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N. 12 - Dicembre 2007 |
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Lo ammetto. Della vicenda di cui sto per parlare sono parte in causa: anchio sono debitore dello Stato per le imposte sospese nel 1997/98 a causa del terremoto. Orbene è stata sotto la nostra attenzione, nelle scorse settimane, una vivace polemica, con echi sulla stampa e sui blog informatici nonché con prese di posizione di diverse forze politiche, la decisione del governo di richiedere il pagamento delle imposte sospese a partire dai primi mesi del prossimo anno. La norma è contenuta nella legge finanziaria e prevede uno "sconto" non uguale a quello avuto da altre aree del Paese ma anzi molto inferiore (porterebbe il costo del rimborso a circa il 60% rispetto al 10% pagato dai terremotati siciliani e dagli alluvionati del Piemonte). La polemica ha ovviamente coinvolto il senatore locale, del quale è stato bocciato un emendamento presentato allaula del Senato, il sindaco ed il presidente della Giunta Regionale che non avrebbero fatto adeguate pressioni sul governo a loro politicamente affine mentre erano in prima fila quando al governo cerano le altrui rappresentanze. Non mi meraviglio più di nulla da tanto tempo e quindi posso credere che le cose siano effettivamente come qualcuno le ha descritte. Daltro canto va detto che i due amministratori locali (pur con tutti i loro ormai noti elementi caratteriali) non siano assuefatti al volere delle autorità centrali ed in altre occasioni hanno saputo far valere le ragioni e le attese del territorio senza remore o timori. Allo stesso tempo bisogna ricordare che, in realtà, ci sarebbero ancora spazi per affrontare la questione in strumenti normativi successivi alla finanziaria come già in altre occasioni. E, forse, questo è quello che sta accadendo visti gli impegni assunti da alcuni parlamentari di maggioranza. Quello che vorrei brevemente vedere è ciò che succederebbe se così non fosse. Gli effetti sarebbero, a mio avviso, due: il primo soggettivo delle persone chiamate al rimborso; il secondo riguarda la collettività. Cominciamo da questultimo. La sospensione delle imposte ha portato un trasferimento di liquidità e di, sia pur temporanea, ricchezza dal Paese nel suo insieme al nostro territorio. Oggi ci viene chiesto di onorare questo debito ritornando al Paese quello che ci aveva "prestato". Il problema è che il territorio in questi dieci anni ha si ristrutturato il patrimonio edilizio ma non è cresciuto economicamente, non ci sono segni di sviluppo, di consolidamento del tessuto produttivo, di formazione di distretti. Anzi: è sotto gli occhi di tutti la difficoltà che stanno vivendo interi comparti produttivi e, da ultimo, anche la gallina dalle uova doro delloccupazione di tutta la fascia appenninica. Stiamo insomma toccando con mano quello che diceva mia nonna: "casa alloggia ma non guerna". Il debito è legittimo e va riconosciuto, forse questo non è il momento più adatto per onorarlo. Il rischio vero è che lo squilibrio che si potrà realizzare sarà ben più grave del risultato che si spera di ottenere (ristoro delle casse pubbliche o altre risorse da spendere). Non meno preoccupante è lanalisi di quello che potrà accadere quale effetto sulle persone e sulle famiglie chiamate al rimborso. Nessuna persona sana di mente può immaginare che quei soldi siano stati accantonati in attesa del rimborso. Ciò significa che, chi più chi meno, tutti avranno decurtazione del proprio reddito mensile (sia in busta paga sia come esborso diretto) senza contare su una quota di entrate sostitutive. In questo momento di aumento dei prezzi, di incremento del costo dei mutui, nellincertezza della vicenda occupazionale di molti si è pensato a quale ripercussione si avrà sia sui consumi che sulla stessa tenuta psicologica delle persone? Mi pare che, recentemente, si stia facendo troppa ironia sul caffè da prendere in più o in meno giornalmente per poter affrontare questioni che, per molte famiglie, stanno invece diventando questioni di sussistenza. Se il silenzio delle autorità locali su queste vicende si prolungasse (e non voglio né posso crederci) sarebbe un silenzio colpevole e foriero di responsabilità politiche difficilmente cancellabili. |
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