logoserrasanta.jpg (9762 byte)

N. 11- Novembre 2007

Accademia dei Romiti

Prima pagina

Edizioni

Sommario


I SINDACI DI GUALDO TADINO

Celestino Colini: il sindaco che gestì i problemi della prima guerra mondiale (28 ottobre 1915-31 dicembre 1919)


Nacque a Sigillo il 5 luglio 1857 da Clemente Colini (1789-1873) e Rosa Bastianelli (1823-1879) che si erano sposati il 29 agosto 1840. Il padre, industriale della carta, aveva sposato in prime nozze la nobile Angela Montini Taddei (Spoleto 1780-Sigillo 1835) dalla quale aveva avuto 5 figli tra cui Adelaide (1810-1886) che nel 1835 si unì in matrimonio con il gualdese Enrico Calai Marioni (1812-1871); pertanto Celestino Colini era zio di mons. Roberto Calai Marioni (1842-1920), anche se era nato 15 anni dopo.

 

12lapidepic0711.jpg (9959 byte)La famiglia, oltre alla proprietà della cartiera di Scirca, vantava vasti possedimenti terrieri e immobiliari tanto che dopo l’unità d’Italia acquistò il castello di Crocicchio, facendone la propria residenza.

 

La lapide commemorativa dei caduti gualdesi (clicca per ingrandire)

 

Celestino Colini fu un vero "professionista" della politica comprensoriale: sindaco di Sigillo dal 1891 al 1899, poi dal 1902 al 1904 e, infine, dal 1912 al 1914; consigliere provinciale del mandamento di Gualdo Tadino dal 1891 al 1899, consigliere comunale dal 22 luglio 1914. Quando Francesco Maurizi rassegnò la dimissioni da sindaco di Gualdo Tadino per incompatibilità con la funzione di direttore didattico, Celestino prese il suo posto il 28 ottobre 1915 nel corso del primo conflitto mondiale, quando le carenze strategiche e organizzative dell’esercito italiano, con la perdita di 62.000 soldati e il ferimento di altri 170.000 nelle quattro battaglie dell’Isonzo, avevano già cominciato a manifestarsi in tutta la loro gravità. Governare una piccola città come Gualdo Tadino, dove la maggior parte dei giovani era stato richiamato alle armi, non fu certamente compito facile, come d’altro canto non fu agevole esprimere parole di commiato per i 163 caduti in battaglia, quasi il 10% dei richiamati alle armi. Pertanto la sua azione amministrativa, voluta fortemente da tutte le forze politiche locali che vedevano in lui una degna persona con una solida esperienza, si indirizzò, per forza di cose, verso i problemi quotidiani legati al conflitto.Fissazione dei prezzi sui generi di prima necessità, calmiere per la distribuzione di farina, pane, olio e uova, requisizione dei foraggi, gestione dei 200 prigionieri austriaci alloggiati presso il convento dell’Annunziata, i quali verranno impiegati per il rimboschimento della pineta.

 

Sul versante scolastico fu istituito nel 1917 un corso tecnico provvisorio, mentre tutta la città fece fronte comune per affrontare il problema dei profughi e per sostenere l’ospedale Calai dove venivano ricoverati tutti i feriti rimpatriati dal fronte. Dagli atti ufficiali, però, risultano anche lunghi periodi di assenza del sindaco, vuoi per motivi di salute, vuoi per vigilare sulle attività imprenditoriali di famiglia. La macchina amministrativa, però, continuava sempre a girare, grazie al segretario comunale Emilio Banterle (Verona 1841-Gualdo Tadino 1924) e ai pochi impiegati rimasti.

 

Intanto il primo conflitto mondiale si stava incanalando verso risultati positivi per l’Italia, mentre i potenti gruppi industriali (siderurgici e meccanici) che avevano tratto vantaggio dalla guerra, tentavano anche la scalata alle banche. Significativa fu l’intraprendenza dei fratelli Mario e Pio Perrone che, pur controllando la Banca Italiana di Sconto, cercarono di impadronirsi con l’acquisto di una consistente quota di azioni anche della Banca Commerciale, al fine di assumere il controllo dell’Ilva e della Terni, fortemente impegnate nella produzione di armamenti militari.

 

Finalmente il 29 ottobre 1918 gli austriaci chiesero ufficialmente l’armistizio (firmato il 3 novembre), mentre il giorno dopo sarà proclamata dal Consiglio nazionale l’unione di Fiume all’Italia. L’11 novembre anche la Germania porrà fine al conflitto che aveva causato per l’Italia 680.000 caduti e una spesa globale (non solo italiana) di 157 miliardi, oggi circa 387.000 miliardi quasi 200 miliardi di euro. Ma fu il trattato di Versailles, firmato il 28 giugno 1919 che pose ufficialmente fine al drammatico evento.

 

L’Amministrazione comunale nel frattempo, si premurò di affrontare i seri problemi occupazionali derivati dalla guerra con la creazione di una commissione comunale di collocamento che, per favorire una "larvata" ripresa industriale, vendette alcuni terreni nelle adiacenze di Porta Romana al prezzo simbolico di una lira, oggi circa 1,30 euro. Questi provvedimenti, però, non furono sufficienti ad arginare i disagi e i danni prodotti dai quattro anni del conflitto tanto che il sindaco Colini nel luglio 1919 rassegnò le dimissioni, ritirate il 30 ottobre dopo due mesi di gestione dei commissari prefettizi Achille Spazzola, Alessandro Manzoni e Alfredo Perziani.

 

Il 4 novembre si tornava sui banchi consiliari e si formava una nuova giunta composta da Martino Egidio Pucci, Giuseppe Bassetti, Luigi Pascucci e Lorenzo Bubboli, che non riuscì minimamente a incidere sulla vita amministrativa di Gualdo Tadino, e il 31 dicembre 1919 il sindaco rassegnava a titolo definitivo le dimissioni per l’impossibilità di gestire l’amministrazione post bellica dovuta alla mancanza di fondi e di personale.

 

Celestino Colini morì a Crocicchio il 23 giugno 1923. Aveva sposato a Cagli il 22 aprile 1883 Rosa Mochi (Cagli 1863-Sigillo 1895) di Giuseppe e Fermina Pauselli Colonna, dalla quale aveva avuto 5 figli: Clemente (Sigillo 1885-Spello 1924), Adelaide (Sigillo 1886-Genova 1980), Adriana (Sigillo 1888-Genova 1978), Amedea (1890-1974) e Anna (Sigillo 1895-?).

 

Daniele Amoni

Storia

 

 

Accademia dei Romiti

Prima pagina

Edizioni

Sommario

montecamera5.jpg (12241 byte)

allegracombriccola_logo.gif (4713 byte)

ning.jpg (16944 byte)

 

 

 

 

 

Per inserzioni o scambi link si contatti la redazione