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N. 11 - Novembre 2007

Accademia dei Romiti

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Il vaso di coccio tra

i vasi di ferro

 

Riflessioni ed idee in fatto di ceramica

 

di Carlo Catanossi


Mi dicono che la festa del ceramista sia stata, quest’anno, un po’ sottotono. Ci sarebbero state alcune cose che lasciavano a desiderare e la partecipazione non sarebbe stata ai livelli che si ricordano.Uso il condizionale poiché non ho potuto verificare di persona essendo fuori città in quelle ore ma mi sarei meravigliato se fosse avvenuto il contrario.

 

Non mi va di apparire come l’ennesimo sproloquiatore sui problemi della ceramica gualdese ma i dati presentati anche su questo giornale in occasione della giornata annuale dedicata alla ceramica mi sembrano parlare chiaro.Un settore che prima era trainante per la città oggi non sembra esserlo più e questo pone almeno due problemi.

 

Il primo per la città stessa ed il suo territorio che vede indebolirsi questo importante campo di attività e di sviluppo economico e deve tentare di evitare il declino del sistema e, in ultimo di sostituirlo. L’altro, tutto interno al distretto della ceramica, che deve interrogarsi su come svilupparsi, crescere o, se vogliamo, sopravvivere.

 

Ho visto qualche giorno fa un servizio televisivo sulla ceramica di un area della Puglia tipica per la realizzazione di fischietti. Non credo si possa immaginare di puntare su un unico prodotto ma le nostre linee portanti o di punta quali sono?

 

Vedo alcune aste di ceramica in internet: si raggiungono anche discreti prezzi ma a comprare mi sembra siano sempre dei gualdesi.

 

Forse sarà venuto il momento di tornare sulle piazze nazionali ed internazionali con i prodotti di punta adeguatamente sponsorizzati e valorizzati che siano veramente il traino per la produzione , non meno qualificata e qualificante ma sicuramente di massa, che segna la quantità in ogni distretto produttivo del nostro Paese.

 

Un banchiere interessato al territorio, poche settimane fa, mi chiedeva di cosa ci fosse bisogno per questo settore e cosa avrebbe potuto fare come Istituto.

 

Molte ipotesi possibili: dalla formazione, ai marchi, alla promozione, io non saprei proprio cosa dire. Ma qualcuno c’è che sa cosa serve? La scommessa degli anni settanta fu il Centro Promozionale della ceramica: non ha mai funzionato come si deve ma non si può negare che fosse una buona idea. Oggi non esiste, a mio avviso, un idea che, nella diversità, possa costituire un servizio analogo e, soprattutto, possa denotare una analoga capacità di progettare il futuro. Eppure sarebbe molto più indispensabile di quanto lo fosse negli anni settanta e, forse, neanche troppo difficile da realizzare.

 

Economia

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