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Alessandra Artedia e la poesia
Intervista di Pierluigi Gioia
"Nulla di nuovo sotto il sole" afferma Qohelet,
nellomonimo libro della Bibbia. Già 2500 anni fa luomo aveva timore di non
aggiungere "nulla di nuovo" da lasciare ai posteri a quanto già detto dagli
antenati. Come riesce un intellettuale o un poeta a trovare qualcosa di nuovo e di
originale da dire?
Un'immagine della platea per la presentazione del libro
(clicca per ingrandire)
R.: Qohelet
aveva ragione e torto insieme. Aveva ragione perché in fondo, di per sé, non cè
nulla di nuovo da raccontare. Bisogna solo saper osservare con altri occhi, da altre
angolazioni e andare oltre la prima apparenza, imparare a cogliere un punto di vista tuo
che però sia in grado di essere unico ed universale, e siccome siamo tutti diversi,
allora cè sempre qualcosa di nuovo da raccontare. Come si fa? Basta imparare ad
osservare e ad ascoltare.
Ma in un
mondo in cui il linguaggio è consunto, inflazionato, come sei riuscita a trovare parole
per liriche intense come quelle che hai scritto?
R.: Il mio
linguaggio è nato da un profondo ascolto. Perché se è vero che la dicotomia tra
pensiero e parola è insanabile, è altrettanto vero che, ascoltando il silenzio ho
ritrovato la parola per cantare il silenzio stesso, grazie alla mediazione della natura e
ad un desiderio quasi di fusione panica con essa. Penso un pò a San Francesco e al
cantico delle creature ... ma poi vado oltre la mera osservazione naturalistica e un pò
splendidamente naïf del santo di Assisi
... e le
tematiche?
R.: Per me
lambiente naturale, e non solo, le montagne, i prati, i ruscelli, sono fonte di
ispirazione, o meglio, sono il primo motore della mia poesia, poiché considero
lambiente come luogo oggettivo ove prendono forma e si svolgono la maggior parte
delle azioni umane. È lì che trovo le tematiche, osservando luomo nel suo
ambiente, (un pò di influenza dei positivisti nellosservazione dei fatti non posso
negarla) quasi come se fossero gli eventi naturali stessi e lo svolgersi delle azioni del
genere umano a filtrare i miei pensieri e trasformarli in parole che esprimano concetti,
emozioni, sensazioni e riflessioni, appunto, come dice il titolo e come ben esprime la
foto da me scattata in una località tedesca, Blaubeuren, nei pressi di Ulm, in Germania.
Parole che non siano esclusivamente valide per me, autrice. Di questo, tuttavia, io non me
ne accorgo subito ... questo me lo avete fatto capire voi che vi siete emozionati,
ascoltando la lettura di Francesca Tuscano e Carlo Biscontini, (che tra laltro
saluto e ringrazio di cuore).
Nelle tue
liriche sento Ungaretti, soprattutto in quegli "squarci verso linfinito"
che vi ricorrono. Qual è il tuo poeta preferito? E quali sono i modelli letterari cui hai
fatto riferimento?
R.: Scrivendo
non ho mai pensato ad Ungaretti, quanto piuttosto a Montale, Foscolo e Quasimodo. Per
losservazione della natura a volte ho pensato a Pascoli e al suo simbolismo ...
sebbene la mia concezione della natura si distacchi dalla sua, che mi appare più
morbosa.. Montale lho amato moltissimo al liceo, a partire da I limoni,
Dora Markus, Meriggiare pallido e assorto, Se tassomigliassero a una volpe
... e poi Foscolo ... quello di Alla sera, A Zante, quello di
stampo goethiano insomma. Non posso negare uninfluenza della letteratura tedesca,
del romanticismo (Tieck, Novalis), della filosofia hegeliana e, perché no? anche di certi
momenti dellOttocento russo. Di sicuro dal romanticismo tedesco ho colto gli
"slanci verso linfinito", lo streben nach, per
usare un termine tecnico.
E la tua
formazione più in generale?
R.: Difficile
la domanda sulla formazione intellettuale. Di sicuro una metabolizzazione delle culture e
delle letterature che ho studiato per laurearmi in lingue. E ultimamente mi occupo di
scrittori stranieri in Italia. Cerco così di vedere le molteplici facce di una questione
anche sforzandomi di vedere come e cosa gli altri pensano di noi.
E la tua Weltanschauung?
R.: La mia
visione del mondo? mah ... la scrittura è il mio mondo ... e lattualità la fonte
da cui attingo più spesso. Non sempre riesco ad essere ottimista nei confronti del
futuro, tuttavia resto fiduciosa, e, anzi, mi sforzo di dare il mio contributo per far sì
che un giorno, chissà ... qualcuno avrà voglia di ascoltarmi e di attuare le mie
proposte di cambiamento ... Forse è un sogno utopistico ... ma perché negarci il piacere
del sogno in un mondo solo edonistico ma incapace di cogliere davvero i veri piaceri della
vita?
Nella tua
tecnica poetica, come sei riuscita a conciliare innovazione e tradizione, il verso libero
con rima ed endecasillabo?
R.: Potrebbe
sembrare inverosimile, ma quando ho scritto nella maggior parte dei casi non ho scritto
contando i piedi, gli accenti e le sirme ... ho scritto e basta ... lunica cosa che
ho fatto è stato di rendere la forma più fluida e musicale possibile ... Ho scritto
anche canzoni e poesie in lingua straniera ... un paio di volte con unamica abbiamo
provato a musicarle ...
Potresti
commentare, comunque, il meraviglioso endecasillabo Anche la perfezione ha il suo senza
che hai incastonato in Vivere senza ...?
R.: Spiegarlo
è un po fare violenza, ma ci proverò ... La perfezione è normalmente concepita
come assoluto, finitezza, completezza e in quanto tale ha il suo senza proprio perché,
essendo compiuta e completa ha il suo tipico senza, vale a dire "è senza
difetti!"
Che ruolo
ha la poesia nella tua vita oggi?
R.: La poesia
per me è molto importante, una grande forma di comunicazione, apparentemente riservata a
pochi, ma che, invece, per la sua brevità ed efficacia, dovrebbe occupare spazio maggiore
nelle letture di tutti. Per il domani ... spero la poesia continui ad occupare un ruolo
rilevante nella mia vita, un angolo di pace, un mio piccolo, privato paradiso personale
... una torre di avvistamento da cui osservare il mondo, una torre fornita di telescopio
... con lenti speciali ... attraverso le quali osservo il mondo ma senza pormi al di sopra
di esso ... |
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