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N. 11- Novembre 2007

Accademia dei Romiti

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Castore Durante, l'Accademia dei Romiti, Gualdo

 

di Valerio Anderlini


Riparlare di Castore Durante, dopo gli articoli sulla rifondazione dell’Accademia dei Romiti di Pierluigi Gioia ed Italo Giubilei, e dopo l’iniziativa di un gruppo di privati, coordinati dal blog Allegra Combriccola, che ha riportato a Gualdo Tadino una sua opera, è d’obbligo: più che per trascriverne da qualche pubblicazione i dati anagrafici e le notizie della vita, che lo condussero ad essere insignito del titolo di "cittadino romano" ed all’incarico di "archiatra dello Stato Pontificio", per far conoscere ed illustrare aspetti meno appariscenti della sua figura, legati alla sua gualdesità, che gli meriterebbero una maggior considerazione nella Gualdo Tadino di oggi, che intitola una via a Luca Coscione, e a nomi tratti dalla botanica e dall’orografia.

 

Sulla facciata del palazzo Comunale c’è una memoria lapidea dedicata all’insigne giurista Giandiletto Durante, padre di Castore, autore di una pubblicazione per secoli testo basilare di diritto ereditario (De arte testandi), ma nella toponomastica cittadina non c’è traccia di questo insigne cittadino; nella sobrietà di fine Ottocento infatti si era preferito indicare con la dizione generica di "Via dei Duranti" l’attuale Via Franco Storelli, su cui si affacciava la casa della famiglia Duranti nel ‘500, e sulla quale recenti interventi di arredo urbano avrebbero potuto almeno conservarne un ricordo. Poi, eventi connessi alle vicende dell’ultima guerra comportarono per la via l’attuale denominazione con spostamento del nome di Via dei Duranti all’attuale viuzza che collega Corso Italia a piazza San Francesco, ma Castore è restato semplicemente "uno dei Duranti" illustri: Piero, Giandiletto, Castore, Giulio, Polluce, Ottavio, una famiglia di personaggi autentici cui uno scrittore inglese ha dedicato addirittura un libro.

 

Cosa vogliamo aggiungere quindi per illustrare e far conoscere la "gualdesità del personaggio? La prima fondazione dell’Accademia dei Romiti ed i riferimenti al territorio gualdese che emergono dalle sue opere.

 

La prima, costituita seguendo una diffusa moda del tempo, è singolare perché quantunque la Gualdo di allora, dal punto di vista demografico, fosse ben poca cosa, dimostra la presenza in essa di uno spessore culturale; nella presentazione di una delle opere di Castore il cavalier Confidato di Ascesi così infatti parlava di Castore "Egli, ha dato principio in Gualdo sua patria ad una Accademia dei Romiti, dove essendo il luogo copioso di molti nobili spiriti, (oltre a mille altre doti concessile dalla Natura) ..."; e dallo stesso testo apprendiamo i nomi di alcuni degli accademici romiti:Antonio Casario, Giovannorso Lelio, Mario Bartucci.

 

Di altro rilievo sono le numerose citazioni del territorio gualdese, riportate nelle opere più importanti di Castore: nel Tesoro della Sanità egli riferisce "Gio Diletto mio padre ... nella gran peste dell’anno 1527 ... preservò se stesso e tutta la famiglia con la pimpinella ... ritirandosi in una propria villa di Morano ..."; altri riferimenti analoghi al territorio gualdese emergono dalla lettura dell’Herbario novo: qui, cita l’Abrotano indicando che "nasce spontaneamente nei colli di Gualdo ...; l’Anagiro "... che nasce copiosissimo nei nostri monti ..."; illustrando le peculiarità dell’Aglio serpentino cita "nasce nei monti eccelsi come il nostro Serrasanta"; l’Anthirrino "... che nasce nel Serrasanta di Gualdo ..."; parlando dell’Aquifoglio annota "nasce nelle nostre selve di Sparagaia ..."; in merito all’Aspleno, ricorda "io stesso ne ho colto in gran quantità nel romitorio di Santo Marzio, vicino a Gualdo mia patria"; passando al Carpino bianco scrive: "i nostri contadini e lavoratori di Morano e Sparagaia in Gualdo ne fanno gioghi per i buoi"; in merito al Cedro minore cita ancora "una villa chiamata Morano, luogo amenissimo"; della Centaurea maggiore scrive "... nasce copiosa nel monte Serrasanta"; ricorda poi il Croco "...   dell’amenissimo territorio di Gualdo"; la Conopo Salvatica e la Colutea che "... nasce nei monti di Gualdo"; il Dittamo " ... che nasce nei colli ripidi e sassosi di Gualdo"; l’Elleboro "nasce copioso nei monti di Gualdo ..."; in merito ai funghi annota "quelli che chiamano prugnoli nascono ogni anno alle prime piogge in aprile e, nei monti di Gualdo in una nostra villa detta Sparagaia vi nascono odoriferissimi ..."; la Genziana "nasce in gran copia nei monti Appennini"; la Lunaria che "... nasce copiosa nel mio monte di Sparagaia in Gualdo"; la Palma Christi "... nasce nei prati e nei nostri monti di Gualdo"; il Panace "... nasce sul supramonte di Gualdo"; quanto alle piante nocive e velenose egli cita poi la "Thora gualdese, che nasce nei monti di Gualdo", il Vincetossico "che io molte volte ho raccolto ai pié del nostro monte Serrasanta in un boschetto del romitorio di Santo Marzio", e la Vulneraria che "nasce copiosa nei monti di Gualdo in una mia prateria chiamata Monte Nero ed anche in quello del Serrasanta".

 

Come possiamo costatare Castore Durante, mentore della cultura del suo tempo, ha trasfuso in abbondanza la sua gualdesità in opere letterarie e scientifiche oggetto di numerose ristampe fino ai tempi nella nuova scienza, che si diffuse dopo il 1700, per cui la sua figura andrebbe adeguatamente valorizzata: Egli non fu certamente uno dei tanti.

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