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N. 11- Novembre 2007

Accademia dei Romiti

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Altrimondi: rubrica di cultura e attualità a cura di Alessandra Artedia

Oltre i confini: la tecnologia ci rende davvero felici?


Negli ultimi dieci quindici anni si è assistito a grandi mutamenti politici, sociali e culturali. Gli effetti di tali irreversibili rivolgimenti sono sotto gli occhi di tutti, e la nostra città non è stata per così dire "risparmiata". Per molti aspetti non essere stati "risparmiati" dalla tecnologia è stato un vero e proprio vantaggio. Come afferma Zygmunt Bauman nel libro Dentro la globalizzazione - Le conseguenze sulle persone, essere locali in un mondo "globale" non costituisce un’agevolazione.

 

Una data cruciale per la storia del nostro paese, che ha avuto ripercussioni anche a livello locale, è stata quella del 1989. Da quella data cruciale si è prodotto il tangibile avvento di quel fenomeno chiamato "globalizzazione", accelerato appunto dalla diffusione dei mezzi di comunicazione. Attraverso i mezzi di comunicazione si è originato il confronto con l’esterno, finché non è stato più sufficiente guardare il benessere solo in televisione, o meglio, non ci si è più accontentati di vederlo solo da lontano, ma in virtù della globalizzazione, è germogliato in ognuno di noi il desiderio di "andare oltre i confini". Il crollo del muro di Berlino ha significato l’apertura, una svolta storica che non è stata solo tedesca, bensì europea e mondiale. Sembra strano, ma le ripercussioni, a livello tecnologico e sociale sono giunto sino a noi, anche a Gualdo.

 

Nei miei ricordi di bambina, campeggiano, ad esempio, le cabine telefoniche: mi riferisco alla fine degli anni ottanta ... ora questi parallelepipedi di plexiglas rosso-arancio e trasparenti quasi stanno scomparendo dalle nostre strade e dagli angoli delle piazze ... non so se nella nostra città ve ne siano rimaste un paio nei pressi del capolinea degli autobus ... Anche alcuni luoghi pubblici le stanno smantellando, mentre un tempo si era lottato per la loro installazione.

 

Qualche tempo fa, spolverando tra i molti libri che popolano i miei scaffali, ho ritrovato una guida di Gualdo Tadino e delle sue frazioni che risultava stampata nei primi anni Settanta: la qualità della vita e la classificazione di un determinato esercizio pubblico - specie nelle località periferiche del comune - era data dalla presenza o meno del posto telefonico e dai collegamenti in autobus verso la città principale. Insomma, avere o non avere il box telefonico e i servizi autobus era come avere o non avere una stella in più per un hotel. L’arrivo della tecnologia e con essa dei cellulari, sta lentamente soppiantando tutto ciò. Quale utilità possono infatti ancora avere le simpaticamente fredde cabine rosso arancio, se anche quasi i neonati hanno il cellulare?Anche questo significa andare oltre i confini, al di là del Muro (di Berlino).

 

Rintracciare tutti ed essere tutti rintracciabili in pochi istanti, la velocità di scambio delle informazioni e non solo di esse, ci ha spinti tutti in orbita, rendendoci tutti satelliti di questo globo globalizzato, tutti siamo mobili, a bordo di un isola di Delo dalle dimensioni mondiali, sempre e perennemente in viaggio, perché il viaggio inizia con le informazioni che riceviamo e che trasmettiamo, via celleulare, via internet, via televisione, via satellite e per mezzo di altre mille invenzioni tecnologiche.

 

Viaggiare, sempre viaggiare, oltre tutti i confini. Il tempo e lo spazio hanno assunto nuove dimensioni, appaiono, sempre secondo Bauman, compressi. E i diversi usi degli stessi stanno investendo - e hanno investito e forse travolto - l’uomo di oggi. La mobilità è tra le caratteristiche principali che danno valore e prestigio ad un’esistenza, essa appare come la peculiarità della libertà di movimento, ma quest’ultima, poiché ha cambiato gli stessi concetti di spazio e di tempo, appare una "merce scarsa e distribuita in maniera ineguale".

 

Nell’intento globale di livellare tutti, si evidenzia, quasi paradossalmente, l’esatto contrario: la tecnologia e quindi la globalizzazione, unisce e divide allo stesso tempo e, se, grazie agli accordi di Schengen i confini, anche politici, sembrano non esistere più e pertanto pare che l’essere umano sia libero di spostarsi, di viaggiare, di andare e venire da uno stesso luogo. Lo spostamento è sinonimo di migrazione. Quest’ultima spesso non è solo e soltanto fisica. Tuttavia, per coloro che la vivono in maniera fisica, appare un viaggio ad un senso solo. Lo spostamento spinge quindi al contatto, al raffronto, più o meno forzato, ad una continua necessità di paragone e di superamento di nuovi ostacoli e "frontiere" culturali.

 

Ma se non esistono più confini, dove sentirsi dunque a casa? Ovunque o da nessuna parte?

 

Se passiamo le giornate al pc o aspettando che suoni il cellulare o in ansia quasi cronica in attesa di sms o di chiamate o di controllare la posta elettronica? Nulla pare ancora possibile senza computer e affini. Ma siamo davvero felici di vivere senza confini? Di restare sempre appesi "ad un filo" anche se i moderni mezzi tecnologici hanno quasi eliminato l’uso dei fili? Ci piace davvero essere sempre tutti migranti e in migrazione? O forse questo ci ha condotto e ci condurrà ad una vita sempre più nevrotica e frenetica mentre desidereremmo talvolta sognare di tornare a vedere Gualdo Tadino e l’intero mondo com’è raffigurato nelle foto d’epoca, coi "somari" (cosi si chiamano a Gualdo quelle simpatiche bestiole a tutti note) o con asini che portano giù la legna dalle nostre amene montagne? Siamo dunque i padroni o i servi della tecnologia?

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