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N. 11- Novembre 2007

Accademia dei Romiti

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Lettera aperta a Gianni Pasquarelli


Egr. Direttore o Presidente.

 

Mi scuso, ma non so come definirla, viste le numerose cariche ricoperte nella prima repubblica.

 

Leggo con interesse i suoi articoli pubblicati da "Il Nuovo Serrasanta": ultimo "Il canto del grillo". Inevitabile ed anche un po' banale il riferimento ad uno dei libri più belli della letteratura italiana: Pinocchio. Voglio fare da grillo parlante e chiederle perché lei non menziona mai la sua città di origine? Forse il paese dei balocchi romano l'ha distratta così tanto da farle dimenticare i suoi luoghi? Forse la nostra città. è per lei, come per tanti emigranti che hanno avuto fortuna, una passeggiata a Valsorda ed una bella bevuta di acqua ... fino che c'e'? Forse ha sentito parlare di Rio Fergia? Mi viene in mente una intervista che le venne fatta qualche tempo fa durante una manifestazione eugubina: l'intervistatore le chiese dove era nato, e lei, per cortesia nei confronti di chi la ospltava; disse: "in un paese vicino Gubbio". E' triste per uno che ama la sua città non avere conforto da parte di chi avrebbe potuto e forse può ancora fare qualche cosa per poterla migliorare.

 

La saluto con affetto.

 

Dr Ruggero Luzi

 


Risponde Gianni Pasquarelli

 

Caro dottor Luzi,

 

Le dirò subito che la Sua birichina e garbata "lettera aperta" mi ha fatto piacere. Mi chiede, in sostanza, perché non menzionerei mai la città che mi ha dato i natali. Grossolana bugia, certo in buona fede. Al mio Paese, ai miei anni giovanili ma pure alla mia vicenda professionale, ho dedicato un libro che forse le è sfuggito. Pazienza, può accadere. Lei sa quanto sia importante oggigiorno l’informazione, qualcuno addirittura sostiene che essa sia una materia prima al pari dei minerali di ferro e del carbone all’inizio del secolo scorso. Non la trascuri, dunque, non foss’altro per evitarsi che qualcuno possa accusarla di aprire bocca senza sapere o riflettere.

 

Poi mi fa dire che io avrei risposto, ad un intervistatore in quel di Gubbio che mi chiedeva dove ero nato, così: "In un paese vicino Gubbio". Altra grossolana bugia. Mi conosco troppo bene per rispondere in modo tanto cretino. Infine mi chiede se ho sentito parlare di Rio Fergia. Qualcosa credo di sapere perché leggo avidamente "Il Nuovo Serrasanta", come leggevo il foglio che lo ha preceduto. Ma non vorrei parlarne per due motivi: primo, perché nessuno è profeta nella sua patria; secondo, perché a Gualdo non si fa polemica argomentata e serena, ma pregiudiziale e sentenziosa, la quale, mi creda, non mi è congeniale perché si è tutti sulla stessa barca, anche se ognuno rema per proprio conto.

 

So bene che il nostro Centro storico si sta spopolando, esaurendo, spegnendo. Come nei secoli addietro si viveva appollaiati sopra un cucuzzolo per difendersi dal viavai straniero di re, imperatori e capitani di ventura, oggidì si gravita verso la pianura dove collegamenti e trasporti sono più fluidi e veloci. C’è in tutto ciò un che di naturale, che però non va passivamente subito. Va invece governato, pilotato, preso in contropiede per evitare che il Paese langua e si estingua quanto a vitalità, comunità, storia, colpo d’occhio paesaggistico. Non lo si è fatto, purtroppo, e non vorrei che ora i buoi siano usciti dalla stalla. Occorre riportare alla svelta in alto un po’ di quel che si è decentrato in basso. L’ho scritto più volte, ma quanto vale scriverlo?

 

Ricambio il saluto affettuoso,

 

suo

 

Gianni Pasquarelli

Gualdesità

 

 

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