico".
Nel 1993, il Comitato per la tutela del Rio Fergia ebbe un successo; la speranza è che anche questa volta il Comitato (che dimostra di non essersi arreso nonostante lultima sconfitta ...) ne esca vincitore per il nostro bene e quello delle generazioni future. Lo sfruttamento del Rio Fergia da parte di un privato e con il consenso dei politici votati dai cittadini, potrebbe compromettere la portata del fiume. E in un'epoca in cui l'acqua sta diventando un problema, a causa di piogge sempre più scarse, consumi e sprechi più elevati e poiché ci sono sopratutto milioni di esseri umani che non possono attingere acqua potabile, questa concessione per scopi commerciali rappresenta un paradosso che una popolazione civile non può permettere.
Valeria Anastasi |
Acqua
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