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N. 12 - Dicembre 2007

Accademia dei Romiti

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La storia opera dei potenti o dei popoli?

Il libro di Italo Giubilei visto da Carlo Catanossi


Questa domanda mi ha sempre assillato ed ideologicamente ho sempre risposto che sono i secondi a farla (i popoli) ben sapendo che, quasi sempre, sono in realtà i primi (i potenti) a segnare i destini delle civiltà e delle nazioni.

 

Questa domanda si ripropone leggendo il libro di Italo Giubilei "Cattolici e politica a Gualdo Tadino 1904-1944", edito dall’Accademia dei Romiti, con una ricca quanto approfondita introduzione di Valerio Anderlini.

 

Il periodo storico che va dalla proclamazione di Roma capitale all’avvento del fascismo è stato spesso considerato periodo di passaggio: stretto com’era tra due grandi "eventi", quali appunto l’epopea risorgimentale ed il ventennio, sembra ai più una fase secondaria da tralasciare per porre attenzione a questioni di maggior rilievo. In realtà è in questo periodo che vengono poste le basi della sociètà così come oggi la conosciamo e nella quale siamo immersi.

 

In questi anni nasce lo stato sociale sulla spinta del cancelliere tedesco Bismarck, si affermano i movimenti di massa (nasce il socialismo e prendono corpo le prime aggregazioni popolari cattoliche che poi confluiranno nell’esperienza del Partito Popolare), viene istituito il suffragio universale (solo maschile naturalmente) nelle elezioni. Scusate se è poco ...

 

In questo periodo la nostra città vive una fase di interessante vivacità culturale. In un tessuto fortemente agricolo, tendenzialmente povero, in cui la sussistenza si riesce a raggiungere a prezzo di forti migrazioni interne (la Maremma è di casa) ed esterne (sono gli anni delle Americhe) nascono le prime attività artigianali che portano Gualdo all’avanguardia in Umbria per innovazione ed occupazione. Con l’industria arriva la sensibilità per le tematiche sociali e conseguenti forme di aggregazione. Nel frattempo, in ambito cattolico, svettano le figure di grandi sacerdoti con due caratteristiche: forte personalità e grandi collegamenti.

 

Sono gli anni in cui Stella è segretario di Pio IX, due Caiani sono figure di rilievo della Curia Romana, Calai è accolto in seminario da Gioacchino Pecci, futuro Leone XIII, e diverrà sacerdote prima e vescovo poi, Casimiri gira l’Italia per applicare la riforma musicale voluta da papa Sarto, PioX, Ribacchi è arcidiacono della ormai nominata cattedrale, il primo successore di don Bosco ha impiantato l’opera salesiana a Gualdo.

 

Il libro di Giubilei, pennellate serene e lievi sulla vita familiare prima che sull’attività politica di un uomo, ci cala in questa realtà e ci fa conoscere almeno due aspetti.

 

Il primo è senz’altro la profondità della formazione umana e cristiana che il laicato cattolico comincia ad acquisire ma, immediatamente, si percepisce la centralità della comunicazione, del rapporto con realtà analoghe in Umbria e in tutta Italia. Se consideriamo le difficoltà per i collegamenti e le comunicazioni certe realizzazioni appaiono francamente titaniche. Il confronto tra le diverse posizioni è vivace, costruttivo, generoso; il ruolo delle classi popolari, ben equilibrate tra città e campagna, è consapevole e mai ostentato.

 

L’apporto della borghesia, merce piuttosto rara in città, è apprezzato e valorizzato ma sono chiare le sue responsabilità nell’avvento del fascismo. L’Aventino non è scelto ma subìto e si sente la sofferenza di non poter concorrere alla vita della città come si vorrebbe e si potrebbe.

 

La vita sociale cattolica è fortemente condizionata dalle imposizioni del regime e dal vescovo diocesano mons. Cola che non nasconde apprezzamenti per l’ordine costituito.

 

Il libro ci conduce in questi avvenimenti senza dare giudizi o patenti di responsabilità ma sempre emerge la passione con cui una intera generazione di giovani e adulti gualdesi hanno contribuito allo sviluppo sociale e politico del territorio. In alcune pagine sembra proprio che emerga lo sforzo per riordinare le idee e le iniziative che continuano a fiorire. Sempre è chiaro che non ci si può fermare, che c’è un dovere da compiere e che c’è qualcosa per cui vale la pena rischiare.

 

Il silenzio si romperà solo dopo la seconda guerra mondiale passando per la Resistenza e la ricostruzione ma altri, a questo punto, sono i soggetti coinvolti e protagonisti, altra è la storia, appunto.

Cultura

 

L'ultima lezione del maestro Giubilei

 

La storia opera dei potenti o dei popoli?

 

 

Il Decano della nostra

Accademia dei Romiti

Comm. ins. Italo Giubilei

non è più tra noi.

Ciao Italo, ci mancheranno il tuo consiglio, la tua saggezza, il tuo entusiasmo giovanile, il tuo attaccamento alle sorti di questa città.

 

 

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