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N. 12 - Dicembre 2007

Accademia dei Romiti

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I SINDACI DI GUALDO TADINO

L'epurato dal fascismo Egidio Pucci

(8 dicembre 1920 - 17 novembre 1922)


11marciaroma0712pic.jpg (12434 byte)Nato a San Pellegrino il 10 novembre 1866 da Giuseppe (1821-1883) e da Geltrude Spigarelli (1827-1907), penultimo di dieci figli, compì gli studi elementari dopo i quali proseguì nel mestiere paterno: il fabbro ferraio. Sposò il 6 marzo 1895 Odda Perugini (Gubbio 1860-Gualdo Tadino 1944) di Ubaldo e Eugenia Bertinelli dalla quale nacquero cinque figli dal 1895 al 1905.

 

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Sebbene di umili origini, dimostrò sempre un alto senso civico e una profonda dignità, già evidenziata nel discorso del suo primo insediamento nel 1905 nel neoeletto Consiglio comunale: "Egregi consiglieri, per la prima volta che ho l’onore di chiamarvi colleghi vi porgo il mio caldo e reverente saluto. A Voi tutti, vecchi nell’ufficio, io solo nuovo. Voi ricchi di esperienza, d’ingegno e di cultura, io povero di tutto, come ardirò sedervi accanto? Solo la vostra bontà mi darà coraggio. E per la mia pochezza, e per essere marito di un’impiegata di questo comune, come non volevo accettare la candidatura offertami, così sarei ora deciso di rinunciare all’onorifica carica di consigliere comunale. Ma non lo faccio perché sarei sicuro di apportare un forte dispiacere ai miei sampellegrinesi tutti ed agli altri amici che mi dettero il voto. Alla mia pochezza altro rimedio non potrò apportarvi che una forte volontà. In quanto poi alla mia condizione di marito di una maestra elementare (che tanto scalpore aveva menato, specialmente là nella frazione di Rigali) mi preme fare una solenne dichiarazione: se in passato avessi qualche volta – non lo ricordo – raccomandato mia moglie all’autorità scolastica o a quella comunale, da oggi in avanti io esigo che la sua opera venga scrupolosamente controllata e ispezionata. Del resto ha 28 anni di servizio la sua nomina stabile e la coscienza tranquilla del proprio dovere. La mia parola in questo Consesso sarà sterile, il mio voto a nulla varrà. Ma voglio, fortemente voglio, che tutti riconoscano in me un consigliere libero ed indipendente. Il mio programma lo riassumo in due parole: in principi, cattolico nel vero significato della parola. In amministrazione, sostenitore di tutte l’economia possibili in armonia con le finanze ed i bisogni del paese". Un discorso di alto valore morale, ben diverso di quelli che siamo soliti oggi ascoltare!

 

Egidio Pucci ricoprì per oltre dieci anni cariche di rilievo: consigliere comunale per tre legislature (1910-1913, 1914-1919 e 1920-1922), assessore nella giunta guidata da Francesco Stangolini (1910-1913) e per due mesi nel 1919 in quella di Celestino Colini; fu eletto sindaco l’8 dicembre 1920 e nominò come assessori Fernando Pascucci (1896-1970), Giuseppe Giubilei (1870-1935), Rodolfo Cirelli (1885-1971) e Giovanni Castellani (1885-1965), tutti di tendenze popolari e liberali.

 

Definito sotto l’aspetto politico come "di colore camaleontico tendenzialmente popolare" (L’Assalto, 1921), era stato dal 1913 presidente dell’Amministrazione Appennino Gualdese dove era stato accusato dai suoi denigratori di una gestione autoritaria. Il 23 gennaio 1921 da sindaco presiedeva alla prima riunione di giunta che esaminava la grave situazione finanziaria attraversata dal Comune ed approvava alcuni rimedi utili a mitigare i devastanti effetti del periodo post-bellico, come la disoccupazione e l’aumento dei prezzi, problemi che, guarda caso, pur non essendo usciti da un conflitto, anche oggi sono all’ordine del giorno.

 

Il 16 febbraio 1921, grazie al suo interessamento, viene inaugurata la sede del Banco di Roma, situata in via del Corso al primo piano di Palazzo Cajani. L’Unione Liberale ne darà un’esaustiva descrizione in quanto interverranno "le più spiccate personalità di questa elegante ed industre cittadina, con a capo il Sindaco sig. Pucci Egidio. Gli onori di casa vennero fatti dall’Ispettore Centrale del Banco sig. avv. Arturo Terilli, da Palverini Cesare, direttore della succursale di Foligno e dall’avvocato Scarponi Giuseppe, reggente questa filiale. Eleganti e ben disposti gli uffici che da oggi rimarranno ininterrottamente aperti tutti i giorni, eccetto i festivi, dalle 9 alle 12". Una settimana dopo il sindaco partecipò a Perugia all’adunanza costitutiva della Federazione Provinciale Amministrativa Umbra.

 

Egidio Pucci rimase molto attaccato al collegio salesiano dove avevano studiato i figli Ezio e Ugo e si adoperò per far approvare il 27 dicembre 1921 la convenzione per il funzionamento delle scuole secondarie tecniche e ginnasiali che di lì a qualche anno richiameranno diverse centinaia di studenti da ogni parte d’Italia. La giunta Pucci, pur restando al governo per un breve periodo, brillò soprattutto per lo spiccato decisionismo amministrativo approvando diverse e sostanziali delibere: partecipazione al finanziamento della linea ferroviaria Gualdo Tadino-Chiusi, intitolazione di una via del centro a mons. Roberto Calai, trasferimento del cimitero dalla località Madonna delle Rotte alla nuova sede di San Facondino, introduzione del calmiere dei prezzi, attribuzione al convento dei Cappuccini della proprietà dell’eremo del beato Angelo, concessione alla Società Anonima Elettricità Umbra (SAEU) del servizio di pubblica illuminazione, collocazione del crocifisso delle scuole.

 

Le tensioni politiche legate alla scissione socialista e alla nascita del partito comunista, all’invadenza ed arroganza dimostrate sempre più dei fascisti, alla sua origine "campagnola" portarono il 17 novembre 1922 alle dimissione del sindaco il quale, per essere salvato dalla furia dei fascisti, fu ricoverato per dieci giorni dal maresciallo dei carabinieri Bernardoni e dall’agente di pubblica sicurezza Reginella presso l’abitazione dell’avvocato Giuseppe Gubbiotti, guardato a vista da 10 carabinieri e da 20 agenti (non tutti insieme!).

 

Egidio Pucci fece ritorno alla sua San Pellegrino mentre a Gualdo s’insediava il commissario prefettizio Nestore Bartoletti (29 novembre 1922-30 gennaio 1923). Morì nella sua casa il 19 dicembre 1928. I due figli Ezio e Aldo ebbero due destini diversi. Ezio Pucci (1897-1917), sottotenente di fanteria della Brigata Perugia, morì in combattimento il 9 giugno 1917 sull’altopiano del Carso durante la decima battaglia dell’Isonzo. Ugo Pucci (1899-1959), corriere diplomatico, emigrò in Francia nel 1936 insieme a suo fratello Ovidio ma, poco tempo dopo, fece ritorno in Italia richiamato anche dallo spirito nazionalista esaltato dal Regime. Vincitore di concorso, entrò come funzionario al Ministero degli Esteri ed inviato in Francia come corriere diplomatico. Girò per lavoro diverse ambasciate italiane in Inghilterra, Germania, Svezia e Ungheria. Amico del marchese Gian Giacomo Chiavari di Genova e di sua moglie contessa Laura Pallavicini (Shangai 1906-Genova 1968), quando il nobiluomo ebbe la nomina ad ambasciatore in Nicaragua, volle con sé Ugo Pucci quale primo segretario d’ambasciata (vice ambasciatore) presso la sede di Managua. In Nicaragua visse con trepidazione il periodo dell’attentato al dittatore Anastasio Somoza (1896-1956) e della salita al potere del figlio Luis Somoza Debayle (1922-1967) distinguendosi per equilibrio diplomatico e senso del dovere verso la popolazione colpita anche da calamità naturali, ricevendo encomi solenni.

 

Daniele Amoni

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