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N. 1 - Gennaio 2008

Accademia dei Romiti

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Un buco di 500.000 metri cubi

Come non si tutela il nostro ambiente


Il 12 dicembre è stata pubblicata notizia di deposito della richiesta di compatibilità ambientale per interventi di risanamento delle cave dismesse adiacenti alla zona archeologica del Colle dei Mori, con asportazione di oltre 500.000 mc. di materiale da una superficie di 20 ettari, perché gli interessati possano produrre osservazioni ed opposizioni.

 

Il modo surrettizio con cui la cosa emerge dai silenzi imbarazzati, e il periodo scelto per la pubblicazione che ricorda la guerra del kippur, sono eloquenti: tutto è pronto per la creazione di un buco di "non meno di 500.000" mc. sulle pendici del Col del Ciuccio, anche se già si è messo in moto il meccanismo delle opposizioni al progetto, come ci riferisce qualcuno informato dei fatti.

 

Il "palazzo" che dovrebbe tutelare il nostro ambiente, invece tace; nella conferenza stampa-monologo di fine anno del sindaco, non c’è stato alcun riferimento alle cave, anche se poi nel fascicolo distribuito si legge "per quanto riguarda le cave si trova in fase di VIA il progetto presentato dalla ditta Mancini per il riambientamento della cava di Pian di Quaglie ed il reinserimento ambientale ... non appena vi sarà l’espressione della Via si potrà provvedere all’approvazione del progetto da parte del Comune e dare inizio ai lavori che permetteranno un completo ricupero dell’area ed introitare importanti proventi economici; sempre relativamente alle cave l’Assocave (che ha progettato gratuitamente l’intervento) ha prodotto gli elaborati per l’accertamento del giacimento di cava (Bologna, precisiamo noi); l’approvazione di tali elaborati ... è stata rinviata dalla Giunta Comunale e non appena l’Amministrazione fornirà il relativo imput il servizio riproporrà tutto in Giunta; qualora tale intervento vada a buon fine, il Comune introiterà importantissime somme senza spendere niente".

 

Anche se per il momento la Comunità Montana ha rifiutato lo svincolo idrogeologico, altro che politica di tutela dell’ambiente dell’Amministrazione Comunale! Si è solo in attesa "per introitare proventi economici" da questa sciagurata operazione.

 

Fortunatamente non tutti concordano con "il palazzo": un esponente del neo PD ci conferma infatti che, per il momento, per la "cava Bologna" resta il disco rosso, mentre sarà oggetto di approfondita valutazione il progetto della ditta Mancini. Questo significa amministrare, e (aggiungiamo noi) per tranquillità delle popolazioni interessate che hanno già dimostrato la loro contrarietà, vanno revocati gli atti deliberativi assunti nel 2006 dal Comune in materia.

 

Dopo la messa in sordina della "cava Bologna" nei mesi scorsi per le prese di posizione dell’opinione pubblica, gli epigoni dei due ex partiti della sinistra (Rifondazione Comunista e DS), per essere ancora credibili, diano una chiara dimostrazione di volontà, individuando altri siti conformi alla legge regionale n. 2/2000, evitando che le attuali delibere del 2006 restino come una trappola pronta a scattare se qualcuno ne chiede l’attuazione.

 

Altro che prepararsi a dare gli imput per poi introitare! Il 2009 è vicino, alimentare un altro motivo di contestazione, mentre non si è ancora spento quello dell’acqua, potrebbe costare caro, a meno che non ci si prepari ad un "muoia Sansone con tutti i filistei".

 

Ambiente non è solo rifiuti solidi (con annessi e connessi!), signori amministratori.

 

Valerio Anderlini

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