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N. 12 - Dicembre 2007 |
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Tempo di auguri Chiudendo il primo anno di pubblicazione, Il Nuovo Serrasanta rivolge ai suoi lettori i più cari auguri di buon Natale e di felice anno nuovo. Abbiamo preferito questa formula alla più diffusa e forse più asettica "buone feste", che sta diffondendosi con tanta rapidità in Italia, o a quella, raccomandata dallUnione Europea, di "felici feste dinverno".
La motivazione di queste innovative scelte lessicali non è cattiva: è quella di non offendere la sensibilità religiosa dei non cristiani. Il rimedio è però sbagliato: mascherare con eufemismi, omissioni e mezze parole quello che è il significato reale delle festività natalizie finisce per aprire la strada ad un sempre crescente qualunquismo (una cultura è uguale laltra), che va di pari passo con un aumento proporzionale di consumismo (più spendi e più stai bene) ed abbuffate alla luce di vetrine inutilmente già addobbate da alberi di Natale e simpatici vecchietti in slitta già a metà novembre, nella speranza di incoraggiare agli acquisti. Inutilmente, perché la gente ha sempre meno soldi da spendere: linflazione reale galoppa, gli stipendi non le stanno dietro, leconomia italiana ristagna ... E che dovremmo festeggiare, allora? Un nuovo inverno che ci si augura non sia freddo per non avere il collasso del sistema energetico italiano, il tanto temuto "black out"? No, non ci siamo. Associare alla data del 25 dicembre levento storico della nascita di Gesù di Nazaret, in realtà non offende la sensibilità religiosa di nessuno. E una polemica strumentale. E noi, quindi, rispettosi della nostra cultura oltre che delle tante culture e delle tante religioni che ormai si possono trovare nella nostra città e nel nostro Paese, auguriamo a tutti, lettori e non lettori de Il Nuovo Serrasanta, cristiani e non cristiani, credenti o non credenti, un sereno Natale e un felice anno nuovo.
Pierluigi Gioia
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