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N. 10- Ottobre 2007

Accademia dei Romiti

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CAVA BOLOGNA

I risvolti della marcia indietro

 

Riccardo Serroni


Eppure l’assessore all’Ambiente Bruno Filippetti era convinto che fosse un buon progetto. Intanto perché avrebbe trasformato in meglio l’attuale paesaggio, poi perché avrebbe assicurato al comune un incasso di circa 10 milioni di euro. Dalla cava Bologna, infatti, si ipotizzava un’asportazione di circa 3 milioni e mezzo di mc di materiale ed al comune (essendo l’area di proprietà comunale) sarebbero andati 3 euro al mc. Soldi preziosi per portare avanti qualche progetto importante e mantenere a livelli accettabili per le famiglie i costi dei servizi.

 

Il provvedimento era stato votato a maggioranza, non senza qualche mal di pancia di Rifondazione Comunista, in un consiglio comunale dell’agosto 2006. Pare che la popolazione di Palazzo-Vaccara, cui era stato preventivamente spiegato il progetto che prevedeva una strada alternativa per non creare problemi ambientali alla frazione, non fosse, all’epoca, contraria.

 

Poi è cambiato tutto. Perché?

 

Lo stop e la marcia indietro sono stati determinati da un’assemblea di Rifondazione Comunista in quel di Palazzo-Vaccara con il vice sindaco Cappelletti e l’assessore Graciolini. Assemblea che, in quanto iniziativa autonoma di un partito della maggioranza, non è piaciuta ai socialisti. Ma, soprattutto, incontro che ha fatto registrare una inversione di tendenza da parte della popolazione, non più favorevole. I motivi? Dall’agosto 2006 l’opposizione del Comitato Rio Fergia alla concessione Idrea, che ha avuto vasta eco anche fuori di Gualdo e dell’Umbria (con la sponsorizzazione pure di Beppe Grillo), ha fatto proseliti, aumentando la sensibilità della gente verso le problematiche ambientali. Nell’assemblea suddetta, cui ha partecipato anche qualche rappresentante del comitato boschettano, se n’è avuta una dimostrazione evidente. A questo punto Rifondazione Comunista e DS, temendo la nascita di un nuovo comitato, hanno imposto lo stop. Troppo rischioso andare alle elezioni fra un anno e mezzo con due fronti aperti come Boschetto e Vaccara. La fine dei discorsi è stata, poi, sancita in un incontro tra le forze politiche di maggioranza (DS, Rifondazione, Socialisti, UDEUR). In questa legislatura non si parlerà più di cava Bologna. Se qualcuno riaprirà il discorso dopo le elezioni del 2009 si vedrà. Neanche i socialisti hanno insistito, chiedendo, però, un confronto per rimodulare il programma di fine legislatura in conseguenza delle mancate entrate assicurate dalla cava.

 

Non c’era, però, solo un problema di opportunità politica alla base dei contrasti emersi all’interno della maggioranza. C’erano vedute diverse anche sull’ipotesi di gestione, qualora fosse stato dato il via. Il sindaco Scassellati propendeva per una gestione affidata ad un consorzio di cavatori gualdesi da costituirsi (per la verità un consorzio Cave Bologna è già stato costituito ed è quello che sponsorizza il volley femminile, ma è una iniziativa autonoma di tre cavatori e non ha nulla a che fare, ci hanno spiegato in comune, con il consorzio pensato dal sindaco). I DS, invece, avrebbero voluto che la cava fosse gestita dall’ESA o dalla SIS (l’organismo di servizi alle imprese costituitosi recentemente). E sul tipo di gestione si è centrata anche la polemica di Walter Biagiotti che ha accusato la maggioranza di voler svendere il materiale ed è dell’idea che il comune debba gestire la cava in proprio.

 

Insomma, sensibilità ambientale sì, ma con un occhio più attento a come gestire il possibile affare (per il comune, naturalmente) perché per chiunque andrà ad amministrare dopo il 2009, quei circa 10 milioni di euro disponibili sotto un cumulo di pietre da portare via faranno comodo, eccome se faranno comodo.

 

Restano i dubbi, più che legittimi, sulle possibili conseguenze ambientali. Le esperienze passate non sono confortanti. Fino ad ora i risanamenti delle cave dismesse hanno quasi sempre prodotto nuovi guasti con asportazione di materiale superiore al consentito (sul colle dei Mori è stata addirittura provocata una frana del sito archeologico). Che qualcuno possa temere che ciò possa accadere anche sulla cava Bologna non è scandaloso. Eventualmente occorrerebbe un controllo ferreo.E che gli abitanti di Palazzo-Vaccara possano temere di convivere per una decina di anni con polvere e rumori molesti è comprensibile. C’erano preoccupazioni anche per le sorgenti di Vaccara. Ma su questo fronte pare che Umbra Acque abbia escluso conseguenze negative.

 

Resta il problema del recupero della cava in questione. Oggi c’è una nuova cultura. Recuperare riportando materiale, anziché asportarne di nuovo. Esempi positivi li abbiamo avuti anche a Gualdo con la cava della Madonnuccia e quella degli Zoccolanti, riempite con materiale controllato e rimboschite con le feste degli alberi.

 

Partendo dal presupposto che sulla cava Bologna prima o poi bisognerà intervenire per ridare all’ambiente un aspetto gradevole, su quale strada scegliere è solo una questione politica.

Attualità

 

CAVA BOLOGNA: I risvolti della marcia indietro

 

Un problema aperto

 

 

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