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N. 9 - Settembre 2007 |
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Vent'anni di CAI a Gualdo Alla ricerca delle nostre radici
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In seguito altri gualdesi aderirono e si formò un discreto gruppo che mi piace ricordare: Graziano Anderlini, Angelo Bassetti, Vittorio Carini, Renzo Fruttini, Sergio Garofoli, Mara Loreti, Giancarlo Matarazzi, Giovanni Mancini, Carlo Paoletti, Elisabetta Panunzi, Giuseppe Pasquarelli, Osvaldo Pigliapoco, Arnaldo Polidoro, Celestino Petrelli, Pacifico Salvatori, Paolo Sergiacomi, Sergio Spinosi, Mauro Tavone, Giuseppe Venarucci, Laura Scatena, Luigi Vecchiarelli, Franco Cocchi Zorè. Un gruppo di venticinque soci che condivise le attività della sezione di Fabriano per ben ventitre anni.
L'ospitalità e la gentilezza degli amici fabrianesi ci hanno fatto trascorrere momenti di gioia e di spensieratezza. Allora le gite erano organizzate con pullman ove ci si ritrovava tutti uniti. Canti e battute spiritose ci accompagnavano. Le uscite erano, per lo più dirette verso i Sibillini: monte Vettore, Monte Bove, La Prata, Bolognola. Non mancarono gite lontano: alle Alpi Apuane, alle Dolomiti, al Gran Sasso, alla Maiella. Ricordi belli che restano nella memoria con la nostalgia di un tempo che fu.
Nel 1987 si decise di formare una sezione a Gualdo Tadino. Il Consiglio provvisorio (che aveva il compito di redigere lo statuto della nuova sezione CAI di Gualdo Tadino) era così composto: Alfredo Frillici, Sergio Garofoli, Mario Giubilei, Enrico Libera, Mara Loreti, Giovanni Mancini, Carlo Paoletti, Arnaldo Polidoro, Giuseppe Pasquarelli, Pacifico Salvatori, Walter Vinciotti.
Le attività della nostra sezione si sono articolate su programma escursionistico annuale redatto dal Consiglio direttivo. Ogni anno è organizzata la festa della montagna con il fine di stimolare la gente a frequentare la montagna per conoscerla e amarla. Raduni intersezionali, interregionali si sono svolti sulla nostra Valsorda segnando momenti di grande gioia e serenità.
Da alcuni anni non vengono organizzati pullman per gite invernali o estive: è una nota negativa. Si perde il senso della collettività, della solidarietà. I canti della montagna che si facevano nei pullman non si. odono più. L'andare isolati, con macchine personali, è un'altra cosa, ci si dimentica di far parte di un gruppo CAI, di essere membro di una sezione, manca una unione, una intesa, una partecipazione che di solito dà allegria, spensieratezza, sicurezza, aiuto nel bisogno. Si perde quell'afflato, quella comunione danimi, quel calore di fratellanza che solo le gite in pullman sanno dare.
Mi auguro che ritornino, almeno saltuariamente, quei momenti di calda allegria vissuta insieme. Non credo che questa mia nota sia romantica nostalgia dovuta alletà, ma un socio che da quarantaquattro anni partecipa alla vita del sodalizio sa cogliere i valori della vita associativa, li esprime con animo forse un po rattristato, riconoscendo che il CAI, oltre allamore, al rispetto della montagna, deve educare alla solidarietà, alla fratellanza, al saper vivere insieme.
Mario Giubilei |
Associazioni
Vent'anni di CAI a Gualdo
La corale CAI: una sorgente di emozioni
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